Anche gli Stati Uniti tornano ad attaccare l’Iran

Stati Uniti e Iran si scambiano attacchi, mentre le IDF portano le tecniche del genocidio di Gaza in Libano. Tra le altre notizie: 70 miliardi di dollari per l’ICE, una imprevedibile indagine per corruzione sul ponte sullo stretto di Messina, e continuano le tensioni tra Apple e UE

Anche gli Stati Uniti tornano ad attaccare l’Iran
foto via X, @CENTCOM

La trattativa con l’Iran sembra essere a tutti gli effetti sospesa: nelle scorse ore l’esercito statunitense ha lanciato una serie di attacchi che Washington ha descritto come “di autodifesa” dopo che le forze iraniane hanno abbattuto un elicottero Apache statunitense — un attacco di cui l’Iran non ritiene di essere responsabile, lasciando però aperta la possibilità che si sia trattato di un errore. Secondo il CENTCOM si sarebbe trattato di una “risposta proporzionale” all’attacco iraniano. I Guardiani della rivoluzione hanno risposto a loro volta con attacchi contro gli stanziamenti statunitensi nella regione: sono stati annunciati attacchi contro la Quinta flotta statunitense in Bahrain e contro un base in Giordania. Il Kuwait ha denunciato di aver subito attacchi iraniani.  Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha scritto su X che “nonostante le sconfitte sul campo di battaglia, gli Stati Uniti hanno scelto di mettere alla prova la nostra determinazione.” “Le nostre potenti forze armate non lasceranno impunito nessun attacco e nessuna minaccia.” (the Guardian / Iran International / X / Al Jazeera / X)

Nel frattempo, non è risolto il problema a monte, che ha causato questa serie di attacchi. Le forze israeliane infatti continuano a uccidere indisturbate in Libano: nelle scorse ore i militari hanno ucciso altre 14 persone, tra cui un ragazzo di 16 anni. Per la prima volta dall’inizio dell’attacco al Libano, le IDF hanno emesso ordini di evacuazione anche nel quartiere storico di Tiro dove vive la comunità cristiana della città. In precedenza gli ordini di evacuazioni avevano evitato il quartiere cristiano, ma ora le IDF sostengono — come sempre senza fornire prove — che Hezbollah sia presente anche lì.  È sempre più chiaro che le IDF stiano riproducendo il manuale genocida testato a Gaza anche in Libano: Middle East Eye riporta che nei centri abitati del sud del paese sono arrivati i droni israeliani che diffondono di notte registrazioni di bambini che urlano e implorano aiuto, per attirare i civili fuori dalle loro case. Si tratta di una tattica che è stata fittamente documentata a Gaza da organizzazioni per i diritti umani, giornalisti e da testimonianze dirette degli abitanti: quadricotteri con altoparlanti che trasmettevano pianti di neonati e richieste di soccorso nei quartieri residenziali e nei campi profughi, soprattutto di notte, per poi in alcuni casi aprire il fuoco su chi usciva. (Haaretz / Middle East Eye)

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran, e il crescente isolamento degli Stati Uniti dell’amministrazione Trump II saranno sotto gli occhi di tutti, anche di chi non segue le notizie di politica internazionale. La federazione calcistica iraniana ha denunciato che gli Stati Uniti hanno revocato la quota di biglietti destinata ai suoi tifosi per le tre partite del girone — contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto, tutte in territorio statunitense — quando la vendita era già cominciata. Ma gli attriti non sono affatto limitati solo all’Iran: l’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan — premiato dalla CAF come miglior arbitro africano del 2025, sarebbe stato il primo somalo a dirigere una partita mondiale — è stato respinto all’aeroporto di Miami nonostante visto e documenti FIFA in regola: interrogato per 11 ore, chiuso in cella e rimesso su un aereo per Istanbul senza spiegazioni. Un funzionario statunitense, in condizioni di anonimato, si è lavato le mani della questione, sostenendo che l’arbitro avrebbe avuto “associazioni con membri sospetti di organizzazioni terroristiche.” Qualche malalingua potrebbe sospettare che si sia trattato di un problema di omonimia, dato che sulla lista delle sanzioni del Tesoro statunitense figura un nome simile al suo, legato ad al Shabaab. Andrew Giuliani, a capo della task force della Casa Bianca sul Mondiale, ha difeso la decisione, dicendo che il torneo non deve essere “l’occasione perché dei terroristi possano entrare nel Paese.” La Somalia è uno dei quasi 40 Paesi — in gran parte africani — colpiti dalle restrizioni di viaggio dell'amministrazione Trump II. Il clima si è visto anche all’arrivo del Senegal: la delegazione dei campioni d’Africa 2021 è stata sottoposta a controlli di sicurezza direttamente sulla pista dell’aeroporto di San Antonio. (Al Jazeera / the New York Times / ESPN / Pan Africa Football)


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