Troppo bello per essere vero..?
Trump ha annunciato per la 39esima volta l’accordo con l’Iran — ma forse questa volta è vero. Tra le altre notizie: Kaja Kallas ha ammesso che in Israele c’è l’apartheid, lo sciopero per lo smart working alla presidenza del Consiglio, e chi è Elias Thorne, che appare in molte storie scritte dall’IA?
Cresce la speranza che si arrivi a una tregua tra Iran e Stati Uniti: Trump ha annunciato che un accordo potrebbe essere firmato già questo fine settimana. Nelle ore precedenti Trump aveva di nuovo minacciato Teheran di pesanti bombardamenti, per poi di nuovo cancellarli all’ultimo minuto, almeno così ha scritto, perché si era arrivati ad un accordo. Se la notizia vi sembra familiare, è perché questo copione si è ormai ripetuto diverse volte, con minacce più o meno apocalittiche nelle ore precedenti: CNN ha realizzato un clip show di tutte le volte che Trump ha annunciato che un accordo era imminente — 39 volte dal 23 marzo scorso. Alla domanda se la Guida suprema Ali Mojtaba Khamenei avesse approvato l'intesa, ha risposto: “Mi risulta di sì.” Dall’Iran arrivano ricostruzioni più caute: il portavoce Baghaei ha messo in chiaro se Teheran non intende fare passi indietro sulle proprie linee rosse: l’interruzione degli attacchi sul Libano, la revoca delle sanzioni, lo sblocco degli asset congelati, e il riconoscimento più o meno formale di una autorità sullo stretto di Hormuz. È possibile che l’accordo ci sia, ma sia solo di alto livello, per aprire a una trattativa più precisa sui dettagli nelle prossime settimane: Trump l’ha descritto come “molto solido” ma “un po’ concettuale.” Trump sostiene che l’accordo sia stato approvato anche da Arabia Saudita, Emirati, Israele e Qatar — ma l’ufficio di Benjamin Netanyahu ha precisato che Israele “non è parte” del memorandum, pur ringraziando il presidente statunitense. (Reuters / Truth Social / X)
A onor del vero sembra che questa volta la notizia di un possibile accordo sia un po’ più vera delle precedenti 38: secondo Ali Hashem, corrispondente di Al Jazeera, sarebbero in corso a Teheran incontri tra i vertici iraniani, ma non ci sarebbe ancora una decisione definitiva. La situazione potrebbe essere analoga a quella di dieci giorni fa, a parti inverse: allora c’era un accordo chiuso, approvato dai vertici iraniani, e pronto per la firma di Trump, ma che il presidente statunitense si è rifiutato di firmare. (X)
Alla notizia di un possibile accordo, il prezzo del petrolio è tornato a scendere in modo rilevante: mentre scriviamo è ben sotto i 90 dollari, a 85,7$, un prezzo che non si vedeva dal 5 marzo scorso. Jeffrey Currie, ex responsabile della ricerca sulle materie prime di Goldman Sachs, spiega che il prezzo del greggio non riflette più l’incontro tra domanda e offerta, perché gli investitori, semplicemente, non vogliono più tenere petrolio in portafoglio a causa della costante instabilità. La misura di quanto capitale è disposto a esporsi sul greggio è crollata a 1,4 miliardi di dollari, circa 5 in meno, e non per via di tassi in salita, sanzioni o richieste di margine, perché “il rumore politico, accordo sì/accordo no, attacco/non attacco, ha reso non remunerabile il costo” di tenere petrolio in portafoglio. (TradingEconomics / X)
The Submarine questo mese compie 10 anni: per l’occasione, ci troviamo domani ai Giardini Lea Garofalo, per parlare delle notizie di cui ci occupiamo tutti i giorni da ormai parecchio tempo. Faremo anche un po’ di festa! Vi aspettiamo.
