A un passo dall’accordo, Israele vuole far uccidere il piú importante negoziatore iraniano

Secondo un retroscena, Israele vorrebbe far assassinare il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf. Tra le altre notizie: due milioni di dollari di risarcimento ai lavoratori licenziati per le battute su Charlie Kirk, il tesoretto di Matteo Messina Denaro, e l’esplosione di un razzo di Bezos

A un passo dall’accordo, Israele vuole far uccidere il piú importante negoziatore iraniano
Mohammad Baqer Qalibaf. Foto CC BY 4.0 Tasnim

I negoziatori statunitensi e iraniani hanno raggiunto un accordo su un memorandum d’intesa della durata di 60 giorni per estendere il cessate il fuoco e avviare negoziati diretti sul programma nucleare iraniano, ma finora Trump non ha ancora dato il via libera finale. I termini dell’accordo erano sostanzialmente definiti già da martedì; nei giorni scorsi gli iraniani sono poi tornati dicendo di avere le necessarie approvazioni ed essere pronti a firmare — Trump, però, ha preso tempo. I contenuti del memorandum sono quelli riportati dai retroscena nei giorni scorsi. Il traffico nello stretto di Hormuz sarà “senza restrizioni,” senza pedaggi e l’Iran dovrà rimuovere tutte le mine entro 30 giorni; il blocco navale statunitense verrà revocato e gli Stati Uniti emetteranno deroghe alle sanzioni per consentire all'Iran di vendere liberamente petrolio. Teheran e Washington entrambi si impegnano a trattare sul nucleare e sul rilascio dei fondi iraniani congelati. L’accordo dovrebbe stabilire anche la fine dell’aggressione israeliana in Libano — una questione su cui ci sarebbero state discussioni tese tra Trump e Netanyahu. (Axios)

Mentre i negoziatori e i mediatori lavorano per mettere fine alla guerra, l’ostacolo principale alla pace resta Israele: secondo un rapporto classificato che circola negli ambienti dell’intelligence statunitense, funzionari israeliani stanno facendo pressione sul dipartimento della Difesa per assassinare Ghalibaf, il presidente del Parlamento iraniano diventato una figura centrale nei colloqui di cessate il fuoco, e riprendano la guerra con una nuova ondata di attacchi contro le infrastrutture petrolifere iraniane. La tesi israeliana è che un'ulteriore devastazione economica provocherebbe abbastanza instabilità interna da innescare un cambio di regime a Teheran, minimizzando al contempo, nelle comunicazioni interne, l'impatto che una ripresa del conflitto avrebbe sui mercati energetici globali. (Capital and Empire)

La trattativa sta creando una vera e propria frattura tra Stati Uniti e Israele: secondo due funzionari israeliani, Netanyahu ha ammesso di non aver più “margini di manovra per influenzare il presidente.” Un alto funzionario della sicurezza israeliana ha espresso il proprio allarme senza mezzi termini: “Dobbiamo pregare che questo accordo non venga firmato. Non possiamo fare altro. Se viene firmato, l'Iran uscirà vittorioso da questa guerra e otterrà una licenza di uccidere.” (sic) Nonostante i continui attacchi contro il Libano, i militari israeliani sostengono di avere “le mani legate”: “Trump non ci permette di attaccare Beirut o obiettivi infrastrutturali in Libano.” “Se il presidente fosse Biden o Obama, Netanyahu avrebbe già parlato al Congresso o lanciato un attacco frontale all'amministrazione.” (Al Monitor, dietro paywall)