Gli Stati Uniti faranno morire di fame milioni di persone

Il dipartimento di Stato statunitense si prepara a tagliare tutti i fondi umanitari a 7 paesi africani. Tra le altre notizie: l’uccisione del capo del Cartello di Jalisco di Nuova generazione, cosa resta dopo la fine delle Olimpiadi, e una stampante 3D che può stampare motori

Gli Stati Uniti faranno morire di fame milioni di persone
foto dominio pubblico, Nicholas Byers, aviazione statunitense / USAID

L’amministrazione Trump II si sta preparando a un altro taglio drastico dei propri aiuti umanitari all’estero. Secondo una mail interna al dipartimento di Stato filtrata all’Atlantic, gli Stati Uniti cesseranno tutti i finanziamenti umanitari in 7 paesi africani — Burkina Faso, Camerun, Malawi, Mali, Niger, Somalia e Zimbabwe — e ridirigeranno quei fondi in altri 9, più allineati agli interessi di Washington. I programmi coinvolti sono tutti classificati come “salvavita” secondo gli standard dell’amministrazione Trump II stessa. A differenza di tagli precedenti, come quelli per gli aiuti umanitari per l’Afghanistan e lo Yemen — che erano stati motivati con la presunta diversione di risorse da parte di terroristi — per i 7 paesi africani la giustificazione è esplicitamente biopolitica: “Non c'è un forte nesso tra la risposta umanitaria e gli interessi nazionali statunitensi.” Nei 7 paesi interessati dai tagli, ci sono almeno 6,2 milioni di persone che affrontano “condizioni catastrofiche ed estreme” secondo gli standard dell’ONU — ma quei paesi hanno poco da offrire in cambio. Inoltre, il dipartimento di Stato non permetterà più che fondi statunitensi raggiungano quei 7 paesi tramite l’OCHA. Il contributo statunitense per il 2026 sarà di soli 2 miliardi di dollari, molto meno delle contribuzioni degli anni scorsi, che variavano tra i 14 e i 17 miliardi, con l'obbligo di spendere i fondi entro 6 mesi dalla donazione. (the Atlantic / Al Jazeera, 29/12/25)

Nei giorni scorsi — ancora prima della notizia di oggi — il Programma alimentare mondiale aveva lanciato l’allarme sulla Somalia: l’assistenza alimentare d’emergenza rischia di fermarsi completamente nelle prossime settimane — comunque entro aprile — se non arrivano nuovi finanziamenti immediati. Le risorse dell’organizzazione si esauriranno nel giro delle prossime settimane. L’allarme segue la dichiarazione di emergenza nazionale per siccità: la situazione ricorda quella della crisi del 2022, quando la carestia fu evitata solo per un soffio, grazie a sostegno internazionale su larga scala. Un quarto della popolazione — 4,4 milioni di persone — è in condizioni di insicurezza alimentare critica, o peggio: quasi un milione è in condizioni di fame severa. Il deficit di fondi ha già costretto il PAM a ridurre i beneficiari dell’assistenza alimentare d’emergenza da 2,2 milioni a poco più di 600 mila nel giro di un anno: attualmente solo una persona su 7 tra quelle che hanno bisogno riceve aiuti. Come sempre, il finanziamento di queste operazioni è un errore di arrotondamento per le grandi potenze globali: per finanziare i programmi del PAM in Somalia, da marzo ad agosto, servono 95 milioni di dollari. Per fare i dovuti paragoni: il budget richiesto per l’anno fiscale 2026 dall’esercito statunitense è di 961,6 miliardi di dollari; che vuol dire 2,63 miliardi al giorno; che vuol dire che l’esercito statunitense spende di più — 109 milioni — in un’ora di quanto serva per sfamare un quarto della popolazione somala per 6 mesi. (Programma alimentare mondiale / dipartimento della Difesa statunitense)

A proposito, le autorità del Somaliland hanno dichiarato di essere disposte a concedere agli Stati Uniti accesso esclusivo alle proprie risorse minerarie e a offrire basi militari sul proprio territorio. L'offerta si inserisce nella strategia del Somaliland per ottenere il riconoscimento internazionale, dopo che a dicembre Israele è diventato il primo — e unico — paese al mondo a riconoscerne l'indipendenza, dichiarata unilateralmente nel 1991. All’epoca il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud aveva denunciato il riconoscimento israeliano come  una “minaccia alla sicurezza e alla stabilità del mondo e della regione.” L’Unione africana e la maggior parte dei paesi arabi avevano sostenuto la posizione della Somalia. Gli Stati Uniti avevano difeso il diritto di Israele al riconoscimento. (France 24)