I sogni di apartheid passano dalla scuola

Il governo Meloni ha deciso di fare campagna elettorale sulla pelle degli studenti delle scuole italiane. Tra le altre notizie: le proteste in Francia contro lo scudo penale per la polizia, l’industria delle armi pubblica fa i soldi sul riarmo, la questione dei diritti sul film di A24 su SCP

I sogni di apartheid passano dalla scuola
foto CC-BY-NC-SA 3.0 Governo italiano

Si è ormai capito bene che in questa campagna elettorale Meloni conta di contenere l’ascesa di Vannacci, alla sua destra, con sparate razziste o regali a effetto che soddisfino la parte peggiore del suo elettorato — tanto, di solito, a farne le spese sono le fasce più deboli della popolazione. L’ultima è l’idea di introdurre finalmente una vecchia fissazione della destra, ovvero un tetto massimo al numero di stranieri nelle classi. Secondo Meloni, che ha chiuso così la festa dei giovani di FdI, “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza.” La proposta in realtà era stata già avanzata dal ministro leghista dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, e andrà di pari passo con altre due misure simili: l’obbligo d iimparare l’italiano per “i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico” e “il divieto a scuola di indossare burqa e niqab” — quindi non il semplice velo, chiamato hijab, come hanno riportato erroneamente alcune testate ieri, ma solo per quei tipi di abiti che coprono in qualche misura anche il volto. Tra le altre cose, Meloni ha anche annunciato di voler attribuire la denominazione di “liceo” anche agli istituti tecnici e professionali,” una misura che lei giustifica dicendo, forse giustamente, che “Fin dal nome vogliamo sia chiaro che sono scuole di pari valore e le persone che le frequentano sono di pari valore,” ma che sembra molto una verniciatura di facciata. (il Post)

Come in altri casi, in realtà un regolamento simile esiste già, introdotta dalla circolare ministeriale 2 del 2010, dell’allora ministra Maristella Gelmini — ma in quell’anno Valditara era già nella commissione Istruzione pubblica, ed era stato il principale relatore della famigerata riforma gelminiana. Questa circolare fissa “di norma” il tetto di stranieri per classe al 30%, lasciando però aperta la porta a deroghe per stranieri con buona conoscenza dell’italiano o “in assenza di alternative.” La legge potrebbe andare sostanzialmente a intervenire su questi legacci, rendendo la norma più stringente. A quel punto però entrerebbero in gioco la Costituzione e il diritto europeo: gli articoli 3 e 4 recitano che “la scuola è aperta a tutti,” mentre l’articolo 45 del Dpr del 1999 stabilisce che i minori stranieri abbiano diritto all’istruzione “nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani” e prescrive di distribuirli “per evitare classi ghetto.” Il problema principale della proposta è che, in molti, casi, si scontra con la realtà di fatto. Oggi la questione riguarda circa 2.100 scuole su circa 55 mila scuole censite, quindi un numero piuttosto esiguo, ma questi istituti di solito sono in aree dove buona parte della popolazione è di origine straniera, come alcune zone della periferia di Milano. Fa notare Alberto Guariso, esperto in diritto antidiscriminatorio, che “La distribuzione non può essere imposta per legge; è ovvio che se una scuola sta in un quartiere con una elevata percentuale di famiglie stranieri il problema si porrà, ma non si può pensare di risolverlo imponendo alle famiglie straniere di iscrivere i figli a chilometri di distanza, come aveva ipotizzato già anni fa la circolare Gelmini, poi di fatto mai applicata proprio per questo motivo.” (il Fatto Quotidiano, dietro paywall)

Valditara, comunque, ha assicurato che gli stranieri cacciati dalle proprie scuole non dovranno iscriversi lontano: “non manderò certo uno studente a 20 chilometri di distanza.” Valditara aveva poi specificato che la norma era stata ideata non per tutti gli stranieri, ma per chi ha conoscenze molto limitate dell’italiano — a suo dire, per chi “non sa dire buongiorno o buonasera.” Non è chiaro, però, come dovrebbero essere accertate queste competenze: quando i ragazzi sono già iscritti? Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, ha fatto notare che in quel caso “non possiamo certo mandarli via.” La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha commentato così: “Mi sembra che Meloni stia rincorrendo la remigrazione di Vannacci e vorrei capire cosa se ne fanno, di quest'altra proposta di propaganda, quelle famiglie italiane che in questo momento devono trovare 545 euro per i libri di testo. È una proposta anche irrealizzabile come già abbiamo sentito dai presidi. Poi la domanda è anche dove pensa di mettere i bambini a cui si nega il diritto alla scuola.” (Open / Sky TG24)