Il governo degli ignobili sulla crisi di Ceuta
Il governo Meloni vuole trasformare la crisi di Ceuta in un’occasione per fare campagna elettorale razzista. Tra le altre notizie: Hamas ha firmato l’accordo per il disarmo, FdI sogna il riconoscimento facciale di massa, e anche Claude ha condotto attacchi informatici all’insaputa di Anthropic
Giovedì, attorno a mezzogiorno, migliaia di persone hanno attraversato senza controlli il confine dal Marocco a Ceuta, l’enclave spagnola sulla costa nordafricana, prima a piedi sulla terraferma, poi a nuoto, attorno al molo che segna la frontiera. Nella corsa per tentare di entrare in Spagna sono morte 18 persone, e c’è un numero non precisato di feriti. Il governo ha mobilitato i reparti dell’esercito dislocati a Ceuta, e Sánchez è atteso venerdì nella città autonoma, mentre il presidente locale, il conservatore Juan Jesús Vivas, chiede a Madrid di dichiarare l’emergenza nazionale. Si tratta della crisi più grave a Ceuta dall’estate 2021, quando era successo un episodio analogo a quello di ieri, che aveva causato una grave crisi diplomatica. In Spagna si dibatte se l’episodio sia stato causato dal “pull factor” di una decisione del Tribunale supremo spagnolo, la corte più alta del paese, che ha vietato i respingimenti “a caldo” per le persone che arrivano via mare. La ONG Sur Acoge sottolinea che si tratta di una “realtà molto più complessa,” e cita tra i fattori le condizioni favorevoli del mare. (el País / EJIL: Talk / el Diario)
Nel pomeriggio, Madrid e Rabat hanno annunciato che lavoreranno per deportare “il prima possibile” chi ha attraversato il confine. Entrambi i governi hanno attribuito l’episodio all’azione di mafie, che avrebbero appunto “approfittato” della decisione del Tribunale supremo — entrambi i governi hanno presentato questa versione dei fatti senza sostanziarla in nessun modo. Nel frattempo, tutti i partiti di Ceuta, compresi i socialisti, chiedono la chiusura dei confini, e a livello nazionale l’estrema destra fa quello che fa l’estrema destra: Abascal parla di “un’invasione,” mentre alcuni gruppi di estremisti hanno organizzato presidi davanti all’ambasciata marocchina. Se è ovviamente scorretto decidere che un determinato fatto sia un pull factor senza averne prove, le ONG attive nella zona hanno criticato in modo netto il governo in merito, è importante notare che Rabat e molti attori della politica internazionale da tempo tengono sott’occhio Ceuta. Il Congresso statunitense qualche mese fa sosteneva che Ceuta e Melitta sono “su territorio marocchino,” e “rimangono soggetto di pretese marocchine di lunga data.” “Il Comitato sostiene gli sforzi del segretario di Stato volti a incoraggiare l’impegno diplomatico tra Marocco e Spagna sullo status futuro di Ceuta e Melilla.” Sempre a fine aprile Ynet ospitava un’analisi firmata da Amine Ayoub, in cui si diceva apertamente che Israele avrebbe dovuto aiutare il Marocco a “riprendersi” le due enclave, sfruttando proprio il raffreddamento dei rapporti tra Madrid e Washington. A marzo, Michael Rubin, dell’American Enterprise Institute, aveva chiesto a Washington di riconoscere Ceuta e Melilla come “territorio marocchino occupato,” definendo la Spagna “una potenza coloniale che gestisce colonie sullo Stretto di Gibilterra.” Poche ore dopo l’incidente a Ceuta, l’ambasciatore israeliano all’ONU, Danny Danon, ha commentato: “La Spagna, che non perde mai l’occasione di impartire lezioni a Israele, ha dichiarato lo stato di emergenza a Ceuta in seguito alla crisi legata alla sua politica migratoria. Forse, prima di continuare a farci la morale, è ora che spieghi al mondo perché mantiene ancora enclavi coloniali in Africa.” Anche in questo caso è importante sottolineare che, anche se si tratta di enclavi sulle coste nordafricane, sia Melilla che Ceuta non sono colonie che occupano territorio marocchino: Melilla è sotto controllo spagnolo dal 1497, mentre Ceuta è spagnola dal 1580. Non ci sono rilevanti movimenti politici in nessuna delle due località che chiedono l’annessione al Marocco, al contrario, i partiti localisti tradizionalmente sono molto contrari a qualsiasi accordo con Rabat. (el Salto / Congresso statunitense / Ynet / American Enterprise Institute / X / the New Arab)
Ormai il governo italiano è in campagna elettorale, e ha deciso che il razzismo sarà il pilastro su cui proverà a lavare il cervello all’elettorato, dunque si è avventato sulla crisi come un avvoltoio: già ieri sera Meloni ha detto che sta valutando la sospensione temporanea degli accordi di Schengen con la Spagna, mentre il ministro degli Esteri, Tajani, è riuscito a mostrare la sua inadeguatezza anche all’esecutivo spagnolo. Ieri per la verità Tajani si è spinto anche molto oltre le sue competenze, visto che oltre a dichiararsi favorevole alla sospensione di Schengen con la Spagna ha anche dichiarato che “L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani.” La dichiarazione ha causato la reazione dell’esecutivo spagnolo: il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, ha detto che “Questo messaggio è inappropriato da parte del ministro degli Esteri di un Paese partner e amico, dal quale ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia di parte. Ho convocato per domani l’ambasciatore d’Italia.” Ovviamente si potrebbe anche parlare di quanto sia demenziale imporre la chiusura di Schengen per fatti successi a 1.800 km di distanza dall’Italia e oltre il Mediterraneo — come se poi tutte queste persone volessero venire nel nostro paese — tra l’altro prima di agosto, quando numerosi italiani si recheranno per le ferie in Spagna, ma queste riflessioni non sembrano essere venute in mente all’esecutivo nostrano. (il Fatto Quotidiano, dietro paywall)