Trump si prepara ad altri 2 mesi di guerra

Trump ha notificato al Congresso la riapertura delle ostilità con l’Iran, sostenendo così di poter bombardare indisturbato per 60 giorni. Tra le altre notizie: la difesa antimissile della Coalizione dei volenterosi,

Trump si prepara ad altri 2 mesi di guerra
grab via X, CENTCOM

Nella notte le forze statunitensi hanno condotto un’altra serie di raid — 5 ore di attacchi per “degradare ulteriormente la capacità iraniana di colpire il traffico commerciale,” stando alla dichiarazione del Comando centrale. Teheran ha risposto attaccando di nuovo gli obiettivi statunitensi nella regione: gli Emirati denunciano che sono state colpite due petroliere, la Giordania ha abbattuto 4 missili, e a Manama le sirene sono suonate per la terza volta in una sola giornata. Trump ha annunciato il ripristinio del blocco navale, e l’introduzione di un pedaggio del 20% su tutto il carico in transito nello stretto di Hormuz, come forma di “rimborso” per la protezione che l’esercito statunitense dovrebbe garantire dagli attacchi iraniani. Si tratta, ovviamente, di una dichiarazione ai limiti del comico — considerato come gli Stati Uniti da mesi accusino l’Iran di voler introdurre pedaggi analoghi. Lo ha sottolineato anche il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, che ha scritto, con ironia: “Il presidente degli Stati Uniti ha ragione. Chiunque garantisca il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz dovrebbe essere compensato per questo servizio. L’Iran è sempre stato il GUARDIANO dello stretto e lo rimarrà PER SEMPRE. Ovviamente, il 20% è troppo. Saremo più giusti.” (Reuters / Truth Social / X)

Non lo sapevamo ancora, ma la guerra in Iran è già ricominciata, almeno a livello formale: martedì 7 luglio Trump ha notificato il Congresso che le ostilità sono “riprese.” Così, secondo la Casa bianca, si apre una nuova finestra di 60 giorni per usare la forza nel Golfo senza dover chiedere il via libera dei parlamentari. Tecnicamente sia Camera che Senato si sono già espressi per far cessare le ostilità, ma si tratta di atti dal valore legale incerto, che non arrivano alla firma del presidente. Nel documento, Trump scrive che le forze armate statunitensi “restano pronte a intraprendere ulteriori azioni, se necessario e opportuno.” (POLITICO)

Se l’idea è davvero di riaprire lo stretto di Hormuz con la forza, si tratta di un obiettivo molto ambizioso: sono mesi che Trump prova a piegare Teheran con ogni mezzo — raid aerei, blocchi navali, trattative amichevoli e minacce apocalittiche — ma riportare il traffico petrolifero ai livelli prebellici richiede una flotta molto più grande di quella attuale, oppure un dispiego di forze di decine di migliaia di soldati su suolo iraniano. “L’Iran si prepara a questo tipo di conflitto asimmetrico da decenni,” commenta Jason H. Campbell, ex funzionario del Pentagono ora al Middle East Institute, “e dimostra perché nessun presidente americano da Reagan in poi aveva scelto di ingaggiarlo a questo livello: hanno la capacità di paralizzare completamente lo stretto.” Per Trump, non c’è una via d’uscita che non abbia costi economici o politici enormi: i mercati e il prezzo del petrolio hanno ovviamente reagito in modo agitato alla riapertura delle ostilità. Trump ha di fronte a sé tre opzioni: accettare a tutti gli effetti la sconfitta, trascinare il paese in una guerra dall’esito incerto, o provare a trascinare la situazione attuale — sperando che gli effetti economici non abbiano conseguenze catastrofiche alle elezioni di novembre. (Associated Press)