La resa di Versailles

Donald Trump ha firmato a Versailles la resa di Stati Uniti e Israele. Tra le altre notizie: il Parlamento europeo ha approvato la gestione dei campi di concentramento per migranti all’estero, come funzionerà l’uso dell’IA nelle FdO, e la società segreta di Peter Thiel

La resa di Versailles
foto: Emmanuel Macron, via X

I presidenti di Stati Uniti e Iran hanno firmato e reso pubblico il testo dell’accordo provvisorio che mette fine alla guerra scatenata da Washington e Tel Aviv. Si tratta di una pace fragilissima: Trump ha subito minacciato di riprendere gli attacchi e uccidere i dirigenti iraniani — quelli che hanno lavorato alla pace che stava firmando — se Teheran non rispetterà gli impegni presi nell’accordo. Nonostante tutto, Trump ha difeso i propri interlocutori iraniani, descrivendoli come “gente sveglia,” ma senza mai sacrificare la propria retorica muscolare: “Se non si comportano bene, torneremo a sganciargli bombe sulla testa.” L’intesa, firmata digitalmente in inglese e in farsi da Trump e da Pezeshkian, prolunga di altri 60 giorni il cessate il fuoco di aprile, anche in Libano, e prevede la fine immediata della guerra su tutti i fronti, la riapertura del traffico marittimo “senza pagamenti” attraverso lo stretto di Hormuz, la revoca del blocco navale e delle sanzioni statunitensi, lo sblocco degli asset iraniani congelati e la creazione del fondo da 300 miliardi di dollari di cui parlavamo ieri. L’Iran si impegna a non costruire armi nucleari — cosa che non stava facendo — e ad avviare un processo di diluzione del proprio uranio arricchito sotto la supervisione dell’AIEA. Il paese ha ottenuto di non doverlo portare fuori dal proprio paese. Per la Casa bianca è una sconfitta su tutti i fronti rispetto alle ambizioni della guerra: il governo che doveva essere ribaltato è ancora in piedi, le scorte di uranio che dovevano essere consegnate rimarranno in Iran, Teheran continuerà a sostenere Hezbollah. È sfumato anche l’obiettivo di distruggere l’industria missilistica iraniana: la citazione emblematica di Trump della giornata è probabilmente questa: “Se gli altri paesi li hanno,” i missili, “è un po’ ingiusto che loro non ne abbiano.” (Reuters)

Le voci israeliane più estremiste sono livide, e vivono la firma come un tradimento pure e semplice. Shimon Riklin, conduttore di Now 14, vicinissimo a Netanyahu, si è sfogato in un’intervista per il New Yorker, parlando di una “resa totale,” e accusando gli Stati Uniti di aver “pugnalato Israele alle spalle.” Riklin, che paragona apertamente l’Iran alla Germania nazista, si dice “sconvolto,” e non capisce perché si è entrati in guerra per poi concedere tutto questo a Teheran. (È quello che succede quando si perde una guerra.) Riklin sostiene che esistesse un piano per rovesciare il governo iraniano, che Trump avrebbe attivamente sabotato: “Parlo con persone di altissimo rango nella difesa israeliana, e parlavano di una probabilità del 70 o 80% di rimpiazzare il regime iraniano se Trump avesse lasciato che le milizie dall’Iraq invadessero l’Iran,” milizie a cui, Riklin precisa, “Israele avrebbe potuto fornire le armi” — “faceva parte del piano.” L’accusa contro Trump è: “Ha detto che i curdi non volevano combattere; ma in realtà è lui che ha proibito loro di combattere, perché Erdoğan ha fatto pressione su di lui.” “Israele aveva un piano brillante e ha speso un sacco di soldi, e all’inizio della guerra ha sconvolto gli iraniani.” “Ma voi avete impedito alle milizie di agire, e ora vi chiedete perché il regime non è caduto.” “Perché non ce ne avete dato la possibilità. A Gaza. In Libano. In Siria. In Iran. Tutto quello che volevamo fare, ce lo avete impedito.” (the New Yorker)

L’unico vero risultato che la diplomazia statunitense potrebbe vantare è che non ci sarà un pedaggio per passare dallo stretto di Hormuz — o forse no. Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf, diventato una delle voci più importanti della trattativa, ha dichiarato che lo stretto “non tornerà alle condizioni precedenti alla guerra,” indicando che l’accordo per non avere pedaggi è valido solo per i 60 giorni di trattativa concordata con Washington. Ghalibaf ha precisato che l’operazione verrà svolta “nel quadro del diritto internazionale,” spiegando come ai paesi che si affacciano su stretti strategici vengano riconosciuti sia responsabilità che diritti — tra cui c’è anche il compenso per i servizi forniti al traffico marittimo. Ghalibaf ha sottolineato che l’Iran detiene diritti sullo stretto, e che quindi “naturalmente” riceverà pagamenti per i servizi forniti. (the Guardian / X)