Agli sgoccioli

Trump è scettico della nuova proposta iraniana, ma la crisi energetica è piú grave ogni giorno che passa senza un accordo. Tra le altre notizie: la NATO alla ricerca di propaganda, nuovi dettagli sulla contesta per l’adozione del bambino affidato a Minetti e Cipriani, la lobby anti-cina e pro-IA

Agli sgoccioli
foto: CC BY-SA 4.0 Gage Skidmore

Le autorità iraniane hanno inviato agli Stati Uniti, attraverso gli intermediari pakistani, un nuovo piano per mettere fine alla guerra. Il piano non è stato filtrato ai media, ma si sa che è composto in 14 punti, estendendo il piano che Washington aveva inviato a Teheran. Gli Stati Uniti avevano proposto un cessate il fuoco di due mesi, mentre invece l’Iran sostiene che si può arrivare a una soluzione entro 30 giorni — ma che sia una soluzione per mettere fine al conflitto, non una ulteriore estensione del cessate il fuoco. Si tratta, ancora una volta, di una proposta massimalista: i 14 punti iraniani comprendono garanzie contro futuri attacchi, il ritiro delle truppe statunitensi dalla regione — compreso ovviamente il sollevamento del blocco navale — lo scongelamento dei beni iraniani, e pagamenti per ripagare i danni materiali ed economici della guerra. Il documento contiene anche una descrizione di un nuovo “meccanismo” per la circolazione dello stretto di Hormuz, e l’indicazione che il conflitto deve arrivare a una fine anche in Libano. (Fars News / Middle East Eye)

Trump ha dichiarato che sta esaminando la nuova proposta iraniana, esprimendo però forte scetticismo sull’effettiva possibilità di mettere fine alla guerra. Poco dopo, su Truth Social, ha scritto che “non poteva immaginare che fosse accettabile,” “dato che non hanno ancora pagato un prezzo sufficientemente alto per ciò che hanno fatto all’umanità e al mondo negli ultimi 47 anni.” Per gli Stati Uniti, però, il tempo è agli sgoccioli, con gli effetti della crisi energetica che potrebbero cambiare in modo rilevante la politica internazionale. Oggi arriva in Giappone la prima consegna di petrolio russo: Taiyo, la quarta più grande azienda del paese che si occupa di raffinare il petrolio, ha fatto un acquisto singolo di petrolio venerdì, e l’ordine arriva oggi. Dallo scorso marzo gli introiti dell’export via mare di petrolio della Russia sono aumentati del 115%. (Associated Press / Truth Social / Yomiuri Shimbun / Nikkei Asia)

Secondo lo storico Gregory Brew, però, gli Stati Uniti rischiano di pagare in modo importante la propria “arroganza energetica”: gli Stati Uniti per decenni si sono costruiti una posizione di “garanti” della sicurezza del petrolio, scrive Brew, ma ora sono diventati in modo forse irrimediabile una fonte di instabilità, tra sanzioni, dazi e atti di pirateria. Questi effetti non si pagano solo nel resto del mondo: per quanto Trump ne vanti l’“indipendenza energetica,” in realtà gli Stati Uniti continuano a importare circa un terzo del loro consumo di greggio. (the New York Times)

Teheran insiste che qualsiasi dovrà comprendere anche la pace in Libano, cosa che rende la trattativa ancora più complessa. Nominalmente, infatti, attualmente in Libano c’è un cessate il fuoco, ma la cosa non ha fermato le IDF: tra venerdì e sabato, negli attacchi aerei israeliani sul paese, sono state uccise 41 persone, secondo i dati aggregati dal ministero della Salute libanese. Dal 2 marzo, quando sono ricominciati gli attacchi israeliani in Libano, sono state uccise 2.659 persone, e si contano 8.183 feriti. Il rappresentante cinese alle Nazioni Unite Fu Cong ha commentato i continui attacchi israeliani in modo algido, descrivendo l’attuale accordo come di “fuoco ridotto,” e non di “cessate il fuoco.” Fu Cong ha chiesto di riesaminare la decisione del Consiglio di sicurezza ONU di porre fine al mandato di UNIFIL, la missione di peacekeeping dell’ONU in Libano, prevista in chiusura entro la fine dell’anno. (Al Jazeera)