Prendiamoci una pausa di riflessione
Gli attacchi tra Iran e Israele si sono fermati, almeno per ora, ma la trattativa procede sempre piú a fatica. Tra le altre notizie: le elezioni in Perù andranno all’ultimo voto, la procura di Roma ha messo sotto indagine Ben–Gvir, e Apple continua la propria guerra all’UE
Gli attacchi tra Iran e Israele sono, almeno momentaneamente, sospesi — il timore che il conflitto possa tornare a deflagrare c’è: sia Netanyahu che il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf hanno rilasciato dichiarazioni in cui specificano che non tollereranno ulteriori attacchi dall’altra parte, e minacciano ulteriori attacchi. Trump ha cercato di dettare la propria versione dei fatti, dicendo che entrambe le parti vogliono un “cessate il fuoco immediato.” “I negoziati finali sulla ‘pace’ procedono, salvo che ignoranza e stupidità si mettano in mezzo,” ha scritto il presidente statunitense. Secondo un retroscena, Trump avrebbe fatto un’altra telefonata a Netanyahu, minacciandolo che, nel caso volesse tornare in guerra, rischierebbe di tornarci da solo. Trump ora sostiene di poter chiudere l’accordo in “due o tre giorni,” ma la trattativa ovviamente risente molto degli attacchi delle scorse ore: il portavoce del ministro degli Esteri iraniano Baghaei spiega che l’atmosfera ora è di “estremo sospetto”: Teheran sostiene che gli attacchi in Libano hanno l’espresso obiettivo di sabotare la diplomazia, a prescindere che gli Stati Uniti li avessero autorizzati o meno: “Nessuno crede che il regime sionista compia qualsiasi azione senza previo coordinamento e cooperazione con gli Stati Uniti.” (the Guardian / Truth Social / Axios / X / the Guardian)
Un retroscena di Reuters conferma questa lettura dei fatti: dietro gli attacchi in Libano e lo scambio di colpi con l’Iran, ci sarebbe un obiettivo specifico di Netanyahu: imporre che anche Tel Aviv abbia un posto nella trattativa per la pace con l’Iran — finora il governo Netanyahu VI è stato tenuto a distanza dalla trattativa. Israele vorrebbe che l’accordo tra i due paesi non comprendesse il Libano, dove si vorrebbero continuare gli attacchi indisturbati — cosa che è successa anche nelle scorse ore di rinnovata “tregua,” con bombardamenti a tappeto in cui sono state uccise 12 persone. Il futuro della trattativa, insomma, sembra giocarsi sulle dinamiche interne tra Israele e Stati Uniti: Washington sa che Israele ha un’autonomia molto limitata nel condurre una guerra da sola contro l’Iran, ma Tel Aviv ha comunque dimostrato di poter attaccare Teheran in modo indipendente — fermando qualsiasi trattativa, se lo ritiene. (Reuters / Al Jazeera)
Come sempre, qualsiasi analisi su possibili azioni israeliani “indipendenti” da Washington richiede di credere che non ci sia una sostanziale continuità politica e militare tra i due paesi. Uno scoop di Ken Klippenstein rivela, ad esempio, che quando il Pentagono annuncio il dispiegamento dell’82esima divisione aviotrasportata nella regione, fu nascosto un dettaglio decisivo: parte dei paracadutisti era diretta in Israele, come rivela un ordine di schieramento dell’esercito statunitense, datato 7 aprile 2026, che invia il secondo battaglione del 501esimo reggimento di fanteria, lo storico battaglione “Geronimo,” di disporsi temporaneamente su territorio israeliano. Secondo una fonte militare coinvolta nella pianificazione, il dispiegamento era legato a piani di contingenza congiunti Stati Uniti–Israele, definiti a partire da febbraio, per conquistare l’isola di Kharg, il principale terminale petrolifero iraniano, e ritagliare una testa di ponte costiera dentro l’Iran. Lo spostamento dell’82esima in Israele è semplice: si tratta di una forza di reazione rapida, e schierarla a Tel Aviv avrebbe permesso a Stati Uniti e Israele di lanciare un’operazione contro l’isola di Kharg senza consultare gli altri stati della regione. (Ken Klippenstein)
The Submarine questo mese compie 10 anni: per l’occasione, ci troviamo sabato 13 giugno ai Giardini Lea Garofalo, per parlare delle notizie di cui ci occupiamo tutti i giorni da ormai parecchio tempo. Faremo anche un po’ di festa! Vi aspettiamo.