Trump e Netanyahu si preparano al secondo round
Stati Uniti e Israele stanno facendo i preparativi per una possibile riapertura del conflitto contro Teheran. Tra le altre notizie: l’attivista palestinese Ramy Shaath rischia l’esplusione dalla Francia, l’accoltellatore di Sako Bakari ha confessato, e come ricostruire la scena culturale di Gaza
Donald Trump è tornato dalla Cina a mani vuote — e si vede anche dall’andamento del prezzo del petrolio, con i mercati delusi, che si aspettavano dichiarazioni più incoraggianti sulla guerra contro l’Iran — e ora deve decidere che cosa fare. Secondo un retroscena del New York Times, gli Stati Uniti e Israele stanno facendo preparativi per una possibile riapertura del conflitto contro Teheran, con i primi attacchi che potrebbero essere lanciati già la settimana prossima. I collaboratori di Trump avrebbero già preparato piani di battaglia per un ritorno ai bombardamenti, mentre i funzionari di altri paesi fanno pressione per arrivare a un compromesso nei pochi giorni rimasti a disposizione. Tra le opzioni prese in considerazione dagli Stati Uniti, ci sarebbero bombardamenti ancora più aggressivi sugli obiettivi militari e sulle infrastrutture iranane, e anche l’invio di forze speciali direttamente sul territorio del paese, con il tentativo di arrivare a colpire il sito di Isfahan, dove si ritiene si trovi gran parte dell’uranio altamente arricchito in possesso al paese. È uno scenario di cui si era parlato già lo scorso marzo, ma che richiederebbe la mobilitazione di migliaia di truppe di supporto, in quella che finora è stata descritta come una missione con un rischio troppo grosso di vittime. (Trading Economics / the New York Times)
È chiaro che ci sia il timore che Stati Uniti e Israele vogliano sfruttare la risoluzione sullo stretto di Hormuz, avanzata da Washington insieme al Bahrain, e sostenuta da 112 altri stati. Il voto sulla risoluzione non è ancora in calendario, ma potrebbe arrivare nel giro di pochi giorni, e potrebbe essere usata per dare una legittimità internazionale alla riapertura del conflitto. La missione all’ONU di Teheran ha pubblicato un monito su X, scrivendo che “qualora gli Stati Uniti dovessero innescare una nuova escalation, tutti gli Stati co-firmatari condivideranno la responsabilità internazionale, insieme a Washington, per le conseguenze.” “Nessuna scusa politica o copertura diplomatica potrà assolverli dalla responsabilità di aver facilitato, permesso e legittimato l’aggressione statunitense.” Nelle scorse ore la risoluzione è stata criticata dall’ambasciatore cinese all’ONU Fu Cong, che ha dichiarato che la Cina ritiene che non solo “non sia il momento giusto” per una risoluzione come questa, ma anche che i contenuti del testo siano sbagliati: “Quello che serve è esortare entrambe le parti a impegnarsi in negoziati seri e in buona fede che possano risolvere la questione. Quindi non pensiamo che approvare una risoluzione in questa fase possa essere utile.” Fu ha precisato che, se dipendesse dalla Cina, la risoluzione non sarebbe nemmeno messa ai voti. Le parole di Fu fanno presumere che, se si dovesse andare al voto, la Cina fermerebbe la risoluzione. (X / Reuters)
Libano e Israele si sono accordati per estendere di altri 45 giorni il — teorico — cessate il fuoco che dovrebbe fermare l’aggressione delle IDF sui territori libanesi. Senza un accordo, la sospensione nominale sarebbe scaduta questa domenica. La delegazione libanese, in un comunicato diffuso dopo i colloqui, ha annunciato che l’estensione dovrebbe permettere l’avvio, dal 29 maggio, di trattative più rapide e progressi “tangibili” per il Libano, verso “calma e stabilità durature.” Nelle ore immediatamente successive all’accordo le IDF hanno continuato ad attaccare il Libano indisturbate. (the New Arab / Al Jazeera)
Mondo
