I bambini nel mirino di Israele
Un nuovo report ONU documenta la strage di bambini palestinesi, con prove inquestionabili del genocidio in corso. Tra le altre notizie: la transizione tra Starmer e Burnham inizia male, sono stati liberati i due attivisti italiani detenuti in Libia, e Larry Sanger è stato bannato da Wikipedia
Un nuovo report di una commissione indipendente delle Nazioni Unite denuncia come le autorità israeliane e le forze di sicurezza del paese abbiano volutamente e schematicamente colpito i bambini palestinesi, in azioni che costituiscono genocidio e crimini contro l’umanità. Il documento aggrega dati agghiaccianti: dal 7 ottobre 2023 al 31 marzo 2026 le IDF hanno ucciso più di 20 mila bambini, e ne hanno feriti più di 44 mila. Non si tratta di “vittime collaterali” alle azioni militari israeliane: la commissione riconosce che queste uccisioni “non sono state accidentali, ma intenzionali,” una campagna “volta a distruggere l’esistenza dei palestinesi di Gaza in quanto gruppo.” Poiché i bambini “incarnano la continuità biologica e sociale del gruppo,” gli inquirenti affermano di avere “motivi fondati” per concludere che colpirli faccia parte di una “strategia deliberata per distruggere il futuro dei palestinesi di gaza.” Il rapporto descrive due modalità: l’uccisione diretta, prendendo di mira gli organi vitali con armi di precisione come quadricotteri e cecchini, e l’uso di armi ad alto impatto in attacchi sistematici contro edifici residenziali, scuole e campi profughi affollati di minori. La commissione denuncia che la strage dei bambini continua indisturbata anche ora che, nominalmente, c’è un cessate il fuoco, e il genocidio non procede più a pieno regime: i bambini hanno continuato a essere uccisi se si avvicinano — quanto? L’arbitro sono le IDF — alla “linea gialla,” in un’area priva di segnalazioni chiare e di corridoi sicuri, che il documento descrive come una “trappola mortale.” La commissione arriva alla conclusione che quello in corso non possa essere descritto come un cessate il fuoco, perché una tregua che permette di continuare a sparare sui bambini “non può essere credibilmente considerata una cessazione delle ostilità.”
Il documento si apre con una descrizione dell’operazione: “La distruzione dell’essenza dell’infanzia.” E infatti le operazioni non si fermano solo alle uccisioni: il documento dettaglia torture e violenze sessuali contro minori arrestati e detenuti nelle carceri israeliane, senza che le famiglie sappiano dove si trovino. Sono documentati attacchi ai reparti di neonatologia e maternità, con un aumento drastico di aborti spontanei, malformazioni e morti neonatali. Il rapporto descrive le conseguenze come un’occupazione anche della psiche dei bambini: “La libertà di giocare, immaginare, sperare e costruirsi un'identità è stata erosa.” “Anche se le bombe e i fucili tacessero a Gaza e in Cisgiordania, i bambini palestinesi non guarirebbero da un giorno all'altro.” Non si tratta di accuse generiche: il rapporto indica per nome le unità militari ritenute responsabili di singoli episodi — dalla brigata Kfir, chiamata in causa per il drone che a fine novembre 2025 ha ucciso due fratelli di 10 e 9 anni, alla 401ª, ritenuta responsabile dell’uccisione di Hind Rajab e dei suoi familiari nel gennaio 2024. (OHCHR)
Mentre il cessate il fuoco ha fatto poco per fermare la strage a Gaza, le strategie del genocidio sono state replicate dalle IDF anche in Libano, come si è visto più volte nelle scorse settimane. Ora, anche qui ci sarebbe un cessate il fuoco che dovrebbe fermare le violenze — invece, dopo due giorni di calma relativa, le uccisioni sono ricominciate. Le IDF hanno ucciso 2 uomini, e feriti altri 2, mentre si trovavano nei pressi di un escavatore che stava liberando una strada dai detriti causati dagli attacchi israeliani. Hezbollah ha denunciato che l’attacco è una violazione “flagrante” degli accordi presi dagli Stati Uniti, senza però indicare se risponderà. Come sempre, le IDF sostengono di aver colpito “terroristi armati” “che rappresentavano una minaccia immediata.” Come sempre, i militari non hanno fornito prove in sostegno a queste gravissime accuse. Per altro, da parte sua, Netanyahu ha ripetuto che Israele rivendica “piena libertà d’azione” in Libano. (Al Jazeera)