Cessate il fuoco quanto basta
Stati Uniti e Iran riaprono la trattativa, ma non ci sono soluzioni per lo stretto di Hormuz, e per fermare l’aggressione delle IDF in Libano. Tra le altre notizie: la strage dell’ondata di caldo in Francia, quanto è grave il gender pay gap in Italia, e Meta usava troppo Gemini, anche secondo Google
Dopo giorni di attacchi incrociati, Iran e Stati Uniti hanno concordato di sospendere di nuovo le ostilità e di riprendere i negoziati, salvando in extremis l’intesa provvisoria. Secondo Axios i negoziati dovrebbero riprendere domani, in Qatar. La de-escalation arriva dopo una giornata difficile: l’Iran ha colpito basi statunitensi in Kuwait e in Bahrein, e Trump aveva di nuovo minacciato di mettere “fine” al paese. Il Qatar ha annunciato la morte di un proprio cittadino, ferito da schegge di un’esplosione mentre era a bordo di un’imbarcazione, di cui si sono perse le tracce — un episodio che è stato attribuito genericamente a “operazioni militari nella zona,” senza indicare luogo né responsabili. Ovviamente, la riapertura della trattativa serve a poco se non si sciolgono i nodi rimasti tra Teheran e Washington, soprattutto sul punto più delicato: il controllo dello stretto di Hormuz. Non è mai stata istituita la linea tra comando militare statunitense e Guardiani della rivoluzione iraniani, e le autorità di Teheran insistono sulla necessità che le imbarcazioni che attraversano lo stretto lo facciano esclusivamente su rotte concordate. In effetti, martedì era già presente un incontro tra i due funzionari dei due stati, ma doveva essere in Svizzera, per parlare del nucleare iraniano; invece l’appuntamento sarà appunto in Qatar, e presumibilmente si parlerà solo di stretto di Hormuz. (Reuters / Axios / X)
In Libano, la firma dell’accordo quadro con Israele ha provocato proteste a Beirut: oltre ai sostenitori di Hezbollah, in strada ci sono tante persone che hanno perso tantissimo, o tutto, nell’aggressione israeliana, e ora vedono nell’accordo una resa — un’analisi condivisa anche da molti commentatori e analisti. D’altronde, è difficile interpretare in un altro modo le dichiarazioni delle autorità israeliane: mentre il presidente Aoun parla di un “primo passo” per il recupero della sovranità e il premier Salam assicura che l’obiettivo resta quello del ritiro totale dei militari israeliani, il ministro della Difesa israeliano Katz ribadisce che le IDF rimarranno schierate finché Hezbollah non accetterà il disarmo. (Al Jazeera)
Le promesse di cessate il fuoco, per altro, sono poco più che carta straccia: domenica, ignorando completamente i termini dell’intesa, le IDF hanno fatto saltare un tunnel nel sud del Libano, e hanno condotto raid ferendo due persone. Katz e Netanyahu hanno rivendicato gli attacchi in un comunicato congiunto, sostenendo che la galleria avrebbe contenuto “centinaia di armi e diversi pozzi di lancio destinati a colpire lo stato di Israele.” Come sempre le autorità israeliane non hanno fornito prove in sostegno alle proprie accuse, molto specifiche quanto gravi. Parlando al telefono con il presidente del parlamento libanees Nabih Berri, il suo collega iraniano Ghalibaf ha ribadito che l’obiettivo di Teheran è “mettere fine alla guerra in Libano, far tornare i profughi nelle loro case, e rimuovere l’occupazione” israeliana. (the New Arab / X)