La guerra la paghi tu
L’inflazione continua a correre, e potrebbe anche raddoppiare senza un accordo su Hormuz. Tra le altre notizie: il Kazakistan si offre di conservare l’uranio iraniano, il “para-schiavismo” per costruire il nuovo consolato generale statunitense a Milano, e da dove viene il ghiaccio di Mercurio
A maggio l’inflazione in Italia ha sfondato il tetto del 3%: secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha segnato un +3,2% rispetto all’anno scorso. Il segnale più allarmante è quanto l’inflazione sia cresciuta rispetto al mese di aprile — era stata registrata la 2,7% rispetto all’anno precedente. A pesare è soprattutto la corsa dei prezzi dell’energia: i beni energetici non regolamentati sono saliti dal +9,6 al +12,6%, quelli regolamentati dal 5,3 al 5,8%, per ovvia diretta conseguenza della crisi dello stretto di Hormuz. Ma aumenta tutto: i servizi relativi ai trasporti passano dallo 0,6 all’1,8%, i servizi ricreativi, culturali, e per la cura della persona dal 2,6 a 3%. L’impatto reale è ancora maggiore, perché in realtà i prodotti ad alta frequenza di acquisto, quelli che si comprano nella vita quotidiana, hanno segnato il 4,5%. (il Sole 24Ore)
Ma il peggio potrebbe essere ancora a venire: nelle sue considerazioni finali sul 2025, il governatore della Banca d’Italia Panetta ha avvertito che “un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente un punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27” e che “l’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6%,” con lo shock energetico che “si trasmette a un numero crescente di settori.” Lo scenario di base della BCE, in cui lo shock energetico verrebbe rapidamente riassorbito, prevede una crescita dell'area euro ridimensionata allo 0,9% nel 2026 e un'inflazione al 2,6%. (il Fatto Quotidiano)
I dati sull’inflazione comunicano in modo imperfetto quanto sono aumentati i prezzi: un esempio materiali è quello dei pomodori, che hanno registrato rincari che possono arrivare fino all’80% rispetto ai prezzi del 2022. Venerdì Associated Press ha pubblicato un approfondimento su come negli Stati Uniti i pomodori siano diventati un simbolo di come vengano negati anche i “piaceri più semplici” della vita: “Comprare verdure fresche sta diventando una decisione finanziaria seria per molte famiglie,” spiega lo chef Bernal Carbajo all’agenzia stampa. Negli Stati Uniti, dove l’inflazione è ancora più alta, +3,7%, il prezzo dei pomodori è aumentato del 40% in un anno, più di qualsiasi altro prodotto alimentare per effetto combinato della guerra in Iran e i dazi sulle importazioni dal Messico, che coltiva la maggior parte dei pomodori consumati negli Stati Uniti. (Cronache di gusto / Associated Press)