La deriva verso lo stato di polizia in Italia

Amnesty denuncia “centinaia di provvedimenti” punitivi contro sindacalisti, attivisti e manifestanti. Tra le altre notizie: la prima “zona umanitaria” dove intrappolare la popolazione di Gaza, un bracciante è morto lavorando sotto il caldo durissimo, e Netflix clona Gene Wilder con l’IA

La deriva verso lo stato di polizia in Italia
foto: pedro18

Amnesty International, in una lunga analisi uscita ieri, espone quello che già tutti sanno: la Legge 54 del 2026 in materia di sicurezza pubblica è una minaccia grave ai diritti umani e alle libertà fondamentali in Italia. Secondo Amnesty, “numerose disposizioni della legge sono incompatibili con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia e rischiano di comprimere in modo significativo il diritto alla libertà di espressione, di riunione pacifica, di associazione, alla vita privata e alla libertà di movimento.” Tra le disposizioni segnalate come più critiche c’è il fermo preventivo fino a 12 ore nel contesto delle manifestazioni pubbliche a completa discrezione delle forze dell’ordine, l’ampliamento delle cosiddette misure di prevenzione e l’uso di provvedimenti come Daspo e fogli di via. Come fa notare Amnesty, “a soli due mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme, si registrano già centinaia di procedimenti e misure applicati nei confronti di sindacalisti, attiviste e attivisti e persone che hanno partecipato a manifestazioni pacifiche. Diverse procure hanno avviato procedimenti penali e amministrativi legati a iniziative di solidarietà con la popolazione palestinese e ad altre proteste non violente, contestando illeciti legati alla mancata notifica delle manifestazioni e applicando le nuove disposizioni sul blocco stradale e ferroviario.” La ricercatrice di Amnesty, Debora Del Pistoia, fa notare che “sanzioni amministrative e procedimenti penali vengono sempre più utilizzati come strumenti di deterrenza nei confronti dell’esercizio della libertà di riunione pacifica.” (Amnesty Italia)

Proprio sull’uso e abuso dei fogli di via da parte delle autorità pubbliche si è concentrata un’inchiesta di Altreconomia, uscita proprio oggi, che dettaglia come tutti i movimenti contemporanei italiani siano stati repressi a colpi di “misure di prevenzione” usate con estrema liberalità. In realtà queste misure sono state magnificate dalla Legge 54, ma molte di loro sono presente nell’ordinamento italiano da molti anni, in alcuni casi da decenni — in particolare dal dl 159 del 2011, che era pensato ufficialmente per contrastare la criminalità organizzata. Con quel dl venne istituito il foglio di via, previsto per soggetti “che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica.” Fa notare Altreconomia che “’ultimo anno ha visto un incremento del numero di questi dispositivi nelle 11 questure: 1.939 in totale, un aumento di 647 rispetto al 2024 e di 385 rispetto al 2021, il secondo anno in termini quantitativi.” Sempre De Pistoia fa notare che “stanno cercando di far uscire dal circuito penale, che ha più garanzie di quello amministrativo, dei provvedimenti che riguardano restrizioni molto invasive delle libertà personali. Si depotenzia il ruolo dell’autorità giudiziaria per aumentare la discrezionalità e i poteri delle forze di polizia.” (Altreconomia, dietro paywall)

A proposito di concedere alle FdO poteri sproporzionati, che le mettono nelle condizioni di fare gravi danni: lunedì il consiglio comunale di Milano ha approvato l’utilizzo dei taser per la polizia locale — i vigili urbani quindi avranno accesso a un’arma classificata dall’Onu come strumento di tortura. All’inizio l’arma sarà data solo a una dozzina di vigili, ma evidentemente l’intenzione sembra quella di estenderne l’uso a tutto il corpo, secondo un copione già visto. Secondo la capogruppo del Pd in consiglio comunale e Michele Albani, “Dotiamo il Corpo di Polizia locale di uno strumento che protegge gli agenti in caso di aggressione violenta da parte di malintenzionati e, allo stesso tempo può evitare in quelle situazioni l’uso della pistola. Questi nuovi dispositivi potranno essere utilizzati solo in casi specifici e secondo linee guida previste da Ats che ne escludono l’applicazione nei confronti di persone in stato di alterazione psicofisica, sotto effetto di droghe o di alcol” — per i quali il taser può essere letale. (Corriere della Sera)