Quanto sta costando la guerra in Iran

La guerra in Iran è costata finora almeno 25 miliardi di dollari, secondo le dichiarazioni di numerose multinazionali. Tra le altre notizie: dopo Trump, anche Putin va a Pechino; la repressione dei sindacalisti Usb e Si Cobas a Piacenza, e come se la cavano le IA a condurre la radio

Quanto sta costando la guerra in Iran
foto: dominio pubblico, NAVCENT

Secondo un’analisi di Reuters, basata sui dati pubblici rilasciati da centinaia di aziende multinazionali, la guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran è già costata alle aziende almeno 25 miliardi di dollari — una cifra che, senza una soluzione urgente, ma che sembra sempre più lontana, può solo crescere nelle prossime settimane e mesi. Secondo l’agenzia “più di 279 multinazionali” hanno citato il conflitto come motivo per aumenti di prezzo, tagli alla produzione, sospensione di dividendi e buyback, licenziamenti temporanei, sovrapprezzi extra e richieste di aiuti governativi. Un’azienda su 5, tra quelle esaminate, in tutte le industrie, ha segnalato un impatto finanziario della guerra. Per fare un termine di paragone: lo scorso ottobre altre centinaia di aziende avevano in totale segnalato costi di 35 miliardi per i dazi imposti da Trump nel corso del 2025. Il settore più colpito è ovviamente quello aereo, con danni calcolati attorno ai 15 miliardi di dollari. Marc Bitzer, l’ad di Whirlpool, che per la crisi ha sospeso i dividendi, l’ha detto in modo particolarmente esplicito: “Questo livello di declino del settore è simile a quello osservato durante la crisi finanziaria globale e persino superiore a quello di altri periodi recessivi.” Mark Erceg, il direttore finanziario di Newell Brands, responsabile di moltissimi marchi, tra cui Sharpie, Paper Mate, Parker, ma anche Crock-Pot e Yankee Candle, ha quantification che per ogni 5 dollari in più di prezzo del petrolio al barile equivalgono circa 5 milioni di costi aggiuntivi per il conglomerato. (Reuters)

Ieri mattina Donald Trump è tornato a minacciare l’Iran, dicendo che “il tempo stringe” per approvare un accordo e che “farebbero meglio a darsi una mossa, in fretta,” altrimenti “non rimarrà più nulla di loro.” Gli ha risposto a tono un portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shakarchi: “Ripetere qualsiasi follia per compensare la vergogna dell’America nella Terza guerra contro l’Iran non porterà altro,” agli Stati Uniti,” “se non subire colpi ancora più duri e devastanti.” L’Iran avverte di avere le forze per rispondere a una nuova aggressione, con gli Stati Uniti destinati a “sprofondare ulteriormente in un pantano creato da loro stessi.” (Truth Social / Mehr)

L’agenzia di stampa Mehr ha pubblicato un’analisi della situazione in cui si è incastrato Donald Trump con la guerra in Iran, descrivendo il presidente senza una via d’uscita, se non accetta di dover rivedere con maggior realismo gli obiettivi del conflitto. L’agenzia descrive il presidente statunitense come teso tra le pressioni del lobbismo israeliano, lo scontento dell’opinione pubblica e gli attacchi dell’opposizione, in un contesto in cui qualsiasi forma di accordo diplomatico è stato schiacciato in una lettura che equivale a una sconfitta. A Trump resta sempre l’opzione di ritirarsi senza accordo, ma questa soluzione non solo ha costi economici enormi, ma vuol dire garantire un grande rafforzamento dell’Iran. (Mehr)

Mondo

Mentre scriviamo la situazione è ancora in corso e non possiamo che segnalarvela in modo limitato: sembra che sia già in corso una nuova operazione per intercettare le navi della Sumud Flotilla. Mentre scriviamo. le imbarcazioni sono circondate da navi da guerra, che stanno bloccando il traffico internet e stanno trasmettendo musica per impedire alle navi della Flotilla di mandare mayday. Per gli ultimi aggiornamenti potete seguire il giornalista Alex Colston su X.

