Prove tecniche di schermaglia
L’Iran chiederà un pedaggio per passare dallo stretto di Hormuz, mentre Teheran e Washington tornano a scambiarsi attacchi. Tra le altre notizie: Volkswagen si prepara al licenziamento di 100 mila persone, nelle carceri italiane è emergenza caldo, e un farmaco per ringiovanire le cellule
La tregua tra Stati Uniti e Iran si fa ancora più fragile: nelle scorse ore i due paesi sono tornati a scambiarsi attacchi, accusandosi reciprocamente di aver violato l’accordo. I Guardiani della rivoluzione hanno lanciato un attacco contro siti statunitensi nella regione come ritorsione a un attacco ordinato da Washington contro impianti missilistici, di droni e su radar iraniani — che, secondo la versione statunitense, erano stati lanciati a loro volta in risposta a un attacco drone iraniano contro una nave cargo nello stretto di Hormuz. La tv di stato iraniana ha denunciato un attacco al porto di Sirik, nel sud del paese, precisando però che lo scalo aveva continuato ad operare normalmente, nonostante fosse stato colpito un molo. I Guardiani della rivoluzione avvertono di essere pronti a tornare all’escalation: “Se l’aggressione si ripeterà, la nostra risposta sarà più ampia di questa.” (Al Jazeera)
D’altro canto, non è che la trattativa stia andando bene, si direbbe. In un’intervista esclusiva a NewsNation, Mohsen Rezaei, consigliere militare senior della Guida suprema e per 16 anni comandante dei Guardiani della rivoluzione, ha confermato che Teheran intende riscuotere dei pedaggi per il passaggio dallo stretto di Hormuz. Rezaei ha detto senza mezzi termini che la trattativa può essere solo su quanto saranno i pedaggi, non sulla presenza o meno di un costo per le navi che passano dallo stretto, spiegando che i costi della gestione dello stretto “non possono uscire dalle tasche del popolo iraniano.” “Devono essere riscossi da chi trasporta petrolio attraverso questo stretto.” Secono Rezanei si tratta di costi reali, principalmente legati alla gestione della sicurezza dello stretto e alla tutela ambientale. Ma il funzionario non ha fatto mistero che è la guerra ad aver fatto cambiare le cose: “Per 47 anni abbiamo dimostrato che lo stretto di Hormuz è aperto, ma dopo le lunghe guerre mosse contro di noi non possiamo più andare avanti come prima.” Rezaei ha anche dichiarato che, al contrario di quanto sostengono l’intelligence statunitense e israeliana, Mojtaba Khamenei sia in buona salute. (NewsNation)
Qualche passo avanti sembra essersi fatto, invece, nella trattativa tra Israele e Libano: Marco Rubio ha annunciato che è stato siglato un primo accordo quadro tra i due paesi, che potrebbe essere un primo passo verso la pace. Il documento è stato firmato dagli ambasciatori dei due paesi negli Stati Uniti e prevede un processo per restituire al Libano i territori occupati dalle IDF, con la creazione di un “gruppo di coordinamento militare” guidato dagli Stati Uniti, e di un fondo umanitario da 100 milioni di dollari. L’accordo è per natura fragile, perché Hezbollah è stato escluso dalla trattativa — e resta contrario al deporre le armi — ma soprattutto perché finora Israele si è poi rifiutato di ritirare materialmente i propri militari. Netanyahu ha commentato l’accordo dicendo che si trattava di un “grande risultato,” però ha già avvisato che “Israele resterà nella zona di sicurezza del Libano meridionale,” effettivamente continuando l’occupazione, “finché Hezbollah non sarà disarmato.” (Associated Press)