Cosa sarà mai un po’ di corruzione tra una guerra e l’altra

Un retroscena accusa Witkoff e Kushner di aver cercato di lucrare sulla trattativa con l’Iran. Tra le altre notizie: la Francia si avvicina a una legge sul fine vita, si fa sempre piú grave la crisi della maggioranza, e il cartello illegale delle cartucce delle stampanti, in India

Cosa sarà mai un po’ di corruzione tra una guerra e l’altra
foto CC BY 4.0 kremlin.ru

Durante i colloqui tra Stati Uniti e Iran a Lucerna, in Svizzera, a fine giugno, i negoziatori di Teheran hanno fatto recapitare un messaggio privato al vicepresidente Vance tramite un intermediario di fiducia: la presenza degli inviati speciali di Trump, il palazzinaro Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, rischiava di far saltare la trasformazione dell’intesa quadro in un accordo duraturo. Lo riferisce, in forma anonima, un alto funzionario iraniano a Drop Site. L’accusa è a dir poco pesante: i due sarebbero stati più interessati a sfruttare le informazioni riservate dei negoziati per guadagnare sui mercati finanziari che a chiudere davvero un accordo. Kushner, inoltre, è accusato di aver riferito informazioni riservate direttamente a Netanyahu — una notizia che era arrivata anche ad Axios. Teheran, sostiene la fonte, avrebbe consegnato ai mediatori documentazione scritta su presunte prove che “persone vicine al presidente Trump” stessero approfittando della guerra e degli sviluppi diplomatici per manipolare i mercati. (Drop Site / Axios)

Da mesi diversi analisti descrivono uno schema ricorrente di scommesse speculative su petrolio, titoli energetici e prediction market legate al conflitto — spesso in coincidenza con annunci di Trump alla vigilia delle aperture di Wall Street. A giugno, racconta il funzionario, l'Iran ha stimato in 9 miliardi di dollari i profitti di questa presunta manipolazione e ha chiesto formalmente, per iscritto, di riceverne la propria quota. I funzionari iraniani hanno denunciato la cosa con una forzatura ironica: “Abbiamo comunicato tramite intermediari che 4,5 miliardi di questa somma dovrebbero essere destinati anche alla parte iraniana.” Washington nega tutto, ovviamente. Secondo la ricostruzione, l'apertura di un canale diretto con Vance nasce dalla convinzione, incoraggiata dai mediatori, che il vicepresidente, scettico sulla guerra e in corsa per la nomination repubblicana dopo Trump, punti davvero a un’intesa duratura, mentre il presidente sarebbe mosso soprattutto da come il conflitto ne riflette l'immagine. (the Guardian / le Monde / Drop Site)

Intanto, gli attacchi statunitensi si fanno sempre più intensi, allontanando sempre di più qualsiasi speranza di una trattativa. Giovedì l’esercito statunitense ha condotto raid spingendosi più a nord che nei giorni scorsi, colpendo per la prima volta in questa fase le aree attorno a Teheran e la provincia di Semnan, dove c’è il cuore della produzione missilistica iraniana e del programma spaziale iraniano. L’Iran ha risposto con missili e droni su Bahrain, Giordania e Kuwait, colpendo obiettivi dove sono ospitate le forze statunitensi. Teheran nelle scorse ore ha ottenuto anche quella che è a tutti gli effetti una vittoria strategica sul campo di battaglia: è stato confermato che entro il 30 settembre gli Stati Uniti termineranno il ritiro delle proprie truppe dall’Iraq, mettendo fine a 20 anni di guerra e poi occupazione. I funzionari statunitensi — da Trump stesso in giù — hanno cercato di presentare la decisione come un segno di forza, perché il governo iracheno non avrà più problemi causati dall’Iran; ma il dato di fatto è che gli Stati Uniti stanno rinunciando a una posizione militare in uno stato che ha più di 1.500 km di confine con un paese con cui sono in guerra. (Associated Press / Stars and Stripes)