Al governo non piace la parità di genere

Secondo il governo per il congedo parentale paritario non ci sono i soldi, per il ponte sullo Stretto e i lager in Albania sì. Tra le altre notizie: la “bonanza commerciale” proposta dall’Iran a Trump, anche Deliveroo va in controllo giudiziario, e il caso di uno stalker che usava Grok

Al governo non piace la parità di genere
foto CC-BY-NC-SA 3.0 IT Governo italiano

Il governo ha bocciato una proposta di legge unitaria delle opposizioni sul congedo parentale paritario, che aveva come prima firmataria la segretaria del Pd Schlein. La maggioranza ha detto che non ci sarebbero state le risorse economiche necessarie per attuarle, e non ha permesso alle opposizioni di avanzare proposte per definire meglio le coperture. In sostanza, la proposta era di equiparare il periodo di congedo messo a disposizione dei padri a quello delle madri, in modo simile a quanto stanno facendo diversi paesi europei come la Spagna. Oggi in Italia esiste un congedo obbligatorio per le madri, di cinque mesi e retribuito all’80%, e uno per i padri, di dieci giorni e retribuito al 100%: una sproporzione grossolana, che svela facilmente la radice patriarcale della società e del mercato del lavoro nostrani — non consola pensare che fino al 2018 il congedo paterno era di due giorni. La proposta avrebbe portato entrambi i congedi a 5 mesi pagati al 100%. Fa notare il Post che “questo squilibrio peraltro è uno dei fattori che determinano la disparità di trattamento tra donne e uomini sul lavoro: mentre gli uni nella maggior parte dei casi continuano la propria vita lavorativa senza grandi cambiamenti anche dopo aver avuto un figlio, le altre sono spesso costrette a lunghe assenze, e a un rientro al lavoro più difficoltoso (se rientrano).” (il Post)

Il governo ha addotto come scusa il fatto che le coperture non sarebbero state sufficienti. La proposta della legge Schlein prevedeva il finanziamento della misura con uno stanziamento di 3 miliardi di euro all’anno dal 2025 grazie alla rimodulazione e all’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi (Sad), che sono effettivamente enormi, pari a 123 miliardi di euro — una larga parte dei sussidi alle imprese sono classificabili come dannosi per l’ambiente. La ragioneria dello stato però ha previsto che il provvedimento, nei prossimi anni, avrebbe potuto raggiungere il costo di 4,5 miliardi di euro. Al di là del merito e dell’opportunità politica di queste spese, le opposizioni hanno criticato il governo per aver risposto con molto ritardo alla relazione tecnica delle opposizioni, sostenendo poi che non ci fosse tempo per discutere il merito della loro proposta e bocciandola in tutta fretta: secondo Cecilia Guerra, esponente Pd in commissione Bilancio, “Se avessimo avuto quella relazione nei tempi richiesti avremmo potuto intervenire sul problema delle coperture, invece non ci è stato dato tempo per correggere la nostra proposta.” Dal governo sono arrivate aperture goffe e non molto utili: la ministra Calderone, dopo che il suo esecutivo aveva affossato la proposta, ha dichiarato che “Credo molto di più nel congedo paritario che nel salario minimo.” (Pagella Politica / Ministero dell’ambiente / Ansa)

Schlein ha dichiarato che “vi trincerate dietro una scusa tecnica ma è una scelta politica perché le risorse le avete trovate per il Ponte o per costruire carceri in Albania. Avete fatto così anche sul salario minimo, sulla spesa sanitaria. Prendiamo l’impegno – quando vi batteremo alle politiche – di prendere e di portare avanti questa proposta per tutte le famiglie italiane.” Si è chiesta “a cosa serve una premier donna se non combatte per migliorare le condizioni di vita di tutte le altre donne di questo Paese.” La misura infatti sarebbe utile per combattere non solo la discriminazione nel lavoro domestico, ma anche in quello fuori casa, visto che oggi lo “spettro” della maternità è utilizzato da molte imprese per assumere prefereibilmente maschi, non volendosi accollare la possibilità di un’assenza prolungata di una lavoratrice — eventualità chiaramente superata se a casa dovessero starci sia madri che padri. Bisogna comunque far notare che anche quando il Partito Democratico era al governo, l’ultima volta nel 2022, non ha mai ritenuto necessario portare avanti proposte di legge così ambiziose su questo tema, che è stato trattato come una non priorità dai governi di qualsiasi colore. (il Messaggero)