Celebrazioni parallele

Gli Stati Uniti festeggiano 250 anni, mentre in Iran si aprono le cerimonie per i funerali di Khamenei. Tra le altre notizie: la mobilitazione contro il congresso di AfD, sono stati chiesti i domiciliari per il poliziotto accusato di aver colpito Marco Basoccu, e l’estate del luddismo a New York

Celebrazioni parallele
Fuochi d’artificio a monte Rushmore, foto via X, Doug Burgum

Gli Stati Uniti “compiono” 250 anni, e Donald Trump si è regalato un comizio: il presidente statunitense, dal palco allestito sotto il monte Rushmore ha parlato per mezz’ora scagliandosi contro una presunta “minaccia comunista” (sic) interna, arrivando a bollare i propri avversari politici come “nemici del 4 luglio 1776” — quindi… inglesi? Nel discorso Trump ha abbandonato ogni pretesa di unità istituzionale, per calarsi, a 4 mesi dalle elezioni di metà mandato, in pura propaganda elettorale. Il bersaglio, i “comunisti,” sarebbero i democratici progressisti, dipinti da Trump come una minaccia esistenziale agli Stati Uniti — il discorso di Trump arriva dopo una settimana di vittorie di candidati progressisti nelle primarie democratiche, da New York al Colorado. Secondo Trump il comunismo è un pericolo peggiore di due guerre mondiali e dell’11 settembre (!), e sarebbe “morte, tirannia e ricerca del male.” Trump ha promesso di sconfiggere il comunismo “rapidamente,” ma dovrà farlo — se il problema sono i candidati democratici — partendo da un indice di gradimento ai minimi storici. Oggi il presidente parlerà di nuovo, al National Mall. (the Guardian) 

La minaccia più imminente per i festeggiamenti del 250esimo Giorno dell’indipendenza però non sono i comunisti: sono gli effetti della crisi climatica di cui Trump veementemente nega l’esistenza. Un’ondata di calore soffocante, una cupola di calore come quella che ha colpito l’Europa nelle scorse settimane, ha travolto le celebrazioni del 4 luglio, costringendo ad annullare o rinviare decine di parate, concerti e spettacoli pirotecnici: è stata cancellata la parata del National Park Service a Washington, per temperature fino a 46 °C, e ci sono stati molti rinvii in tutto il paese. Venerdì oltre 185 milioni di persone, più della metà della popolazione statunitense, erano sotto allerta caldo. Tra le vittime del caldo c’è la festa su cui Trump ha investito di più: la Great American State Fair, vetrina della kermesse presidenziale, venerdì pomeriggio ha semplicemente sbattuto fuori i visitatori: con 38 °C, l’organizzazione filo-trumpiana Freedom250 ha annunciato la chiusura temporanea fino alle 17, spingendo fisicamente fuori i visitatori presenti. Non è il primo intoppo del festival, già flagellato da scarsissima affluenza, chiusure per maltempo, un concerto di Vanilla Ice cancellato, e persino il gelato dei venditori sciolto per un blackout dello scorso 25 giugno. (Reuters / the Daily Beast)

Mentre Trump celebrava i 250 anni degli Stati Uniti, a Teheran cominciavano le celebrazioni per i funerali di Ali Khamenei, ucciso dagli Stati Uniti lo scorso 28 febbraio. Alla Grande Moschea della capitale la bara è stata esposta accanto a quelle dei familiari morti nello stesso attacco. Il governo iraniano prevede che per le celebrazioni del leader si muoveranno milioni di persone, come fu per i funerali di Khomeini nel 1989. Le autorità non stanno in nessun modo sottolineando il parallelo con i festeggiamenti negli Stati Uniti, ma dalle manifestazioni per Khamenei sono partiti molti slogan contro Washington, da grida di “morte all’America” e “morte a Israele,” a uno striscione con scritto “#KillTrump.” (Associated Press / X)

Teheran attende delegazioni da una trentina di paesi, tra cui la Russia, che manda l’ex presidente Dmitrij Medvedev, la Cina, il Pakistan e il governo talebano afghano, ma nessuno stato europeo è stato invitato. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Baghaei ha spiegato che i presenti sono “dalla parte giusta della storia,” bollando come “vergognosa” la posizione dei governi europei sugli attacchi statunitensi e israeliani. (Euronews)