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L’accordo tra Stati Uniti e Iran dovrebbe essere firmato oggi — o comunque nei prossimi giorni. Forse. “Non lo si può escludere.” Tra le altre notizie: il traffico d’organi delle Forze di supporto rapido del Sudan, il populismo facile di Vannacci, e una grande “necropoli” di balene
Trump ha annunciato che l’accordo per porre fine alla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran dovrebbe essere firmato già in giornata, e che lo stretto di Hormuz dovrebbe essere riaperto “immediatamente dopo.” Teoricamente si dovrebbe essere a ore dalla fine del conflitto, ma Trump non ha resistito, e ha concluso il post tornando ad avvertire: “Se le cose non fanno, abbiamo l’alternativa definitiva, che speriamo non sia mai più usata” — un riferimento esplicito alla minaccia, più volte sottesa, di usare armi atomiche contro l’Iran. Si è detto convinto che questa sia la volta buona anche il premier pakistano Sharif, che si aspetta firma elettronica sull’accordo già nelle prossime ore, con già una data per aprire i colloqui tecnici la settimana prossima: “Siamo fiduciosi che questa storica intesa costituirà una base solida per una pace duratura.” Da Teheran, però, si invita alla cautela: Baghaei ha anticipato che la firma non arriverà oggi, anche se “non si può escludere che non avvenga nei prossimi giorni.” D’altronde, l’accordo arriva dopo un exploit rilevante dell’esercito statunitense, nell’escalation più rilevante da quando si era arrivati al cessate il fuoco. (X / Middle East Eye)
Un segnale che fa pensare che potrebbe essere davvero vicina la fine del conflitto è che Teheran ha fissato la data dei funerali di Khamenei, ucciso lo scorso 28 febbraio nel primo giorno di aggressione israeliana e statunitense. Le cerimonie si apriranno il 4 luglio, e proseguiranno fino al 7. La sepoltura si terrà il 9, a Mashhad, la sua città natale. La legge islamica imporrebbe la sepoltura entro 24 ore dalla morte, ma sono ammesse eccezioni, per esempio in tempo di guerra, e così è stato per il religioso che per 36 anni era stato al vertice della Repubblica islamica. (Reuters)
L’incognita resta la stessa da giorni: finora Teheran ha insistito che la tregua deve estendersi anche al Libano, ma non ci sono indicazioni che le IDF intendano interrompere nelle prossime ore i propri attacchi: sabato l’esercito israeliano ha martellato i distretti di Nabatieh e Jezzine, l'esercito israeliano ha martellato i distretti di Nabatieh e Jezzine e altri centri abitati. Gli attacchi si sono estesi anche a Kfar Tebnit, dove però le IDF non avevano preannunciato nessun attacco. Hezbollah ha rivendicato incursioni con droni contro mezzi militari nemici, mentre Israele ha affermato di aver intercettato “un sospetto bersaglio aereo” proveniente dal Libano e di aver colpito, “più di 70 siti infrastrutturali terroristici di Hezbollah.” Come sempre, le dichiarazioni delle IDF non vengono sostanziate da prove che confermino di non aver colpito obiettivi civili. (the New Arab)