Deal with it?
L’accordo tra Stati Uniti e Iran è una umiliazione per Trump e Netanyahu, e per questo è molto fragile. Tra le altre notizie: il boom dei prodotti proteici mette in difficoltà l’industria casearia, dal porto di Marina di Carrara passano tantissimi esplosivi, le contestazioni contro Sundar Pichai
L’accordo tra Stati Uniti e Iran c’è: per ora si tratta di un accordo preliminare — il termine tecnico che rimbalza da settimane è quello di memorandum d’intesa, per intendere che non sia ancora un accordo chiuso definitivamente, ma che sia segno di sufficiente fiducia reciproca per interrompere le ostilità. Lo ha confermato Donald Trump su Truth Social, poco dopo un’anticipazione del premier pakistano Sharif. Il protocollo sarà firmato ufficialmente venerdì in Svizzera. I termini precisi dell’accordo non sono ancora noti, ma secondo Sharif è prevista la cessazione immediata e permanente delle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano. Secondo fonti iraniane gli attacchi dovrebbero interrompersi a partire dalla notte di oggi. Alla fine l’Iran l’ha avuta vinta anche sui termini della trattativa: nel memorandum non ci sarebbero specifiche sul nucleare, nodo che sarà da sciogliere entro i prossimi 60 giorni. (Reuters / Truth Social)
L’accordo segna una sconfitta umiliante per Donald Trump e Benjamin Netanyahu: l’obiettivo iniziale della guerra era rovesciare il governo iraniano, in quella che doveva essere una vera e propria guerra lampo. Alla fine, entrambi i paesi si sono trovati bloccati in una guerra potenzialmente infinita, e ha rafforzato politicamente Teheran. Se l’intesa riuscirà davvero a imporre il ritiro di Israele dal Libano, e se davvero saranno Iran e Oman a stabilire come scorre il commercio dallo stretto di Hormuz si potrebbe parlare senza problemi di una grande vittoria politica di Teheran. L’ex portavoce del dipartimento di Stato Miller, dell’amministrazione Biden, ha sottolineato che Washington ha fatto “importanti concessioni a Teheran,” pur di tornare di fatto allo status quo precedente alla guerra, senza ricevere vere garanzie da parte dell’Iran sul nucleare. (Zeteo / Reuters)
La Casa bianca, ovviamente, intende inquadrare l’accordo come una vittoria: in una telefonata al New York Times Trump ha insistito che il passaggio per lo stretto di Hormuz sarà “senza pedaggio,” e si è concesso anche un piccolo sfogo, descrivendo Netanyahu come “un tipo difficile,” che “ad essere sinceri dovrebbe esserci grato, perché se l’iran avesse l’atomica, Israele non durerebbe due ore.” In un altro post sul proprio social network, Trump ha scritto che “molti presidenti hanno tentato di fare la pace con l’Iran, e tutti hanno fallito prima di me.” “I leader della regione hanno, per la prima volta, trovato un presidente che può aiutarli a raggiungere una pace vera.” Ovviamente, nessun presidente prima di Trump ha mai dovuto trattare la pace con Teheran, perché nonostante decenni di pressioni da parte di Israele, nessun presidente statunitense prima di Trump si era lanciato in una guerra aperta con l’Iran. (the New York Times / Truth Social)
Il punto più fragile dell’intesa resta il Libano: nello stesso giorno in cui l’accordo veniva annunciato altre 3 persone, almeno, sono state uccise, e altre 7 ferite, in raid israeliani sulla periferia meridionale di Beirut. L’ufficio di Netanyahu ha rivendicato di aver colpito “obiettivi di Hezbollah,” come sempre senza fornire prove in merito. Gli attacchi sono stati duramente condannati dal presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf, diventato una delle voci più importanti della trattativa: secondo Ghalibaf gli attacchi dimostrano che gli Stati Uniti “o non hanno la volontà di rispettare i propri impegni, o non ne hanno la capacità.” (Al Jazeera / X)