La crisi dell’assolutamente tutto

Mentre continuano le minacce di Trump, la crisi petrolifera si sta trasformando in una crisi di approvvigionamento generalizzata. Tra le altre notizie: le faide del Partito socialista francese, Giorgia Meloni torna in Italia a mani vuote, e portare un iPhone nello Spazio è molto complicato

La crisi dell’assolutamente tutto
Un distributore di benzina chiuso in Thailandia, con il cartello che spiega che è finito il diesel. 22 marzo 2026. Foto CC BY 4.0 Chainwit

Trump è tornato a minacciare l’Iran, scrivendo che “scatenerà l’inferno” se le autorità iraniane non riapriranno lo stretto di Hormuz “entro 48 ore.” Lunedì scadono i 10 giorni di tempo che Trump aveva dato al paese prima di lanciare attacchi alle infrastrutture energetiche, idriche e petrolifere del paese. Nei giorni scorsi Stati Uniti e Iran hanno scambiato messaggi attraverso Pakistan, Egitto e Turchia, ma non si è mai aperto un vero negoziato, con Washington che non si è smosso dalle proprie richieste massimaliste, e senza offrire nessuna garanzia sull’effettiva conclusione del conflitto. Neanche l’unica concessione dell’ultimo minuto, un cessate il fuoco di 48 ore, non era chiaro se avrebbe fermato anche le aggressioni israeliane. L’Iran ha rifiutato l’offerta. Il senatore Lindsey Graham ha scritto su X che “dopo aver parlato con il presidente Trump, sono assolutamente convinto che userà una forza militare schiacciante contro il regime se continueranno a ostruire lo stretto di Hormuz e a rifiutare una soluzione diplomatica per raggiungere i nostri obiettivi militari.” Secondo Axios i mediatori stanno ancora cercando di far parlare Washington e Teheran, cercando di ricostruire la fiducia tra le parti — cosa difficile da fare dopo l’uso della diplomazia come diversivo da parte dell’amministrazione Trump II, e con poche ore prima dei prossimi attacchi. (Truth Social / Reuters / X / Axios)

Nelle scorse ore le forze speciali statunitensi hanno portato a termine il salvataggio dell’ufficiale disperso in Iran dell’F–15 abbattuto dalla contraerea di Teheran. L’operazione ha coinvolto decine di aerei militari e ha incontrato forte resistenza iraniana. Due elicotteri Black Hawk impegnati nella ricerca sono stati colpiti dal fuoco iraniano ma sono riusciti a uscire dallo spazio aereo iraniano. I Guardiani della rivoluzione hanno dichiarato a Tasnim che diversi aerei sono stati distrutti durante la missione di salvataggio statunitense. Durante il trasferimento dell’ufficiale dalla zona montuosa a un aereo da trasporto posizionato all’interno dell'Iran, le forze statunitensi hanno dovuto distruggere almeno uno dei propri velivoli perché aveva avuto un non meglio specificato malfunzionamento. (Reuters)

Il salvataggio del militare statunitense è ovviamente una buona notizia per l’amministrazione Trump II, che in questo conflitto è apparsa sempre più affaticata. Ma qualsiasi estensione del conflitto rischia di portare a conseguenze gravi, perché la crisi petrolifera si sta trasformando in una crisi di approvvigionamento generalizzata: non sale, infatti, solo il prezzo del petrolio, ma anche di tutti i petrolchimici necessari a produrre beni di uso quotidiano: scarpe, vestiti, sacchetti di plastica, imballaggi alimentari. Il problema è la carenza di nafta, sottoprodotto del petrolio e materia prima fondamentale per i materiali sintetici. Non esiste un sostituto e le riserve sono limitate: alcune aziende petrolchimiche asiatiche hanno già tagliato la produzione o dichiarato che non rispetteranno i contratti per cause di forza maggiore. Secondo J.P. Morgan, i vincoli di approvvigionamento diventeranno più complessi già nei prossimi giorni, con le ultime consegne di greggio spedite prima della guerra in arrivo a inizio mese. (CNN)