Gli Stati Uniti sono pronti ad accettare la sconfitta? E Israele?

L’accordo sarebbe molto vicino, ma è una pillola molto amara per Washington e Tel Aviv. Tra le altre notizie: l’uccisione di “Niño Guerrero,” gli attivisti del convoglio di terra della GSF rischiano di passare un altro mese in prigionia in Libia, e gli Stati Uniti bloccano Fable 5

Gli Stati Uniti sono pronti ad accettare la sconfitta? E Israele?
foto dominio pubblico, Joyce N. Boghosian / Casa bianca

Sia Stati Uniti che Iran hanno segnalato che l’accordo per porre fine alla guerra scatenata da Washington e Tel Aviv sarebbe davvero a portata di mano: un alto funzionario dell'amministrazione statunitense ha riferito che le due parti hanno concordato un testo e che Washington conta di firmare un'intesa iniziale nei prossimi giorni, e il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, pur ammettendo che modifiche sono ancora possibili, ha apertamente rivendicato la vittoria iraniana nel conflitto. Poche ore dopo quelle dichiarazioni, però, le forze statunitensi hanno abbattuto diversi droni d’attacco iraniani diretti verso lo Stretto di Hormuz, mentre agenzie iraniane riferivano di esplosioni a Sirik e sull'isola di Qeshm, attribuite a colpi sparati dai Guardiani della rivoluzione per avvertire le navi in transito senza permesso. Il memorandum d’intesa prevede la riapertura dello stretto e la revoca del blocco navale statunitense, con i negoziati sul nucleare — nominalmente la ragione per aver iniziato la guerra — rinviati a un successivo periodo di 60 giorni. Il nodo del nucleare è ancora tutto da risolvere, ma Araghchi ha indicato disponibilità da parte di Teheran di diluire i materiali. Secondo fonti occidentali l’accordo potrebbe essere firmato già domenica, da remoto, dal vicepresidente JD Vance e dal presidente del parlamento iraniano Ghalibaf, probabilmente a Ginevra. Ma a Teheran ci sono ancora molti timori che il governo israeliano riesca a fermare l’accordo all’ultimo minuto. (Reuters / X)

Araghchi ha anticipato molti dettagli sull’accordo, che sarebbe un documento in 14 punti, frutto di più di due mesi di lavoro. Il ministro iraniano ha confermato molti dei dettagli che nelle scorse settimane erano emersi su versioni precedenti dell’accordo: il documento prevede la sospensione dell’aggressione, sia in Iran che in Libano, un impegno statunitense a non interferire negli affari interni del paese, la riapertura dello stretto di Hormuz sotto il controllo iraniano, e la sospensione delle sanzioni su petrolio e prodotti derivati. Da parte iraniana, ci sarebbe la disponibilità a impegnarsi a non produrre armi nucleari, e la formazione di un meccanismo di monitoraggio per garantire l’implementazione dell’accordo.  In più, secondo un documento visto dall’agenzia Mehr ci sarebbe anche lo sblocco di 24 miliardi di fondi congelati. Se l’accordo fosse confermato in questi termini, costituirebbe una quasi completa capitolazione degli Stati Uniti, che avrebbero condotto una guerra lunga mesi per non ottenere materialmente nessun risultato politico ed economico favorevole. (X / Mehr)

Associated Press, che non è una agenzia stampa iraniana, come dire, passa in rassegna tutti gli obiettivi di guerra fissati da Trump dall’inizio del conflitto, lo scorso 28 febbraio, sottolineando come quasi tutti siano rimasti disattesi, mentre  la lista delle motivazioni per cui si era in guerra cambiava e diventava via via sempre più modesta. Nel corso delle settimane Trump e Rubio hanno rivendicato più volte di aver distrutto le capacità dell’Iran di difendersi e di produrre ulteriori armi — per poi dover più o meno indirettamente dover ammettere che la situazione non era quella che avevano annunciato. Il risultato? Una guerra lunga mesi che ha logorato l’economia globale, messo alla prova le alleanze con il resto del mondo e, sì, ucciso decine di alti dirigenti iraniani, ma senza portare a successi tattici e politici — e che ora sembra chiudersi con Washington costretta a concedere quasi tutto a Teheran. (Associated Press)


The Submarine questo mese compie 10 anni: per l’occasione, ci troviamo oggi ai Giardini Lea Garofalo, per parlare delle notizie di cui ci occupiamo tutti i giorni da ormai parecchio tempo. Faremo anche un po’ di festa! Ci vediamo dopo :)