L’Iran ha vinto la guerra, almeno contro Trump
Nonostante le minacce apocalittiche, Trump ha annunciato un cessate il fuoco accettando tutte le richieste di Teheran. Tra le altre notizie: la Francia continua ad armare Israele, la produzione di carne in Lombardia è insostenbile, e i lobbisti dei data center contro il diritto alla riparazione
Nel corso della giornata di martedì Trump ha portato le proprie minacce al massimo possibile, arrivando a scrivere che “una grande civiltà morirà questa notte” — una minaccia così allarmante da costringere la Casa bianca a negare ufficialmente i retroscena che ipotizzavano che l’amministrazione Trump avesse preso in considerazione di usare l’atomica contro l’Iran. Per fortuna non si è arrivati a tanto: a meno di due ore dalla scadenza che si era dato da solo, Trump ha annunciato un cessate il fuoco di due settimane, dicendo che Washington aveva ricevuto “una proposta in 10 punti dall’Iran,” che si ritiene “una base ragionevole su cui negoziare.” “Quasi tutti i punti di controversia passati sono stati risolti,” e “un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e attuare l’accordo.” Il piano accettato dagli Stati Uniti non è ancora stato pubblicato, ma dai retroscena si disegna una sconfitta pesantissima per Washington. Tra i punti accettati dall’amministrazione Trump II ci sarebbe: la garanzia che l’Iran non sarà attaccato di nuovo e la fine permanente della guerra; la fine degli attacchi israeliani contro il Libano e gli altri alleati dell’Iran; il sollevamento di tutte le sanzioni statunitensi contro l’Iran; la riapertura dello stretto di Hormuz, ma con un pedaggio di 2 milioni di dollari a nave da pagare a Iran e Oman; fondi di riparazione per i danni causati dai bombardamenti. (Truth Social / Anadolu / Truth Social / Gulf News)
Va sottolineato che questo piano non è stato inviato da Teheran nelle scorse ore in preda al terrore per le minacce sempre più allarmanti di Trump — al contrario, le autorità iraniane avevano fiducia che la propria rete elettrica sarebbe sopravvissuta all’attacco statunitense. Il piano in 10 punti era stata la risposta dei funzionari iraniani al piano in 15 punti avanzato invece dall’amministrazione Trump II, e per certi versi si potrebbe chiamarla una proposta massimalista. Lo stesso Trump aveva già commentato su questa offerta lunedì, prima dell’ultimo round di minacce, dicendo che era “una proposta importante, un passo importante,” ma bollandola come “non abbastanza buona.” Robert Pape, che nei giorni scorsi aveva indicato come la guerra stava evidenziando come l’Iran fosse una delle potenze più grandi del mondo, ha scritto che si tratta di una “grande sconfitta strategica per gli Stati Uniti, la perdita più grande dal Vietnam.” (the New Arab / the New York Times / X)
Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha confermato che, “se gli attacchi contro l’Iran sono sospesi, le nostre Forze armate interromperanno tutte le loro operazioni difensive.” e che “per un periodo di due settimane, il passaggio sicuro attraverso lo stretto di Hormuz sarà possibile in coordinazione con le Forze armate dell’Iran e in considerazione delle limitazioni tecniche. L’implementazione, ovviamente, non sarà facile però — e la variabile più grande resta il comportamento del governo Netanyahu VI: Tel Aviv ha confermato che rispetterà il cessate il fuoco annunciato da Trump, ma non in Libano, ignorando le richieste dell’Iran perché l’aggressione si fermasse in tutta la regione. Ignorando il cessate il fuoco già in corso, le IDF hanno colpito un’ambulanza in Libano. Mettere fine all’aggressione israeliana in Libano e a Gaza è un obiettivo fondamentale per Teheran. Il politologo Trita Parsi sottolinea che non si tratta solo di solidarietà, “ma anche della consapevolezza che, se Israele continua a bombardare Gaza e il Libano, il conflitto rischia di estendersi nuovamente.” (X / Yeni Safak / X)