Scuola di razzismo
Disperate per le elezioni, le forze di governo hanno approvato davvero il decreto per l’apartheid nelle classi. Tra le altre notizie: il comizio di Netanyahu all’ONU, 7 indagati per la morte di Andrea Moretti al Colosseo, e il trailer del documentario su Elon Musk
Alla fine il governo ha veramente approvato il decreto per porre un limite al numero di studenti stranieri per classe. L’ultima versione è stata annacquata un po’: alla fine i destinatari dell’apartheid saranno solo gli studenti “che non conoscono bene l’italiano.” Il decreto, in realtà, ricalca quasi interamente la circolare del 2010 che poneva già lo stesso limite al numero degli stranieri per classe — sembra che, pur se da circolare il limite dovesse diventare legge, all’atto pratico cambierebbe poco, visto che andrà comunque applicato “nel rispetto del principio di prossimità e di piena fruizione ed effettività del diritto allo studio, tenendo conto del domicilio dell’alunno o dello studente o, comunque, delle comprovate esigenze familiari, con particolare riferimento a quelle connesse alla necessità di assistenza a figli con disabilità, che non permettano soluzioni alternative.” Nei giorni scorsi molti presidi avevano sollevato perplessità sull’effettiva attuabilità del decreto, che rischia comunque di essere in area di incostituzionalità. (il Fatto quotidiano, dietro paywall)
In ogni caso, anche se il governo ha approvato il decreto, per qualche motivo nelle scorse ore ne è circolata solo una bozza mandata ai giornalisti, sul quale si leggeva tra l’altro che questo vincolo si applicherebbe solo agli studenti senza cittadinanza italiana e che non sono nati in Italia, o che non hanno frequentato un numero variabile di classi in Italia in base alla loro età. La parte che ieri ha fatto più rumore, però, è forse quella sui vari obblighi per i genitori stranieri che non parlano italiano. Le scuole dovranno segnalarli ai servizi sociali, che dovranno poi occuparsi di organizzare dei corsi gratuiti per loro — la non frequentazione di questi corsi sarà punita con una sanzione dai 200 ai mille euro. La cosa demenziale è che proprio il governo Meloni, negli scorsi anni, aveva tagliato i fondi ai corsi di italiano per gli stranieri da poco arrivati in Italia. Oltre a questo c’è anche il divieto di andare a scuola col volto coperto, che prevede una sanzione da 200 a mille euro — pure questa. Fa notare il Post che “Anche questa misura è più che altro propagandistica, e approfitta della scarsa familiarità di molte persone con i diversi tipi di velo indossati dalle donne musulmane. Il burqa e il niqab, cioè quelli menzionati nei giorni scorsi da Meloni (ma non dalla bozza di decreto), arrivano a coprire anche il volto ma in Italia sono indossati da pochissime donne.” (Corriere della Sera / il Post)
Ovviamente prendersela con migranti, stranieri e categorie deboli è molto più facile che risolvere i problemi effettivi della scuola italiana, alcuni dei quali creati dallo stesso governo. Del resto si può mentire spudoratamente senza timore di conseguenze: il ministro Valditara ha detto all’inizio di settembre che “Il nuovo anno parte con tutti i docenti in cattedra,” un’affermazione semplicemente falsa: fa notare il manifesto che, ad esempio, “L’algoritmo che assegna le supplenze annuali da graduatorie provinciali viene messo in moto solo negli ultimi giorni di agosto, nonostante quest’anno il ministero abbia anticipato l’aggiornamento del punteggio in graduatoria[...] L’algoritmo viene poi fatto ripartire per l’assegnazione delle cattedre ancora disponibili dopo le comunicazioni non così celeri tra singole scuole e gli uffici scolastici regionali. In provincia di Milano è atteso da 20 giorni il secondo bollettino di nomine.” In più, la platea dei precari italiani, e in particolare di quelli che vogliono entrare di ruolo, è funestata dal vero e proprio pizzo di 2500 euro che devono versare alle università — di solito private — per ottenere i crediti che il governo ha deciso essere necessari per insegnare di ruolo. (il manifesto, dietro paywall)