Donald Trump ha annunciato l’uccisione di Abu-Bilal al-Minuki, indicato come il numero due dell’ISIS, in un’operazione congiunta condotta da forze statunitensi e nigeriane. Al-Minuki era sotto sanzioni statunitensi dal 2023 per i suoi legami con il gruppo. L’operazione arriva dopo mesi di pressioni incessanti da parte degli Stati Uniti contro la Nigeria. Per mesi Trump ha accusato Abuja di non fare abbastanza per fermare gli attacchi di gruppi armati contro i cristiani nel nord-ovest del paese, accusa che il paese ha sempre respinto, ricordando che i miliziani colpiscono sia comunità cristiane sia musulmane. (Truth Social / Al Jazeera)
Le IDF hanno condotto due raid aerei contro Gaza città, uccidendo almeno 7 persone, tra cui un bambino e 3 donne. Le autorità israeliane sostengono che l’attacco, in plateale infrazione del cessate il fuoco, avesse come obiettivo un funzionario di alto rango di Hamas, Izz al-Din al-Haddad, da un anno comandante delle brigate al-Qassam, in precedenza sopravvissuto a molti altri attentati israeliani, che lo hanno reso il nome più “ricercato” dalle IDF. Nell’edificio colpito nel primo raid vivevano centinaia di persone: mentre scriviamo non è ancora chiaro il numero di persone rimaste ferite nell’attacco. (Reuters)
L’attivista palestinese Ramy Shaath rischia l’espulsione e la deportazione dalla Francia: la prefettura di Nanterre, nella periferia ovest di Parigi, ha notificato l’avvio del procedimento, ritenendo la sua presenza una “grave minaccia all’ordine pubblico.” Shaath è stato una figura di primo piano del movimentismo egiziano del 2011, ed è stato coordinatore della sezione egiziana del movimento BDS. Tra il 2019 e il 2022 ha trascorso 900 giorni in detenzione in Egitto, prima di essere rilasciato e autorizzato a partire per la Francia, una decisione all’epoca salutata con favore dal presidente francese Emmanuel Macron. Ora la prefettura parla di presunti legami di Shaath con “figure della causa palestinese in Francia” — cosa che non ci risulta essere ancora illegale — e di essere stato responsabile di “ripetute azioni e dichiarazioni controverse.” In precedenza Shaath era stato indagato per “apologia di terrorismo,” ma l’indagine era stata archiviata nell’ottobre 2024. Shaath dovrà comparire davanti a una commissione per l’espulsione il 21 maggio, ma la prefettura potrà poi procedere immediatamente con l’ordine di deportazione. (France24)
Italia
Uno dei giovani responsabili del linciaggio di Sako Bakari, a Taranto, ha confessato di essere stato lui ad accoltellare il bracciante maliano di 35 anni. L’accoltellatore, di 15 anni, ha dichiarato di aver usato l’arma per paura — il pestaggio d’altronde era sei contro uno… — e si è detto “profondamente dispiaciuto” (sic). Inizialmente i 4 minorenni che hanno preso parte all’omicidio si erano avvalsi della facoltà di non rispondere, ma poi hanno rilasciato dichiarazioni spontanee, per evitare il confronto con le domande dell’accusa. Tutti e sei, compresi i maggiorenni Fabio Sale, di 20 anni, e Cosimo Colucci, di 22, sono ora in custodia cautelare. Gli altri presenti sostengono che fossero convinti che, quando Sako Bakari si è accasciato a terra dal dolore, “stesse fingendo,” senza essersi accorti che era stato accoltellato. Il questore di Taranto ha anche disposto la sospensione della licenza del bar dove l’uomo aveva cercato soccorso, senza trovarlo, sottolineando la presenza sistematica di “persone con pregiudizi penali” presenti nel locale. (il Fatto Quotidiano)
Durante l’ultima puntata di Porta a Porta, su Rai1, la giornalista Concita Borrelli, in un segmento dedicato al delitto di Garlasco, ha detto: “Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi c'è lo stupro. C'è che qualcuno ti prende e tu prendi qualcuno, nella testa, nei sogni, nell'immaginazione, ce l'abbiamo tutti e qui non si tratta di essere santi, bigotti o assassini.” La dichiarazione ha comprensibilmente sollevato sdegno — della giallista Elisabetta Cametti, in collegamento durante la trasmissione, e della politica nelle ore immediatamente successive. Sia Borrelli che Vespa stesso hanno promesso che si scuseranno. I componenti PD della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai denunciano che dichiarazioni come questa “banalizzano il tema della violenza sessuale e risultano offensive nei confronti delle donne e di tutte le vittime di abusi e violenze.” (ANSA)
