I salari volutamente bassi

L’OCSE misura quello che è evidente: l’Italia ha un problema con gli stipendi bassissimi. Tra le altre notizie: il vertice della NATO ad Ankara è partito male, tra tensioni e raid in Iran, Guterres lancia l’allarme sui robot assassini, e i sindacati si attivano dopo i licenziamenti in Microsoft

I salari volutamente bassi
foto: Consiglio europeo

L’Ocse ha pubblicato un rapporto sull’economia italiana che, com’è noto a tutti tranne che al governo Meloni, non va proprio a gonfie vele. Nel primo trimestre dell’anno i salari reali sono cresciuti dell’1,3% rispetto all’anno scorso, anche se risultavano ancora inferiori del 6,1% — il divario più ampio tra le grandi economie Ocse. Il rialzo dei prezzi dell’energia, però, sta di nuovo spingendo giù i salari reali: l’Ocse prevede che caleranno dello 0,9% del nostro paese e riaumenteranno solo dello 0,2% nel 2027, a causa dei pochi rinnovi contrattuali previsti per l’anno prossimo. L’Italia si conferma fanalino di coda per la crescita delle retribuzioni del continente, un ciclo viziato che la politica non riesce — o non vuole — spezzare. (Rai News)

Fa notare Tommaso Gori su Lucy che le politiche del governo Meloni, che ha esplicitamente escluso la possibile introduzione di un salario minimo in Italia, vanno verso la preservazione dello status quo: “Nessun salario minimo, nessun intervento significativo sulla concentrazione della ricchezza, ma una politica che continua a privilegiare la tutela dei grandi patrimoni. Una direzione intrapresa prima con il Decreto Lavoro e poi ribadita all’assemblea di Confcommercio.” Il decreto Lavoro, infatti, ha escluso l’attuazione di un salario minimo in favore di un fantomatico “salario giusto” — che non cambia sostanzialmente nulla rispetto alla situazione attuale, ma che il governo spera di poter usare per disinnescare la retorica del salario minimo. Anche in Italia, la caratterizzazione del capitalismo negli ultimi trent’anni “ha ridefinito il ruolo dello Stato da garante dei diritti a garante dei profitti, tollerando e facilitando la diffusione di salari insufficienti a garantire una vita dignitosa. Per giustificare una pratica tanto antisociale si è arrivati a normalizzare l’idea che la riduzione del sostegno ai più poveri fosse il prezzo da pagare per garantire crescita e competitività.” Questa tendenza si è unita alla storica compressione salariale utilizzata dall’economia italiana per essere competitiva. (Lucy sulla cultura)

E il centrosinistra? Durante gli scorsi anni, la coalizione ha cercato di portare la questione salariale al centro del dibattito politico, con qualche successo. Ora, dopo la foto di gruppo del mese scorso, la coalizione di centrosinistra sembra fare ancora qualche passo avanti — per il 15 luglio è prevista una nuova iniziativa a Padova, anche se ci sono ancora diverse variabili: l’assemblea programmatica del M5S prevista per ottobre, ad esempio, o l’esito della legge elettorale che il governo sta elucubrando, e al quale il centrosinistra vorrebbe opporsi. La questione salariale, comunque, sembra al centro del programma. Per la campagna elettorale però servono anche mezzi di comunicazione, e in questo contesto si colloca il desiderio del Pd di ritornare in completo controllo de l’Unità, lo storico quotidiano del partito che da anni versa in condizioni precarie, di proprietà di vari imprenditore. La trattativa con l’attuale proprietario, Romeo Editore, sembrava ben avviata, ma Romeo insiste per restare con una quota di minoranza: al rifiuto del partito ha deciso di interrompere le pubblicazioni della testata — il che senza dubbio convincerà tutti della sua affidabilità come socio di minoranza. Il Pd ha fatto sapere di essere sempre interessato all’acquisto. (Domani, dietro paywall / il Fatto quotidiano, dietro paywall)