Facciamo la pace

Il primo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran è andato abbastanza bene. Tra le altre notizie: il milionario di estrema destra De La Espriella ha vinto le elezioni in Colombia, Almasri è stato condannato a 7 anni di reclusione, e come val’industria dei concerti in Italia

Facciamo la pace
Foto via X, dipartimento federale degli Affari esteri svizzero

Il primo round di colloqui di alto livello tra Stati Uniti e Iran si è concluso con un tono sorprendentemente positivo — soprattutto considerato come stava andando andando la giornata. Alla fine della giornata è stato rilasciato un comunicato congiunto dai mediatori, Qatar e Pakistan, che confermano che le due parti hanno concordato un percorso verso un accordo definitivo entro 60 giorni, un meccanismo per porre fine ai combattimenti in Libano — si vedrà — e una linea di comunicazione per garantire il passaggio delle navi commerciali nello stretto di Hormuz. La giornata era iniziata con le peggiori premesse: i funzionari iraniani si erano presentati a stretto di nuovo chiuso — in risposta agli attacchi israeliani sul Libano — e Trump aveva di nuovo minacciato attacchi violentissimi, dicendo ai negoziatori che “non avrebbero più avuto un paese” se avessero richiuso il passaggio per lo stretto. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha vantato i risultati ottenuti: esenzioni per l’export di petrolio e prodotti petrolchimici, lo sblocco di alcuni dei beni congelati, e l’avvio di un piano di ricostruzione per l’Iran. (Reuters / X / Fox News / X)

Axios ricostruisce la trattativa dal punto di vista statunitense, senza però negare che le minacce di Trump hanno causato forti attriti durante le fasi iniziali della trattativa. Per il Libano si dovrebbe organizzare una “cellula” di coordinamento militare per prevenire ulteriori scontri — cosa ovviamente difficile quando la quasi totalità dei morti della guerra è sotto attacchi aerei. Lo stesso Araghchi ha sottolineato che il Libano sarà il primo vero banco di prova dell’accordo. Le fonti di Axios, comunque, restano cautamente ottimiste: un diplomatico ha descritto i colloqui com “difficili ma positivi,” mentre addirittura c’è chi parla di “costruire fiducia.” (Axios)

Secondo gli Stati Uniti ora lo stretto è aperto; secondo l’Iran, è chiuso — nei fatti, il flusso è tutto tranne che stabile: domenica sono transitate 12 imbarcazioni, contro le 35 del giorno precedente, secondo i conteggi della società di intelligence marittima Windward. Stati Uniti e Iran non sono d’accordo su questi numeri — e per altro sono difficili da sostanziare, perché molte navi attraversano lo stretto con transponder spento, e radenti alla costa omanita. I mercati per ora scommettono sul rientro della crisi — mentre scriviamo il petrolio è poco sotto i 76 dollari. (Al Jazeera / Trading Economics)