L’idea di cessate il fuoco di Netanyahu
Il Primo ministro israeliano si è vantato che le IDF hanno ucciso piú persone durante il cessate il fuoco che durante la guerra del 2006. Tra le altre notizie: la Bolivia verso la legge marziale, Tajani si lava le mani delle crisi in corso, e l’enciclica di Prevost forse è stata scritta con Claude
Nelle scorse ore Israele ha lanciato più di 120 raid aerei sul Libano: martedì è stata una delle giornate di bombardamenti più intensi delle ultime settimane, in aperta violazione del cessate il fuoco. Secondo i dati del ministro della Salute libanese gli attacchi hanno causato 31 morti e 40 feriti. Netanyahu ha celebrato le operazioni militari scrivendo su X che finora sono stati eliminati “approssimativamente 2.500 terroristi di Hezbollah.” “Solo durante il cessate il fuoco, sono stati eliminati 700 terroristi di Hezbollah — più di quanti ne sono stati eliminati durante l’intera Seconda guerra del Libano.” Il post è degno di nota perché è segno di come la politica israeliana ammetta esplicitamente che il cessate il fuoco è solo nominale: ci si vanta di aver ucciso più persone durante un cessate il fuoco, in corso dal 16 aprile, 41 giorni, di quante ne sono state uccise durante il conflitto del 2006, durato 34 giorni. Come sempre, la definizione di “terroristi” da parte delle autorità israeliani è plastica: in questo conteggio sono presenti anche giornalisti e operatori sanitari. (the New Arab / X)
Le IDF hanno espanso anche le proprie operazioni di terra, andando oltre la linea gialla, la linea di demarcazione precedentemente segnata dagli stessi militari israeliani come zona cuscinetto nel sud del Libano. L’esercito israeliano ha ordinato ai residenti di decine di centri abitati di non fare ritorno e le truppe stanno sistematicamente distruggendo le abitazioni nell’area. Hezbollah ha risposto colpendo forze e carri armati israeliani in avanzata verso la città di Zawtar al-Sharqiya con droni esplosivi, razzi e artiglieria. Secondo Ramzy Baroud la strategia della “striscia di sicurezza” non sarà un successo. Israele, d’altronde, ha tentato già la stessa cosa dopo l’invasione del 1978: un’occupazione diretta del sud del Libano, mantenuta per oltre vent’anni direttamente con il proprio esercito e sostenendo i miliziani dell’Esercito del Libano del Sud. Quell’esperimento si concluse nel maggio 2000 con un ritiro che molti israeliani all’epoca considerarono umiliante, dopo che la resistenza libanese aveva trasformato l’occupazione in una guerra di logoramento insostenibile. Nel 2006 Israele ci riprovò nello stesso modo, di nuovo con risultati analoghi — e con un altro ritiro imbarazzante. Baroud sostiene che la storia sia destinata a ripetersi: nonostante i numerosi attacchi violenti e di successo condotti dalle IDF, il movimento è tornato sul campo con forza, muovendosi in operazioni decentralizzate che stanno rendendo sempre più complessa la logistica israeliana. (Reuters / the Palestine Chronicle)
Intanto, qualsiasi processo di pace fosse in atto per la Striscia di Gaza — ammesso sia esistito — si è incartato. Il tanto vantato “Consiglio di Pace” di Trump potrebbe anche non esistere, ad esempio: un retroscena del Financial Times rivela che il fondo ufficiale istituito presso la Banca Mondiale e formalmente approvato dalla risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU non ha ricevuto un solo dollaro dai paesi donatori. Dei 7 miliardi promessi dagli stati membri e dei 10 miliardi annunciati direttamente dagli Stati Uniti, quasi nulla si è materializzato: il poco capitale raccolto è finito non nella struttura trasparente della Banca Mondiale, ma in un conto aziendale privato presso JPMorgan. Gli unici contributi reali sono arrivati dal Marocco, per 3 milioni di dollari, e dagli Emirati, 20 milioni per gli stipendi del comitato tecnocratico di Gaza — quello che ancora non è potuto entrare a Gaza — più altri 100 milioni che dovrebbero essere usati per addestrare una polizia civile nella Striscia, congelati per la mancanza di garanzie di sicurezza da parte di Israele. La politica israeliana, invece, non si ferma: il ministro della Difesa israeliano Katz ha confermato che il piano per l’“emigrazione volontaria” della popolazione di Gaza sarà attuato “al momento opportuno e nel modo opportuno.” (Financial Times, dietro paywall / JNS)