Meno soldi per tutti

Secondo l’Inps in Italia il lavoro c’è, ma estremamente sottopagato. Tra le altre notizie: prove tecniche di diplomazia tra Stati Uniti e Iran, 50 anni dal disastro di Seveso, il boom degli infermieri in telelavoro negli Stati Uniti

Meno soldi per tutti
foto CC BY-SA 4.0 Marcuscalabresus

Ieri è stato pubblicato il rapporto Inps sull’occupazione e i pensionamenti che esamina in dettaglio la stasi del mercato del lavoro italiano. Non ci sono grosse novità: in sostanza l’occupazione ha raggiunto un livello soddisfacente, con un dato di 24 milioni di lavoratori attivi che rappresenta il massimo storico misurato nel paese e il 62% della popolazione. Nonostante ciò, il dato sull’occupazione rimane comunque 9,3 punti percentuali sotto la media Ocse, a causa di problemi strutturali dell’economia italiana, non da ultimo il profondo sessismo del mercato del lavoro che trasuda dal rapporto. L’Inps fa notare ad esempio che gli assegni pensionistici degli uomini italiani sono del 34% superiori a quelli delle donne — un effetto del fatto che le donne arrivano alla pensione con quasi 6 anni di contributi versati in meno rispetto agli uomini. I lavoratori di origine straniera costituiscono il 14,3% del totale, anche se alcuni settori come quello delle costruzioni e del comparto industriale si arriva ad oltre il 20% — il che dovrebbe far riflettere anche sulla tesi che “gli operai oggi votano a destra:” il 20% degli operai, semplicemente, oggi in Italia non può votare. (Inps / SkyTg24)

Un altro dato interessante è quello sullo smart working, che si attesta su livelli bassissimi: solo il 3% delle imprese private e il 17% del settore pubblico presenta almeno un contratto di questo tipo. In questo settore si vede bene che le dimensioni contano: le grandi imprese nel settore privato raggiungono percentuali addirittura del 51,8% di lavoratori in smartworking, mentre le piccole imprese hanno valori inferiori al 5%. Sempre per i trend di lungo termine, l’età per andare in pensione continua ad aumentare: oggi il pensionamento avviene in media a 64 anni e 10 mesi, mentre nel 2012 era di 61 anni e 7 mesi. (Adnkronos)

Tutto questo si accompagna all’elefante nella stanza, ovvero la stagnazione dei salari di cui parliamo spesso su the Submarine e che contribuisce in modo decisivo al naufragio del potere d’acquisto in Italia. Ma perché si è creata questa situazione? Spesso sentiamo dire che i salari in Italia sono bassi perché “non cresce la produttività”: una scusa utilizzata dalla classe politica liberista per svalutare il lavoro nel corso degli ultimi trent’anni, leggi sulla flessibilità dal pacchetto Treu al Jobs act. Fa notare Fanpage che “qualcuno diceva che la lotta di classe fosse morta con il Novecento. Guardando i dati dell'Inps, viene il sospetto che non sia affatto finita, ma che la stiano facendo solo i padroni. E che la stiano vincendo, schiacciando la quota di ricchezza che va ai salari per tutelare i propri profitti, senza investire un euro in innovazione o tecnologia. Perfino il presidente dell'Inps ha dovuto lanciare un allarme chiaro: se il lavoro oggi è debole e precario, domani le pensioni saranno inevitabilmente fragili e insufficienti. Siamo l'unico grande Paese europeo senza un salario minimo legale e con un potere d'acquisto che è ancora sotto di sette punti rispetto al 2021. Di fronte a questo scenario, la domanda che dobbiamo porci è molto semplice: un sistema economico che si regge sul lavoro povero, certificato persino dai dati ufficiali dello Stato, ha davvero un futuro, o sta solo programmando il proprio declino?” (Fanpage)