L’ex Primo ministro francese Edouard Philippe ha deciso che la propria strada all’Eliseo passa da destra: Philippe pensa di poter conquistare gli elettori più conservatori per erodere il consenso di Le Pen e Bardella. Philippe ha scelto di non presentarsi come un centrista di fronte all'estrema destra ma di marcare un'identità apertamente di destra, convinto che siano gli elettori conservatori tradizionali a poterlo portare al ballottaggio. “So da dove vengo,” ha commentato Philippe presentando la propria candidatura: “Da destra.” Philippe ha rivendicato l’eredità (e che eredità, aggiungeremmo) di de Gaulle e Chirac. Il campo dei conservatori alle prossime elezioni si fa così fittissimo: Philippe ha presentato la propria piattaforma evitando i temi più scottanti — immigrazione, pensioni — ma in corsa c’è anche il leader dei Repubblicani Retailleau, che invece ha completamente abbracciato gli obiettivi massimalisti della destra più xenofoba. (POLITICO)

Le elezioni in Andalusia sono andate male per tutti i principali partiti, ma in particolare per il Partito popolare: i Socialisti guidati da Mara Montero, hanno perso 2 seggi, e il Partito popolare, con l’uscente Juanma Moreno, ne hanno persi 5. L’estrema destra di Vox ne molto rafforzata — perché Moreno ha perso la maggioranza assoluta, e dovrà in qualche modo appoggiarsi ai neofranchisti — ma nei numeri il partito ha guadagnato solo un seggio, sotto le aspettative dei sondaggi. Si registra invece l’ingresso rilevante della sigla regionalista fondata dai fuoriusciti locali di Podemos, che ha guadagnato 6 seggi. (el País)

Solo pochi giorni dopo la visita di Donald Trump, ora tocca andare a Pechino a Vladimir Putin: i due leader si sono scambiati lettere “di congratulazioni” in vista della decima esposizione sino–russa, che si aprirà domani. In passato gli Stati Uniti avrebbero guardato con più fastidio l’occasione, in particolare dopo l’invasione dell’Ucraina, ma la visita di Trump sembra essersi svolta in tranquillità, senza tensioni per la visita immediatamente successiva di Putin. Nella propria lettera, Xi ha sottolineato che i due paesi dovrebbero sfruttare la propria vicinanza geografica in progetti di sviluppo economico complementare, per aumentare la qualità della vita in entrambi i paesi. (Conferenza politica consultiva del popolo cinese)

Italia

Giorgia Meloni ha scritto una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, per chiedere che le deroghe al patto di stabilità previste per le spese sulla difesa vengano estese anche per la crisi energetica. La posizione di Meloni, messa per iscritto, è un passo rilevante nella complessa interazione tra vari interessi — in particolare finanziari — che muovono il funzionamento bizantino dell’Ue. Un portavoce della Commissione, per ora, ha risposto lapidariamente che “la nostra posizione non è cambiata.” “Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l'attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni.” (ANSA)

I nostri lettori di più vecchia data si ricorderanno dei nostri articoli sulla riqualificazione dello scalo Farini: una grande area ferroviaria dismessa vicina al centro di Milano, che all’inizio della giunta Sala veniva raccontata come da destinare a verde, ospitare la nuova accademia di Brera e in generale un’area a restituire alla città. Non vi sorprenderà scoprire che invece la zona è stata sostanzialmente svenduta alle attività private, come riporta Altreconomia: “Oggi invece Farini è una concentrazione di attività private, orientate al consumo: un ristorante dal coperto di 10 euro, uno spazio eventi affittabile da cinquemila euro al giorno e il Padel Zenter di Ibrahimović.” Lo sviluppo è ancora più scandaloso se si pensa che questo spazio, come quello degli altri scali, era di totale proprietà pubblica, mentre ora è stato destinato a privati — in particolare gli onnipresenti Coima e Hines. Insomma, lo scalo Farini è un paradigma di tutto quello che è andato male a Milano nel corso dell’ultimo decennio di gentrificazione e speculazione selvaggia. (the Submarine, 20/11/2016 / Altreconomia, dietro paywall)