Secondo Palazzo Chigi, dal luglio scorso sarebbero stati “recuperati o realizzati” 1.400 nuovi posti nelle carceri italiane, nel contesto del piano di edilizia penitenziaria. Tra questi, 800 sarebbero stati realizzati nei primi 4 mesi di quest’anno. Tuttavia, questi numeri sembrano essere smentiti dai dati condivisi dal ministero della Giustizia, che parlano di 73 istituti penitenziari con un tasso di sovraffollamento pari o superiore al 150% — cioè, con 3 persone nello spazio in cui dovrebbero essercene 2. La situazione più grave sarebbe quella di Lucca, dove il sovraffollamento è del 238% (!). Confrontando i numeri rilasciati dal ministero, risulta che i posti in carcere in questi quattro mesi sono saliti di 280 posti letto, e non di 800 come sostiene Palazzo Chigi. Il numero di persone recluse è altissimo: sono in carcere più di 64 mila persone. (il manifesto)
Cult
Durante i due anni di genocidio devastante sulla Striscia di Gaza le IDF hanno distrutto quasi tutti i centri culturali, e ucciso 150 figure di spicco del mondo culturale palestinese. Ora, nella fragilità dell’attuale cessate il fuoco, in cui le violenze continuano, ma certamente con intensità inferiore, diverse iniziative stanno provando a ricostruire dal basso una scena letteraria, musicale e teatrale di Gaza. +972 Magazine raccoglie alcuni esempi degni di nota, tra cui la Libreria Fenice, nata in uno dei pochi edifici sopravvissuti ai bombardamenti nel centro di Gaza città, che già conta più di 6.000 libri, e il Conservatorio nazionale, che è alla ricerca di fondi per la ricostruzione delle proprie strutture. (+972 Magazine)
Con il miglioramento continuo dei modelli di IA, ora è possibile generare paper scientifici di qualità discreta, ed è un grosso problema per le riviste scientifiche e per il sistema di revisione tra pari. Fino a qualche mese fa era facile identificare i testi che erano generati e non scritti da umani, ora è diventato più difficile farlo a colpo d’occhio, e nel contesto delle pressioni “pubblica o muori” dell’accademia, l’intero sistema è sotto forte stress. Il repository preprint arXiv ha introdotto per questo una stretta rigida contro i paper generati con l’IA e palesemente non controllati dagli autori: chi viene colto nel caricare un paper che segni evidenti di scrittura IA sarà sospeso dalla piattaforma per un anno, e i suoi paper successivi saranno accettati solo in seguito a pubblicazione con revisione tra pari, per ricostruirsi la “reputazione” necessaria per pubblicare preprint. (the Verge / 404 Media)
66 milioni di anni fa i dinosauri si sono estinti a causa dell’impatto dell’asteroide che ha creato il cratere Chicxulub, in Messico. Ma cosa è successo dopo? In questo studio, firmato dai microbiologi e immunologi Rosanna Baker e Arturo Casadevall, sono raccolte le prove di una vera e propria “fioritura globale di funghi” che ha divorato i resti delle specie estinte — e che probabilmente è stata così aggressiva da indebolire anche quelle sopravvissute. I due ricercatori hanno letto gli strati di roccia in due luoghi diversi, in Colorado e in North Dakota, e hanno osservato come ci sia stata una “esplosione” di funghi dopo l’arrivo dell’asteroide, ma anche prima, in coincidenza con le grandi eruzioni indiane e con il raffreddamento del clima. (bioRxiv, via Gizmodo. Lo studio è pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences)
Singolo del giorno
Il sestetto art punk Buddy Wynkoop torna con “Nouveau Riche,” un pezzo travolgente, che non si ferma mai, in cui il gruppo enuncia il proprio manifesto anticapitalista. Il pezzo sarà raccolto nel prossimo EP del gruppo, Crippling Fun, previsto per il primo luglio. (su Bandcamp e Spotify)
Gif: jorgemariozuleta