Agli sgoccioli

Teheran e Washington si contendono lo stretto di Hormuz, mentre in Europa il carburante per gli aerei è sempre meno. Tra le altre notizie: la crociata di Marco Rubio contro le organizzazioni progressiste, non c’è personale per gli asili nido, e espropriare le aziende di IA

Agli sgoccioli
CC BY-SA 4.0 Michael Oldfield

La crisi tra Iran e Stati Uniti non rientra: nelle scorse ore sia Washington che Teheran hanno rivendicato il controllo dello stretto di Hormuz, dopo giorni di attacchi progressivamente sempre più forti. Le due parti ormai sono quasi a metà di quei 60 giorni stabiliti dall’accordo interinale che avrebbe dovuto aprire la strada a una pace definitiva. Il segretario generale ONU Guterres ha avvertito che “un ritorno a ostilità su vasta scala avrebbe conseguenze catastrofiche,” ma la strada per un ritorno alla diplomazia sembra davvero impraticabile in questo momento: il Comando centrale statunitense dichiara di aver colpito, nelle scorse ore, decine di obiettivi, ribadendo che l’Iran “non controlla” lo stretto di Hormuz; i Guardiani della rivoluzione hanno replicato ricordando che lo stretto è loro territorio: “Non permetteremo a un esercito canaglia e assassino di bambini di proseguire la sua interferenza illegale.” Domenica le rappresaglie iraniane hanno colpito Bahrein, Kuwait, Qatar, Giordania — e ci sono stati attacchi anche contro l’Oman, con cui l’Iran dovrebbe gestire lo stretto. (Associated Press / Nazioni Unite)

Come scrivevamo ieri, l’amministrazione Trump II spera che questo nuovo round di attacchi indeboliscano Teheran, arrivato alla trattativa come effettivo vincitore della guerra. Ora, non solo Washington si trova di fronte un avversario più impaziente e più coraggioso, che risponde con più disinvoltura agli attacchi, ma il tempo per trovare un accordo stringe, perché il traffico nello stretto di Hormuz resta una frazione di quanto era prima della guerra. In Europa la situazione è particolarmente difficile, perché la regione è particolarmente dipendente dalle forniture provenienti dalla regione. Nonostante l’aumento delle importazioni da Stati Uniti, Asia e nuovi fornitori come il Canada, a giugno l'Europa ha importato 673.000 barili al giorno di carburante per aerei, il massimo da ottobre 2025, le scorte restano le più risicate fra i grandi mercati: 38 milioni di barili a inizio giugno contro i 99 milioni degli Stati Uniti — effettivamente, meno di 30 giorni di copertura. La società di consulenza Energy Aspects stima per il terzo trimestre un deficit europeo di quasi 600.000 barili al giorno, a fronte dei surplus statunitense e asiatico. La Commissione europea si dice pronta, se necessario, a coordinare il rilascio delle riserve nazionali. (Reuters)

Il mercato, nel frattempo, guarda ai rinnovati scontri con grande preoccupazione: mentre scriviamo il Brent è a 3,3%, sopra i 78,5 dollari al barile — circa il 9% sopra i livelli precedenti ai primi raid di fine febbraio. I mercati asiatici sono particolarmente sofferenti: il Nikkei è a -1,8%, il Kospi quasi a -9% — il Kospi, coreano, patisce particolarmente il crollo di SK Hynix e di Samsung Electronics, entrambi stock in questo momento molto movimentati per il boom dei prezzi della memoria, che hanno chiuso rispettivamente a -15% e -10%. (Investing)