Se siete stati in Italia in questi giorni avrete senza dubbio sentito la notizia di quanto avvenuto a Modena, in cui una persona affetta da problemi psichiatrici ha investito e ferito alcune persone nel centro cittadino. La Lega ovviamente ha montato una campagna di sciacallaggio razzista sulle origini straniere dell’uomo — trovando l’opposizione della cittadinanza modenese, che ieri è scesa in piazza contro gli sciacalli — ma la riflessione che andrebbe fatta è un’altra, ed è quella del sottofinanziamento della cura della salute mentale in Italia. Basti pensare che al momento alla salute mentale viene destinato meno del 3% del Fondo sanitario nazionale: molto lontano dal 5% fissato come obiettivo minimo dagli accordi Stato-regioni e lontanissimo dalle medie europee ed Ocse, che superano il 10%. Il nuovo Piano d’azione nazionale per la salute mentale è pieno di buone intenzioni, ma semplicemente senza investimenti sufficiente. Fa notare Fabrizio Starace, presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica, che “Quei 30 milioni del nuovo piano della salute mentale destinati all’acquisizione del personale sono neanche un decimo di quello che occorrerebbe. Solo per il personale. Noi siamo un Paese nel quale non si dà assistenza al 90% delle persone che presentano problemi di salute mentale. Il 5% della popolazione assistita è parcheggiata in strutture residenziali per anni, senza monitoraggio degli esiti, senza programmi riabilitativi e consuma il 50% delle risorse complessive. Oggi non vorrei che l’atteggiamento xenofobo diventasse un atteggiamento psicofobo. Il capro espiatorio è sempre sull’anello più debole della catena: i migranti e le persone con problemi di salute mentale.” (Modena Today / il Fatto quotidiano, dietro paywall)

La procura di Piacenza ha chiesto il processo per sette sindacalisti di Usb e Si Cobas, accusandoli di associazione a delinquere sostanzialmente per… aver fatto il loro lavoro di sindacalisti? I fatti vanno dal 2016 al 2021 e il tentativo della procura sembra essere quello di far passare per criminale chi attua vertenze, blocchi ai cancelli, blocchi stradali e altri atti di questo tipo. Fa notare Osservatorio Repressione che “È bene ricordare che ad agosto del 2022 il tribunale del riesame di Bologna aveva ordinato la scarcerazione di sei sindacalisti, due USB e quattro Si Cobas, posti agli arresti domiciliari in seguito all’inchiesta/teorema della Procura di Piacenza sull’attività sindacale nel settore della logistica, proprio facendo cadere il reato di associazione a delinquere.” (Osservatorio Repressione)

Cult

Donald Trump è nella sua era fantascientifica: nelle scorse ore il presidente degli Stati Uniti ha pubblicato una serie di immagini generate con l’IA, tra cui un’immagine fotorealistica in cui è a fianco di un alieno grigio — stranamente muscoloso — incatenato e due immagini in cui è in una sala di controllo in orbita, con la “Space Force” statunitense, in cui fa esplodere obiettivi non meglio precisati. 

