Il governo vuole sbattere in galera gli studenti delle medie

Le forze di governo si inventano un nuovo nemico immaginario: gli adolescenti. Tra le altre notizie: l’Iran avrebbe inviato comandanti dei Guardiani della rivoluzione in Yemen, Mario Calabresi si è detto disponibile a candidarsi a sindaco di Milano, la votazione per le nuove banconote degli euro

Il governo vuole sbattere in galera gli studenti delle medie
foto CC-BY 4.0 Stenbocki maja

Dopo essersela presa con le persone di origine straniera e i più poveri, al governo si sono chiesti: con quale altra categoria di deboli possiamo attaccare? Ma i minorenni, ovviamente. Un nuovo disegno di legge modifica il concetto di imputabilità per chi ha tra 14 e 18 anni — quindi anche per ragazzini di terza media. Oggi sono già imputabili, ma giustamente la loro capacità di intendere e volere va verificata caso per caso dal giudice e non è presunta, come invece accade per gli adulti. Con questa proposta, invece, i minorenni saranno equiparati in questo agli adulti e reputati capaci di intendere e di volere fino a prova contraria. Al governo piace prendersela con i ragazzini: già con il decreto Caivano, del 2023, era diventato più facile sbatterli in carcere senza pensarci troppo, riducendo la possibilità dei minori di scontare la pena fuori dal carcere. (il Post)

Meloni si è presa la briga di commentare dicendo che “chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne.” Osservatorio Repressione fa notare che la proposta del governo “si inserisce coerentemente in una strategia legislativa che, dal Decreto Caivano al decreto sicurezza, fino all’estensione del fermo preventivo ai luoghi della movida annunciata appena pochi giorni fa, sta progressivamente spostando il baricentro dell’azione dello Stato dal terreno delle politiche sociali a quello della repressione penale.” Creando l’ennesimo nemico immaginario con le “baby gang” dei cosiddetti “maranza,” lo stato smette di pensare di poter risolvere i problemi e passa semplicemente a risposte sicuritarie. “La dispersione scolastica, il disagio adolescenziale, la marginalità delle periferie, l’abbandono dei servizi territoriali, la povertà educativa e l’assenza di politiche giovanili non vengono affrontati nelle loro cause strutturali. Vengono invece reinterpretati come problemi di ordine pubblico, ai quali si ritiene di poter rispondere attraverso l’inasprimento delle pene, l’anticipazione dell’intervento repressivo e l’ampliamento dei poteri delle forze di polizia. È il paradigma dello Stato penale descritto ormai da decenni da studiosi come Loïc Wacquant. Man mano che arretra il welfare, cresce l’investimento nelle istituzioni repressive. Alla riduzione degli strumenti di protezione sociale corrisponde l’espansione del sistema penale.” (Ansa / Osservatorio Repressione)

Anche Nordio, tra una richiesta di grazia per un pluriomicida e un’altra per una sfruttatrice della prostituzione minorile, ha trovato il tempo per commentare che “È il tassello finale di tutta una serie di provvedimenti, a cominciare dal decreto Caivano che sono stati adottati in seguito all'aumento della delinquenza minorile.” La capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, fa notare che il governo è “Debole con i forti e forti i deboli: lo slogan funziona benissimo per la premier Meloni. Ieri gli immigrati, oggi i minori. Non c'è mai limite alla voglia di fornire uno scalpo piuttosto che risolvere un problema.” Save the Children ha dichiarato invece che “Considerare di regola imputabile un minore ultraquattordicenne rischia di trasmettere un messaggio rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti.” (ANSA)