La strage ignorata

Refugees in Libya denuncia che ci sono piú di 1.000 dispersi per la mancanza di soccorsi durante il ciclone Harry. Tra le altre notizie: un’azienda di Alligator Alcatraz vuole lucrare su Gaza, Piazza Italia sotto amministrazione giudiziaria, e un cinema palestinese nella città vecchia di Hebron

La strage ignorata
Grab dal video del soccorso di Ramadan Konte, via Refugees in Libya

Refugees in Libya e Tunisia denunciano che la strage di persone annegate nel mar Mediterraneo durante e dopo il ciclone Harry è ancora superiore a quanto riportavano i dati ufficiali. In precedenza, secondo dati della Guardia costiera italiana, si stimavano circa 380 disperse in mare. Secondo l’allerta della Guardia costiera, da Sfax, sulla costa orientale della Tunisia, sono partite 8 imbarcazioni tra il 14 e il 21 gennaio — di nessuna di queste risultano salvataggio o arrivo sulle coste italiane. A bordo c’erano rispettivamente, secondo le ricostruzioni, 49, 54, 50, 51, 36, 42, 53 e 45 persone. Il monitoraggio comunitario, però, inquadra uno scenario molto più grave: dal 15 gennaio sono partite numerose imbarcazioni da diversi punto costieri attorno a Sfax. Un singolo organizzatore, noto sul posto come Mohamed Mauritania, avrebbe fatto partire 5 imbarcazioni, ognuna con più di 50 persone a bordo. Refugees in Libya non esprime un totale sulle imbarcazioni partite “non per negligenza, ma perché non esiste un sistema centrale che registri partenze, sparizioni o recuperi.” Ci sono alcuni dati specifici, però: dal chilometro 19 al chilometro 21 attorno a Sfax sono partite almeno 10 imbarcazioni, dal chilometro 30 altre 7 — di cui è arrivata a Lampedusa una sola, con un solo sopravvissuto. Dal chilometro 33 al chilometro 38 sono partite altre sette imbarcazioni, di cui è noto il destino di uno soltanto: è tornato indietro, sempre nei pressi di Sfax. Il numero esatto di persone morte annegate probabilmente non sarà mai noto, ma nei giorni successivi al 24 gennaio le autorità di Malta hanno ritrovato decine di corpi, e quello che è certo è che il numero delle persone che sono partite da Sfax è molto superiori al totale ipotizzato dalle autorità italiane. Nei giorni scorsi Refugees in Libya aveva pubblicato il video di un singolo salvataggio, del cittadino della Sierra Leone Ramadan Konte, soccorso dalla nave mercantile Star, con ogni probabilità unico sopravvissuto di un’imbarcazione con a bordo 50 persone. Refugees in Libya chiede a Italia, Malta, Spagna e UE di avviare “operazioni di ricerca e soccorso immediate, trasparenti e su larga scala,” per “riportare le persone a casa, vive o morte.” “Quello a cui stiamo assistendo non è mancanza di informazioni, ma mancanza di azione.” (Refugees in Libya / Facebook)

Laura Marmorale, la presidente di Mediterranea Saving Humans, denuncia: “Si stanno delineando i contorni della più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale e i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito.” “Di chi ha perso la vita in mare non si deve parlare, soprattutto quando queste morti mostrano il fallimento delle politiche migratorie e della collaborazione con Libia e Tunisia, e mentre si stanno preparando nuovi brutali provvedimenti contro le persone migranti e la solidarietà. Ma, come all’apertura venerdì scorso del processo per la strage di Cutro, insieme a Refugees in Libia e Tunisia, non smetteremo di chiedere con forza verità e giustizia anche di fronte a questa tragedia di inaudite proporzioni.” (Mediterranea Saving Humans)

Il vicepresidente della Camera Sergio Costa (M5S) ha commentato la notizia, scrivendo: “Davanti a quella che si profila come la più grande tragedia degli ultimi anni, regna un silenzio istituzionale inaccettabile.” “Non possiamo permettere che la dignità umana dipenda dalla provenienza. Il silenzio delle istituzioni di fronte a queste morti è una ferita alla nostra democrazia.” Secondo Giovanni Mininni, segretario generale Flai Cgil, “le politiche migratorie hanno generato un cono d’ombra in cui le vite umane smettono di essere visibili.” È stata “una catastrofe,” “che si configura come il risultato di un sistema che ha deliberatamente indebolito la rete di salvataggio proprio mentre la crisi climatica rendeva il mare ancora più ostile.” (Facebook / FLAI CGIL)

Nei giorni scorsi, in un’intervento a “Idee in movimento,” una manifestazione organizzata dalla Lega a Rivisondoli — in movimento, ma evidentemente entro i confini nazionali — il ministro Piantedosi aveva vantato una netta diminuzione degli arrivi di migranti rispetto al gennaio 2025. Su Collettiva, Carlo Ruggiero sottolinea che la grande strage causata da Harry è arrivata alla fine di un “gennaio di morte,” in cui si sono susseguiti numerosi sos raccolti da Alarm Phone — il 2 gennaio risultavano disperse 18 persone, partite da Algeri verso la Spagna; l’11 gennaio sono andate disperse 27 persone partite da Essaouira, verso le Canarie; il 13 gennaio sono stati intercettate e riportate in Libia due imbarcazioni con a bordo 50 e 88 persone; il 18 gennaio Malta e Italia hanno rifiutato di dare soccorso a un’imbarcazione con a bordo 45 persone, di cui non si sa più nulla; allo stesso modo, il 20 gennaio c’è un sos di una barca con a bordo 50 persone, di cui il destino resta sconosciuto, tra il 22, il 23 e il 28 gennaio ci sono almeno altre 4 imbarcazioni andate disperse, con più di 170 persone a bordo in totale. (il Sole 24Ore / Collettiva)