La guerra santa (?) di Trump
Trump alza ancora i toni contro l’Iran, mentre la retorica sulla guerra a Washington si fa sempre piú religiosa. Tra le altre notizie: il centro dell’FBI contro i terroristi anti-capitalisti, il caso del drone partito da Sigonella, e Artemis II si prepara al sorvolo lunare
La retorica di Washington sulla guerra in Iran assume ulteriori connotati religiosi e toni oltre il grottesco: Trump e altri funzionari della sua amministrazione hanno celebrato il salvataggio del militare statunitense rimasto in Iran come un “miracolo pasquale.” I buoni umori, però, sono durati poco: Trump ha scritto su Truth Social che martedì “sarà il giorno delle centrali elettriche e dei ponti, tutto in un uno, in Iran.” “Aprite il fottuto stretto, pazzi bastardi, o vi ritroverete all’inferno… VEDRETE!” Il presidente degli Stati Uniti ha concluso il messaggio strafottente: “Lode ad Allah.” Poco dopo ha scritto una nuova scadenza, alle nostre 2 di notte di mercoledì. Nonostante i toni iper aggressivi, in realtà l’annuncio è di un’ulteriore estensione alla scadenza degli attacchi che Trump minaccia da settimane. Originariamente il presidente statunitense aveva dato all’Iran 48 ore lo scorso 22 marzo, un periodo di presupposto stop delle aggressioni, mai davvero rispettato, che il giorno successivo era diventata una pausa di 5 giorni, e il 26 marzo di 10 — ovvero, gli attacchi sarebbero dovuti arrivare . Mercoledì, durante il proprio discorso alla nazione, aveva detto che Teheran avrebbe avuto “due o tre settimane” per la trattativa, versione sconfessata sabato, con un penultimatum di 48 ore, che è stato esteso di nuovo con questi messaggi “di pasqua.” (Reuters / Truth Social)
Il mese scorso, 30 parlamentari democratici avevano chiesto di indagare su segnalazioni secondo cui negli alcuni ambienti militari qualcuno avrebbe cercato di giustificare la guerra in Iran invocando “profezie bibliche sull’Apocalisse.” Nella lettera, rivolta all’ispettore generale del dipartimento della Difesa Platte Moring, avevano scritto che era fondamentale “garantire che le operazioni militari siano guidate dai fatti e dalla legge, e non da credenze religiose estremiste.” È anche grazie a questo estremismo, al contrario, che si giustifica l’infrangere la legge: tutte le minacce di Trump sul colpire infrastrutture civili sono apertamente minacce di compiere crimini di guerra. Trump non è solo: il mese scorso anche Hegseth si era vantato di crimini di guerra, dicendo che i militari statunitensi avrebbero lavorato “senza tregua e senza pietà,” con l’ordine esplicito di uccidere anche i soldati nemici feriti o arresi — cosa che è un crimine di guerra non solo per il diritto internazionale, ma anche per il codice militare statunitense. (Sito del parlamentare Jared Huffman / the New York Times)
Nel mondo reale, nel frattempo, le conseguenze economiche della guerra si fanno ogni giorno più pesanti. Secondo un’inchiesta di Drop Site, i fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti stanno conducendo una revisione complessiva dei propri investimenti negli Stati Uniti, spinta sia da necessità commerciali sia da un ricalibrazione politica legata alla guerra in Iran. Al centro dell’attenzione c'è la fusione tra Paramount-Skydance e Warner Brothers Discovery, resa possibile da finanziamenti della regione: fondi collegati ad Arabia Saudita, Qatar e EAU hanno impegnato 24 miliardi di dollari. Il Qatar sta tentennando, ma non vuole fare il passo indietro da solo, e aspetta segnali dall’Arabia Saudita. Ma la posta in gioco non si ferma a CNN, HBO e i film Warner Bros: il 90% (!) della crescita del PIL statunitense nella prima metà del 2025 è stata trainata da investimenti legati all’IA — tutti progetti in larga parte finanziati dai paesi del Golfo. (Drop Site News)