Are ya winning, son?
L’Iran ha abbattuto due aerei da guerra statunitensi, e l’intelligence di Washington teme che la guerra aumenterà l’influenza regionale di Teheran. Tra le altre notizie: tassare gli extra-profitti delle compagnie energetiche, Meloni da bin Salman, e una nuova serie tv tratta da Animorphs
Le scorse ore sono state particolarmente difficili per gli Stati Uniti: le forze iraniane hanno abbattuto due aerei da guerra statunitensi, un F-15E e un A-10 Warthog, sopra l’Iran e il Kuwait. Due elicotteri Black Hawk impegnati nelle ricerche sono stati colpiti dal fuoco iraniano ma sono riusciti a uscire dallo spazio aereo del paese. Gli abbattimenti dimostrano che le affermazioni di Trump e del segretario alla Difesa Hegseth sul controllo totale dei cieli da parte delle forze statunitensi, alla sesta settimana di guerra, erano false, o per lo meno ottimiste. Solo due giorni prima Trump aveva dichiarato, nel suo discorso in prima serata, che l’Iran non aveva più equipaggiamento antiaereo e che i loro radar erano stati completamente distrutti: “Siamo una forza militare inarrestabile.” Le forze speciali americane hanno localizzato e recuperato uno dei due piloti del F-15E in territorio iraniano; la ricerca del secondo è ancora in corso mentre scriviamo. Il pilota dell’A-10 è stato tratto in salvo. (Associated Press / Axios)
Secondo un retroscena di Reuters, rapporti dell’intelligence statunitense indicano che l’Iran difficilmente riaprirà lo stretto di Hormuz a breve, perché il controllo sullo snodo è una leva troppo importante nel negoziato con gli Stati Uniti. Secondo i rapporti, la guerra, concepita per eliminare la forza militare iraniana, potrebbe paradossalmente aumentare l’influenza regionale di Teheran, dimostrandone la capacità di minacciare la rotta commerciale. Qualche giorno fa scrivevamo che il tentativo di Trump di addossare la responsabilità della riapertura dello stretto di Hormuz ai propri alleati sembrava al contrario la ricerca di una scusa per allargare l’impegno statunitense. Poche ore fa il presidente ha scritto, sul proprio social network: “Con un po’ più di tempo, possiamo facilmente APRIRE LO STRETTO DI HORMUZ, PRENDERE IL PETROLIO & FARE UNA FORTUNA.” In realtà, si tratta di una operazione militare durissima: lo stretto è largo 33 km nel punto più stretto, ma la corsia di navigazione è di soli 3 km in ciascuna direzione, rendendo navi e truppe bersagli facili da colpire. (Reuters / Truth Social)
Mentre Trump continua a sognare azioni militari spericolate, nello stretto di Hormuz succedono cose: diverse navi, tra cui una portacontainer della compagnia francese CMA CGM, sono riuscite ad attraversare lo stretto sotto controllo dei Guardiani della rivoluzione. La nave CMA CGM Kribi, battente bandiera maltese, è la prima di una compagnia occidentale ad aver compiuto il transito dallo stretto dall’inizio della guerra. Anche tre petroliere legate all’Oman hanno attraversato il canale, tra cui anche una co-posseduta dalla giapponese Mitsui OSK Lines, che però si è rifiutata di commentare la notizia e divulgare se sono state condotte negoziazioni per il passaggio. (the Guardian)
Secondo un’analisi di Daniel Byman, del think tank Center for Strategic and International Studies, mentre sul piano militare convenzionale Stati Uniti e Israele stanno ottenendo risultati significativi, sul piano strategico la situazione è profondamente diversa: “La strategia dell’Iran è stata resistere, imporre costi e spostare il baricentro del conflitto verso l’esterno, e sta ottenendo un successo significativo.” “Destabilizzando i mercati energetici globali, mettendo sotto pressione le alleanze statunitensi ed esponendo i limiti del potere coercitivo americano, Teheran ha fatto sì che anche una campagna tatticamente riuscita comporti significative passività strategiche per Washington.” (CSIS)