Il mandante dell’attentato a Ranucci sarebbe un ex faccendiere di Berlusconi
È indagato Valter Lavitola, insieme ad altre 4 persone, accusate di essere gli esecutori materiali dell’attentato. Tra le altere notizie: il giorno del giudizio per Marine Le Pen, la mobilitazione di Usb per i rider, e un’altra ondata di licenziamenti in Microsoft
Ci sarebbe un mandante per l’attentato a Sigfrido Ranucci, il direttore di Report che nell’ottobre del 2025 si era visto far esplodere la propria auto come atto intimidatorio. L’indagato è l’imprenditore, ex giornalista e faccendiere Valter Lavitola, a cui ora sono stati sequestrati cellulare e computer. Oltre a lui, sono stati incriminate altre quattro persone, fermate tra Napoli e Avellino accusate di essere gli esecutori materiale dell’attentato: a tutti sono contestati i reati di concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. Non è chiarissimo quale sia il movente effettivo però, o se dietro Lavitola ci sia addirittura qualcun altro: Ranucci è stato convocato in procura come testimone e ha detto che “Mi hanno prima di tutto chiesto se conoscevo gli arrestati di martedì e abbiamo ripercorso alcune vecchie inchieste di Report che hanno riguardato l'area geografica in cui vivevano i componenti della banda.” (Ansa)
Ma chi è questo simpatico soggetto, Lavitola? Probabilmente chi è almeno un millennial ha sentito questo nome associato a Silvio Berlusconi: ricorda il Fatto Quotidiano che “nelle sue mille vite Valter Lavitola ha fatto il politico, il giornalista, l’imprenditore, l’intermediario, il latitante, il detenuto, il ristoratore. Ha mangiato 23 milioni di euro di finanziamenti pubblici all’editoria, ha diretto quotidiani di scarso successo, si è candidato alle Europee del 2004 prendendo 54mila preferenze in Forza Italia, ha viaggiato su aerei di stato, ha trattato con parlamentari in nome e per conto di Silvio Berlusconi, di cui era amico ma al quale dava del Lei chiamandolo Dottore (come documentano alcune intercettazioni), poi gli avrebbe chiesto soldi assicurandogli il silenzio sui suoi segreti.” Lavitola è stato fondamentale nel processo di distruzione mediatica di Gianfranco Fini messo in atto dalla macchina pubblica berlusconiana — anche se l’impresa più notevole resta l’incredibile compravendita di senatori che organizzò, a suo stesso dire, nel 2008 per far cadere il governo di centrosinistra di Romano Prodi: azioni fatte, secondo un’intervista a Repubblica di due anni fa, per “vanità e smania di protagonismo. Per un periodo ho sofferto di delirio di onnipotenza.” Anche Fatto si chiede a sua volta, giustamente, se ci sia un altro mandante dietro Lavitola, e nel caso perché gli abbia dato questo incarico. (il Fatto Quotidiano)