Gli Stati Uniti possono controllare Israele?

In Svizzera è il momento della verità: JD Vance può garantire che le IDF fermeranno i propri attacchi in Libano? Tra le altre notizie: le ultime ore da premier di Starmer, la sempre piú grave rottura tra Trump e Meloni, e la Francia vieta gli alcolici dal caldo che fa

Gli Stati Uniti possono controllare Israele?
foto dominio pubblico, Senato statunitense

Si sono aperti, al resort di Bürgenstock, sulle alpi svizzere, i colloqui di pace di alto livello tra Stati Uniti e Iran: a guidarli sono il vicepresidente statunitense Vance e il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf, con l’obiettivo di trasformare in una pace duratura la nuova tregua siglata dal memorandum firmato nei giorni scorsi da Trump e Pezeshkian. Qualsiasi lavoro di diplomazia, però, parte per forza a fatica: sabato i Guardiani della rivoluzione hanno annunciato la nuova chiusura dello stretto di Hormuz, in risposta al mancato rispetto degli accordi da parte di Israele, i cui raid in Libano continuano senza sosta. Vance, arrivato in Svizzera questa mattina presto, si è detto ottimista, aspettando di fare passi avanti sia su Libano che sul nucleare — ma le autorità iraniane sono scettiche, perché gli Stati Uniti appunto non stanno riuscendo a far rispettare nemmeno il primo punto del memorandum, quello che impegnava Stati Uniti e Israele a un cessate il fuoco su “tutti i fronti,” Libano compreso. (Reuters)

La chiusura dello stretto non è da leggere come una rappresaglia, ma come un’arma negoziale, sottolinea CNN. Così le autorità iraniane arrivano alla trattativa in Svizzera avendo già dimostrato che sono pronte a usare tutti gli strumenti a disposizione per ottenere un vero cessate il fuoco sul Libano. Da un punto di vista formale, d’altro canto, avendo Stati Uniti e Israele già infranto il primo punto dell’accordo, anche le autorità iraniane non hanno materialmente impegni nel rispetto della loro parte dell’accordo. Gli Stati Uniti speravano che questa sessione sarebbe stata dedicata al nucleare, ma per necessità è stata aggiunta una “sessione di emergenza” per parlare del Libano, che per la delegazione iraniana è “il punto più importante” dell’agenda. In Libano, nel frattempo, gli attacchi israeliani non si fermano: sabato sono state uccise altre 23 persone. L’inviata di Al Jazeera Heidi Pett, da Tiro, ha riferito di oltre 100 raid israeliani nel sud da mezzanotte, denunciando di nuovo che tra gli uccisi ci sono molti civili. (CNN / Al Jazeera)

Nelle scorse ore Trump ha condiviso su Trut Social un articolo in cui si parla di come il ruolo statunitense nei conflitti israeliani sia fondamentale per le speranze politiche di Netanyahu alle prossime elezioni, ma il presidente statunitense non se la passa molto meglio. Lo dicono i sondaggi: secondo una nuova rilevazione AP-NORC, il 65% dei cittadini statunitensi disapprova la gestione del conflitto con l’Iran da parte di Trump. La guerra cominciata il 28 febbraio è impopolare anche dopo il passaggio, piuttosto repentino, dalle minacce nucleari al tavolo della trattativa. L’approvazione resta largamente per linee di partito, ma c’è comunque una fetta rilevante di repubblicani — il 28% — che non ha digerito né la guerra, né ora l’intesa. La chiusura di questo dossier — in modo più o meno umiliante per Washington, in base a come la si pensa — dipende tutto da quanto gli Stati Uniti possano davvero esercitare una forma di controllo su Tel Aviv. (Truth Social / Associated Press)