Le condizioni per finire la guerra le detta l’Iran

L’Iran è pronto a riaprire il negoziato, ma solo alle proprie condizioni. Tra le altre notizie: le elezioni a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, il sessismo goffo di Antonio Tajani, e anche Gemini è stato responsabile di tentativi di hacking

Le condizioni per finire la guerra le detta l’Iran
foto CC BY 4.0 Tasnim

Mohsen Rezai, il massimo addetto alla sicurezza in Iran, ha annunciato che l’Iran ha comunicato le proprie “7 condizioni” per la riapertura del negoziato con gli Stati Uniti: “Se Washington vuole uscire dalla situazione di stallo in cui si è cacciata ed evitare di rimanervi ulteriormente invischiata, non ha altra scelta se non quella di riconoscere i diritti e le condizioni dell’Iran.” Rezai non ha elaborato su quali siano tutte e 7 le condizioni, ma, parlando con Al Jazeera, ha confermato che Teheran non ha intenzione di fare passi indietro rispetto alle proprie richieste massimaliste di qualche mese fa: cessazione delle ostilità su tutti i fronti, revoca delle sanzioni, sblocco dei beni iraniani congelati, e rimozione del blocco navale statunitense. Mentre l’impatto economico della guerra si fa sempre più pesante — per gli Stati Uniti e per tutti i loro alleati — una cosa è cambiata sostanzialmente da anche solo poche settimane fa: la formula “su tutti i fronti” ora include anche quello yemenita, dove gli Houthi stanno attaccando in modo sempre più pressante l’Arabia Saudita: Rezai sostiene che anche il gruppo sia interessato ad arrivare a un’intesa con Riad. (X / Al Jazeera)

Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf, diventato una delle voci più importanti del paese nel contesto del conflitto, parla della questione con toni risoluti: “Il nemico sa bene che la via dell’inganno e dell’imposizione unilaterale è chiusa; finché queste condizioni non saranno soddisfatte, i legittimi diritti della nazione iraniana riconosciuti e gli impegni americani adempiuti, non ci sarà alcun ritorno al precedente stato dei negoziati né alcuna riapertura dello stretto di Hormuz.” (Al Jazeera)

L’apertura iraniana arriva mentre per gli Stati Uniti il costo della guerra continua a salire: secondo una stima del Centcom trasmessa al Congresso, e visionata da Associated Press, al 3 settembre la guerra all’Iran era costata 43,6 miliardi di dollari — più di 5 miliardi oltre il budget calcolato solo il mese prima. Il conto cresce, in media, di 3 miliardi al mese, a seconda dell’intensità dei combattimenti. Fa particolarmente impressione il costo delle munizioni: in poco più di 4 settimane la spesa è passata da 21,7 a 28,1 miliardi. La Casa bianca ora vorrebbe che il Congresso approvasse un pacchetto aggiunto da 95 miliardi (!) per finanziare la guerra e “altre priorità.” In realtà, sottolinea il New Arab, quella di 43 miliardi è una stima solo parziale: comprende l’impiego di navi, aerei e basi, le perdite di equipaggiamento e l’assistenza medica, ma non i danni provocati dagli attacchi iraniani alle installazioni statunitensi: l’ispettore generale del Pentagono ha contato centinaia di edifici e strutture danneggiati o distrutti nelle basi in tutta la regione. (Associated Press / the New Arab)