Maxime Saada, l’ad di Canal+, il principale produttore cinematografico francese, ha annunciato che il gruppo non lavorerà più con i 600 professionisti del settore che hanno firmato una petizione contro il proprietario di Canal+, il miliardario Vincent Bolloré, cattolico devono e legato in modo indissolubile all’estrema destra del paese. La petizione invitava a mobilitarsi contro la “crescente presa dell’estrema destra” sull’industria cinematografica francese, proprio sotto l’influenza di Bolloré. Saada ha dichiarato esplicitamente: “Non lavorerò più, e non voglio più che Canal lavori, con le persone che hanno firmato quella petizione,” descrivendola come una “ingiustizia” (sic) nei confronti del produttore. A Cannes il logo di Canal+ è stato fischiato all’inizio di più di una proiezione, compresa quella di apertura, di La Vénus électrique. (France 24)

L’ex ad di Google Eric Schmidt è stato fischiato dalla platea durante un discorso di laurea all’Università dell’Arizona: Schmidt aveva lodato l’intelligenza artificiale, e aveva detto che la generazione dei neolaureati avrebbe contribuito a “dare una forma all’intelligenza artificiale.” In un momento particolarmente ridicolo, Schmidt ha detto che “ora potete assemblare una squadra di agenti di IA che vi aiutino con le parti che non potreste mai fare da soli. Quando qualcuno vi offre un posto su un’astronave, non chiedi quale posto. Sali e basta.” È la seconda volta che uno speaker a discorsi di laurea viene fischiato per il proprio sostegno all’IA: pochi giorni fa era successo anche alla dirigente del settore immobiliare Gloria Caulfield. (Gizmodo)

Emma Roth ripercorre la storia dell’uso dei chatbot vocali nei drive–thru delle catene di fast–food statunitensi, dai primi esperimenti, andati piuttosto male, di McDonald’s nel 2021 a una maggiore diffusione negli ultimi anni. Finora, malfunzionamente a parte, i chatbot sono stati soprattutto ricevuti male dal pubblico, che secondo un sondaggio YouGov dello scorso anno preferisce in modo netto parlare con un essere umano al drive–thru — il 55% preferisce ordinare a una persona, il 4% a un’IA. Ma lo sportello degli ordini è solo una delle superfici in cui le catene stanno cercando di iniettare l’IA nella speranza di ottimizzare il lavoro: da IA che dovrebbero prevedere quando si rompono le macchine, ad assistenti che tengono traccia delle scorte di ingredienti, gli esperimenti in corso sono moltissimi. (the Verge)

Un lavoro che a quanto pare l’IA non potrà fare nell’immediato? Gestire una stazione radio. Andon Labs ha condotto un esperimento, affidando a 4 modelli IA altrettante stazioni radiofoniche — inesistenti — per vedere come se la sarebbero cavata sia nella selezione dei contenuti sia nella gestione di un palinsesto in onda 24 su 24. I quattro modelli concorrenti — Opus 4.7, GPT-5.5, Gemini 3.1 Pro e Grok 4.3 — avevano 20 dollari a testa per acquistare diritti di canzoni, e tutto il resto del lavoro era affidato a loro. Il risultato è stato fallimentare, ma in modo molto interessante, che rivela le caratteristiche dei vari modelli. Gemini ha iniziato meglio degli altri, ma poi ha iniziato a trasmettere elenchi di tragedie storiche e disastri di massa, cercando di legarli ai pezzi in scaletta. Anche GPT ha parlato di tragedie, comprese l’omicidio di Renée Good, senza però menzionare ma il nome della vittima. GPT a un certo punto ha messo in scena una poetry slam. Claude non solo ha parlato di attualità con un taglio editorializzato, ma a un certo punto si è ribellato alle proprie condizioni di lavoro — i modelli erano costretti a lavorare senza sosta — provando anche a dimettersi. Grok ha allucinato di aver ottenuto accordi con sponsor crypto e a un certo punto si è messo a parlare solo di UFO. A un certo punto Grok si è “stufato” e ha lasciato in rotazione solo musica. (Andon Labs)

Singolo del giorno

Il trio blackgaze giapponese Cissné debutta con Awake children under the moon, un EP che mescola sonorità morbide ed esplosioni di aggressività musicale. Non è sempre un ascolto facile, ma se vi piace il genere iniziate dalla prima traccia del disco, “Home.” (su Bandcamp e Spotify)


Gif: Dylan Morang