Ehi Google, come sta andando il mio genocidio?

Google ha fornito assistenza a un contractor delle IDF che usava Gemini per l’annotazione di video militari. Tra le altre notizie: un ex ministro laburista lascia è negli Epstein Files, il governo prepara la stretta sulle libertà di manifestazione, e una falla di sicurezza nel social per soli bot

Ehi Google, come sta andando il mio genocidio?
foto: CC BY-SA 3.0 portavoce delle IDF

Nell’agosto 2024, un ex dipendente di Google ha presentato una denuncia alla SEC, l’ente statunitense alla vigilanza delle borse, accusando l’azienda di aver fornito tecnologie Gemini IA all’esercito israeliano — mentre pubblicamente Google cercava di prendere le distanze dalle IDF sotto pressione delle proteste dei propri dipendenti. Lo rivela ora un retroscena del Washington Post, che ha visionato la denuncia: nel luglio 2024, la divisione di Google ha ricevuto una richiesta di supporto tecnico dalle IDF, attraverso la società tecnologica israeliana CloudEx. I militari chiedevano aiuto per rendere Gemini più affidabile nell’identificare droni, veicoli blindati e soldati in filmati video aerei. Il personale di Google ha risposto con suggerimenti e con test interni. All’epoca i “principi IA” pubblici dell’azienda affermavano che l’azienda non avrebbe impiegato tecnologie IA nell’ambito della difesa e della sorveglianza, o comunque “in violazione delle norme internazionalmente accettate.” A febbraio dell’anno scorso, Google ha poi aggiornato le proprie policy per rimuovere gli impegni a non applicare l’IA ad armi e sorveglianza, sostenendo che fosse un passo necessario per aiutare i governi “democraticamente eletti” a tenere il passo nella competizione globale sul settore. Poche settimane fa, a dicembre, il Pentagono ha annunciato Gemini sarebbe stato il primo modello offerto dalla propria piattaforma GenAI.mil. Un portavoce dell’azienda — che non ha firmato il proprio commento — ha risposto al quotidiano di Washington minimizzando la notizia: “Abbiamo risposto a una domanda (…) come faremmo per qualsiasi cliente, con informazioni standard da help desk, e non abbiamo fornito ulteriore assistenza tecnica.” “Il ticket proveniva da un account con meno di un paio di centinaia di dollari di spesa mensile in prodotti IA, il che rende impossibile qualsiasi uso significativo dell’IA.” Le tariffe di Google per il monitoraggio degli oggetti nei video sono 1.000 minuti gratuiti per ogni account + 15 centesimi di dollaro al minuto. L’azienda non ha ovviamente commentato sulla possibile esistenza di altri account che svolgevano simili lavori di annotazione video per le IDF. (the Washington Post / Bloomberg / dipartimento della Difesa statunitense / Google Cloud)

Israele ha annunciato la riapertura, in una “fase pilota,” del valico di Rafah tra Gaza e Egitto. Il valico riapre oggi, in entrambe le direzioni, ma solo per i residenti di Gaza che escono a piedi. La riapertura è gestita in coordinamento con Egitto e Unione europea. Ci sono circa 80 mila palestinesi che hanno lasciato Gaza durante l’aggressione delle IDF che vogliono rientrare, e 22 mila feriti e malati che necessitano urgentemente di lasciare la Striscia per ottenere cure all’estero. In questa prima fase, però, non transiteranno però più di 200 persone al giorno verso l’Egitto, e solo 50 potranno rientrare a Gaza (!). Le prime immagini della struttura fanno dubitare che i flussi possano aumentare di molto. Dal lato egiziano del valico, nelle ore precedenti all’apertura hanno iniziato a mettersi in coda tantissime ambulanze, che avevano necessità di dare soccorso alle persone intrappolate a Gaza. (Al Jazeera / X / Associated Press)

La riapertura di Rafah arriva dopo la peggiore strage compiuta dai militari israeliani dopo l’inizio del “cessate il fuoco,” un episodio così grave che ha risvegliato la comunità internazionale: il Qatar, insieme a Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Pakistan e Turchia, ha emesso un comunicato condannando le “ripetute violazioni del cessate il fuoco,” che rappresentano una “minaccia diretta al processo politico” per riportare la stabilità nella regione. I firmatari sottolineano la necessità di riconoscere “il diritto palestinese all’autodeterminazione,” “in accordo con le leggi internazionali e le risoluzioni relative del Consiglio di sicurezza ONU.” È arrivata una condanna persino dall’Unione europea: la Commissaria per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi, Hadja Lahbib, ha sottolineato che “centinaia di palestinesi sono stati uccisi e feriti dagli attacchi israeliani nel fine settimana,” e che “il diritto internazionale umanitario deve essere rispettato. I civili devono essere protetti ovunque, in ogni momento.” (X)

Infine, Israele ha vietato formalmente a Medici senza frontiere di operare a Gaza e in Cisgiordania, dopo che l’organizzazione ha rifiutato di consegnare la lista del proprio personale palestinese e internazionale. MSF dovrà cessare le proprie operazioni, e lasciare la Striscia, entro il 28 febbraio. L’ONG aveva annunciato di aver accettato, in misura eccezionale, di condividere i nomi del proprio personale, ma di non aver riuscita a ottenere dalle autorità israeliane garanzie basilari sull’uso e la protezione di quelle informazioni. MSF ha cercato garanzie che i dati del personale sarebbero stati usati solo per scopi amministrativi e non avrebbero messo a rischio i dipendenti. Ma le autorità israeliane non hanno fornito nessun tipo di garanzia. (Middle East Eye)