Weekend di guerra
Continua l’escalation tra Stati Uniti e Iran, e a livello diplomatico la situazione sta precipitando. Tra le altre notizie: le Rsf hanno colpito un camion di aiuti umanitari, l’arresto di un fondamentalista Hammerskins in provincia di Pavia, e dove mettiamo la Stazione spaziale internazionale
L’intesa tra Iran e Stati Uniti sembra a un passo dal collasso: nelle ultime 48 ore i due paesi si sono scambiati attacchi in una escalation di violenze. Sabato l’Iran ha rivendicato attacchi difensivi contro obiettivi militari legati agli Stati Uniti, in risposta ai raid statunitensi del giorno prima. Teheran non ha indicato che bersagli sono stati colpiti, ma il Bahrein, che ospita la Quinta flotta della marina statunitense, ha condannato un attacco drone sul proprio territorio. A monte resta il nodo dello stretto di Hormuz: da quando il traffico è ripreso, i Guardiani della rivoluzione hanno rivendicato il controllo della rotta, e sono stati sparati colpi di avvertimento contro le imbarcazioni che tentavano di attraversare per canali non autorizzati. Washington sta promuovendo un corridoio meridionale lungo le coste dell’Oman, mentre Teheran vuole imporre una rotta settentrionale nelle proprie acque e sotto il proprio controllo. (Middle East Eye)
A livello diplomatico, la situazione sta precipitando: Donald Trump ha minacciato di poter “completare militarmente il lavoro che abbiamo iniziato con grande successo,” parlando di nuovo di scenari apocalittici per l’Iran: “La Repubblica islamica dell'Iran non esisterà più!” I Guardiani della rivoluzione hanno annunciato che i raid statunitensi “porteranno al blocco completo di tutti i processi diplomatici,” e che le basi statunitensi nella regione “vivranno l’inferno, nei prossimi giorni.” Parlando con Bill Maher, di HBO, JD Vance ha cercato di raccontare che gli Stati Uniti possono essere soddisfatti di qualsiasi esito della trattativa: “Se arriviamo a un accordo definitivo, benissimo,” ha commentato il vicepresidente. “E se non facciamo un accordo definitivo, il loro programma nucleare è stato comunque distrutto. Sono comunque molto più deboli.” “Per cui la mia attitudine è che l’America vince in ogni caso.” È difficile trovare analisti concordi con l’analisi che Teheran sia uscita indebolita dal conflitto. (Reuters / the Guardian)
Nel frattempo, monta la frustrazione di Hezbollah per l’accordo siglato da Beirut con Washington e Tel Aviv. Il leader del partito Naim Qassem lo ha bollato come “umiliante, vergognoso e una resa della sovranità.” Qassem ha respinto il legame tra disarmo di Hezbollah e ritiro delle IDF: “Continueremo a essere una resistenza sul campo per sconfiggere l'occupazione,” accusando il governo di legittimare una occupazione israeliana che potrebbe durare anche “molti anni.” È difficile dargli torto: il testo finale non obbliga affatto Israele a ritirarsi — materialmente non c’è la parola “withdrawal,” “ritirata,” nel testo — e tra le altre cose prevede al punto 13 la cessazione di tutte le azioni politiche di Beirut contro gli interessi di Israele, anche nei tribunali internazionali. (Al Jazeera / dipartimento di Stato statunitense)