Il governo israeliano vuole mettere le mani sui siti archeologici della Cisgiordania
Nel governatorato di Hebron, in LIbano e al confine con la Siria l’attività coloniale israeliana non si ferma mai. Tra le altre notizie: Trump si prepara a incassare al vertice della NATO, i turni da 55 ore alla settimana in un ristorante a Torino, e il cartellino rosso cancellato da Trump
Il governo israeliano vuole prendere il controllo di 142 siti archeologici nel distretto di Hebron, in Cisgiordania, trasferendone la gestione a un ente nominalmente civile ma che risponde al governo dell’occupazione. Lo denuncia Jabr al-Rajoub, direttore per il turismo e le antichità del governatorato di Hebron: si tratta di un disegno pensato per “prendere il controllo dei siti archeologici e impiegarli al servizio del progetto coloniale.” A muoversi, spiega al–Rajoub, sono associazioni di coloni sostenute dal governo e guidate dai ministri Ben-Gvir e Smotrich, che lavorano per affidare ai coloni stessi la gestione dei luoghi — i coloni, nel frattempo, hanno rafforzato la propria presenza con nuovi avamposti attorno a diversi siti archeologici. Tra i siti finiti sotto il controllo dei coloni nelle ultime settimane, al-Rajoub cita l’area archeologica di Ein Fara'a e il maqam del profeta Saleh, a est della cittadina di Idhna. Nella stessa cornice rientra, spiega il funzionario, la creazione di un avamposto, circa 2 settimane fa, nei pressi della moschea di Abramo / della Tomba dei patriarchi. Hamas ha definito il piano come parte del disegno di Ben-Gvir e Smotrich di “trasformare il nostro patrimonio in strumenti coloniali e imporre realtà false.” “Il nostro popolo a Hebron, e in tutta la nostra terra occupata, resterà il custode del suo patrimonio, della sua terra e dei suoi luoghi sacri. Il movimento chiede all’UNESCO e agli organismi internazionali per il patrimonio culturale di intervenire “immediatamente” per impedire la manomissione dei siti. (Arab News / Ultra Palestine)
Intanto, la realizzazione materiale degli accordi tra Libano e Israele procede a dir poco a fatica. Ufficiali militari e libanesi stanno negoziando, con la mediazione statunitense, i confini di una “zona libera da Hezbollah” che dovrebbe precedere un primo, parziale ritiro israeliano dal sud del Libano. Il quadro concordato lo scorso 26 giugno prevede un ritiro a tappe in cambio del dispiegamento dell’esercito libanese e il disarmo dei gruppi armati. Le autorità israeliane intendono gestire questa transizione con trasparenza e onestà — il governo Netanyahu VI ha indicato due centri come parte del progetto pilota per il ritiro delle IDF e l’occupazione da parte dell’esercito israeliano: Zawtar al-Gharbiya e Froun. Peccato che il consiglio municipale di Froun abbia respinto la designazione, facendo notare che il centro abitato non è né occupato dalle IDF né compreso nella cosiddetta Linea gialla. Netanyahu, insomma, ha annunciato il ritiro da una località che le sue truppe non stanno occupando. Intanto, la propaganda del Primo ministro israeliano tradisce le vere ambizioni del suo governo: parlando con Fox News, Netanyahu ha sostenuto che alcuni villaggi cristiani del sud del Libano avrebbero chiesto di essere annessi a Israele — senza però nominarne nemmeno uno. La smentita è arrivata secca dal sindaco di Rmeish, per cui anche solo pensarci è “assolutamente fuori discussione”: 15 comuni cristiani, ricorda, avevano già diffuso 2 giorni prima un comunicato per smentire la tesi, ribadendo la fedeltà alla propria identità nazionale. (Shafaq News / YouTube / le Monde)
I progetti dei coloni si estendono anche verso la Siria: domenica l’esercito israeliano ha dovuto fermare un centinaio di coloni del movimento “pionieri di Bashan” che, dalla zona cuscinetto tra Israele e Siria, avevano sconfinato sul versante siriano del Monte Hermon con l’obiettivo dichiarato di fondarvi un insediamento. Le IDF hanno “fermamente condannato il tentativo di attraversamento.” Il gruppo, che ammette candidamente di aver già sconfinato “molte volte,” non nasconde le proprie ambizioni: “Se non integriamo l’occupazione militare con insediamenti civili, potremmo ritrovarci in una situazione simile a quella lungo il confine libanese.” Ma gli obiettivi sono già oltre: “Alla fine arriveremo anche a Daraa, Quneitra e Abedin.” (the Jerusalem Post)