I binari paralleli della trattativa con l’Iran

La trattativa è sostanzialmente ferma, mentre Iran e Stati Uniti cercano di mettere in sicurezza il proprio controllo dello stretto. Tra le altre notizie: il “programma” di Andy Burnham, Giorgia Meloni sogna un presidente della Repubblica di destra, e l’universo parallelo di Cannes Lions

I binari paralleli della trattativa con l’Iran
foto dominio pubblico, vicepresidenza degli Stati Uniti

In Iran politica e commentatori sono sempre più frustrati per l’accordo tra Israele e Libano, letto da alcuni come un tentativo da parte di Washington di “parallelizzare” la trattativa nella regione, minando i termini dell’accordo con Teheran. L’agenzia IRNA ha descritto la carta tra Beirut e Tel Aviv come un “accordo di capitolazione,” mentre Fars accusa il governo libanese di aver cercato legami con Israele fin dall’inizio del conflitto, svendendo la propria sicurezza nazionale. Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida suprema, sostiene che qualsiasi accordo siglato senza Hezbollah sia per definizione senza legittimità: “La libertà senza indipendenza politica,” chiosa, “è una prigione dorata.” Che la diplomazia statunitense stia cercando di costruire delle “stampelle” di accordo per guadagnare un po’ di terreno sull’Iran — uscito molto rafforzato dalla guerra — è evidente: nei giorni scorsi la Marina statunitense ha annunciato unilateralmente un corridoio di navigazione allargato lungo la costa omanita, nel tentativo esplicito di ridimensionare le pretese iraniane di controllo sullo stretto. (X / IRNA / Fars News / X / UKMTO)

Da parte sua, l’Iran ha annunciato che lunedì si è tenuta la prima riunione del “Comitato congiunto” con l’Oman per la gestione dello stretto. Stati Uniti e Iran stanno camminando su un filo sottilissimo: l’accordo prevede che l’amministrazione dello stretto venga definita “in dialogo con l’Oman e gli altri stati del Golfo,” “in linea” con il diritto internazionale. Ovviamente, entrambe le parti hanno l’ambizione di essere la forza che guida questo dialogo. Oggi era previsto un incontro tra funzionari di Washington e Teheran — o per lo meno così aveva detto Trump — ma l’Iran sostiene che non siano in calendario incontri con i funzionari statunitensi nei prossimi giorni. (Anadolu / CNN)

Il problema alla radice resta lo stesso da settimane: l’amministrazione Trump II ha bisogno di uscire dalla guerra, ma ha anche bisogno di farlo in un modo che non sia completamente umiliante. Questa urgenza ha portato ad attriti inediti con Tel Aviv, e guida queste settimane di trattativa frammentata e spesso contraddittoria. Una frattura emersa in modo chiaro, forse la più importante, è che il vicepresidente Vance non ha intenzione di spendere capitale politico per difendere la guerra in Libano, mentre invece il segretario di Stato Rubio ancora difende la posizione israeliana mentre cerca di convincere gli altri attori della regione della solidità dell’accordo statunitense Nelle scorse ore è tornato a lamentarsene il ministro israeliano alla Difesa Katz, secondo cui collegare i conflitti in Iran e in Libano “è servito agli interessi americani.” “Gli Stati Uniti volevano molto aumentare le possibilità dei negoziati con l’Iran e consideravano la situazione in Libano un ostacolo.” (Reuters / the Washington Post / CNN)