A Teheran la pazienza è finita

Trump sperava di portare un Iran indebolito alla trattativa, ma Teheran invece risponde con piú aggressività. Tra le altre notizie: l’UE temporeggia sulla messa al bando dei prodotti dei coloni israeliani, FdI prepara un esposto contro Ranucci, ed è stato risolto il mistero della “stella di Tabby.”

A Teheran la pazienza è finita
foto via X, Seyed Abbas Araghchi

Continuano gli scontri tra Iran e Stati Uniti: il Comando centrale statunitense ha annunciato di aver concluso un terzo round di attacchi, colpendo circa 140 obiettivi militari. I Guardiani della rivoluzione hanno risposto colpendo installazioni statunitensi in diversi paesi della regione, e annunciando una nuova chiusura dello stretto di Hormuz. Lo stretto resterà chiuso, avverte Teheran, fino “alla fine dell’interferenza statunitense nella regione.” La rappresaglia iraniana ha allargato sensibilmente il proprio raggio: i Guardiani rivendicano colpi contro un centro di comando e hangar di droni in Giordania, un sito radar statunitense in Kuwait, piattaforme di supporto alle portaerei in Oman, e strutture militari in Qatar. Particolarmente delicato l'attacco al Qatar, mediatore-chiave che si era detto indisponibile a trattare finché sotto tiro, proprio mentre in Oman proseguivano i colloqui tecnici tra il ministro iraniano Araghchi e la controparte omanita sul traffico nello stretto. Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf ha vantato la risposta iraniana su X: “L’era degli accordi unilaterali è FINITA. Ve l’avevamo detto: mantenete la parola data o ne pagherete le conseguenze. La realtà bussa alla porta.” (X / Reuters / X)

L’amministrazione Trump II ha lanciato una nuova serie di attacchi perché la trattativa aveva reso un po’ troppo evidente quanto gli Stati Uniti avessero perso la guerra — gli attacchi di questi giorni sembrano essere orientati al riportare l’Iran alla trattativa in una posizione più debole. Quello che sta succedendo, però, è il contrario: sull’onda dei grandi funerali per Khamenei e della vittoria politica, se non tecnica, dello scontro dei mesi scorsi, ora Teheran si approccia al conflitto con una prospettiva più aggressiva. Immagini satellitari analizzate da CNN sembrano confermare che il paese stia lavorando per ricostruire i propri impianti nucleari, mentre Mojtaba Khamenei dal suo canale Telegram ha promesso vendetta al termine dei funerali del padre: “Questa vendetta è ciò che la nostra nazione esige, e verrà quasi certamente portata a termine. Questi criminali, i cui nomi sono noti dal primo all'ultimo, si porteranno nella tomba il desiderio irrealizzato di morire serenamente nel proprio letto,” ha scritto, aggiungendo che “presto, gli amanti della libertà in tutto il mondo eseguiranno ciascuno una parte di questa missione divina.”  (CNN / Axios)

I mediatori cercano affaticati di mantenere aperto il canale diplomatico: una delegazione del Qatar è volata a Teheran per “rafforzare il ruolo di mediatore” di Doha, mentre il Pakistan chiede di difendere una pace “conquistata a fatica”: il premier Shehbaz Sharif ha sentito il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Non cambia il problema a monte: l’Iran rivendica il controllo sullo stretto di Hormuz, e gli Stati Uniti rifiutano lo scenario in modo categorico. L’Oman nelle scorse ore ha avanzato una proposta di soluzione: un sistema a due rotte, entrambe gratuite — ma solo quella meridionale, sotto controllo omanita, completamente libera. La rotta iraniana resterebbe sotto il controllo di Teheran, che si arroga il diritto di stabilire chi ci può passare. (the New Arab / CNN)