Trump minaccia di bombardare l’Oman e di far perdere le elezioni al suo partito
L’accordo tra Iran e Oman è vicino, e gli Stati Uniti non hanno nessuna strategia per uscire dalla guerra che non siano altri bombardamenti. Tra le altre notizie: gli Emirati negano le proprie ambizioni imperialiste in Africa, le chat dei militanti di Vannacci, e un leak delle AirPods con fotocamera
Le autorità iraniane hanno annunciato di aver raggiunto un accordo con l’Oman per gestire il transito delle navi attraverso lo stretto di Hormuz: un portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che i due paesi sono arrivati a un accordo “in merito alla mappa del percorso di transito” per le navi. Le autorità iraniane non hanno dato altri dettagli, ma nelle scorse settimane i retroscena avevano anticipato l’accordo, che dovrebbe prevedere un ingresso dello stretto vicino alle coste iraniane, e una uscita vicino alle coste omanite. Gli Stati Uniti non hanno reagito alla notizia in modo, come dire, composto: parlando con Fox News Trump ha ripetuto la minaccia — fatta già lo scorso maggio — di estendere i bombardamenti statunitensi anche all’Oman. Dopo, parlando con i giornalisti dallo Studio ovale, ha minimizzato, dicendo che finora Mascate si era “comportato molto bene,” ma di nuovo minacciando in modo non troppo velato che, in caso di un accordo sgradito con l’Iran, “li gestiremo.” Trump ha anche ripetuto l’ambizione di rendere lo stretto un territorio statunitense, sostenendo che gli Stati Uniti avrebbero “controllo totale” sulla zona. (Middle East Eye / Fox 10 TV / YouTube)
Sempre parlando con i giornalisti, Trump ha detto di non avere fretta a mettere fine al conflitto, che il paese aveva ancora abbondanza di munizioni — quando ormai sempre più testate confermano che al contrario gli Stati Uniti siano in una crisi profonda di armamenti — e che le elezioni di metà mandato non influenzeranno le sue decisioni sulle guerra. Ora, Trump forse può non preoccuparsene, ma il suo partito è comprensibilmente allarmato, a ormai poche settimane dal voto. Secondo un nuovo sondaggio Reuters / Ipsos, l’approvazione di Trump è crollata al 33%, il suo minimo storico (finora). L’approvazione di Trump è calata di 2 punti da inizio mese, e ha raggiunto il punto più basso mai toccato durante il proprio primo mandato, nel dicembre 2017. Non solo: l’80% degli intervistati — compreso il 71% di chi si è dichiarato repubblicano — ritiene che il coinvolgimento statunitense in Iran “si protrarrà per un periodo prolungato.” Solo il 16% crede che il conflitto finirà nel giro di poche settimane. Solo un intervistato su cinque, e solo la metà dei repubblicani, ritiene che l’aggressione dell’Iran sia “valsa la pena.” (Zeteo, dietro paywall / Reuters)
Ieri, nel frattempo, è scaduto il memorandum di 60 giorni siglato il 17 giugno da Trump e dal presidente iraniano Pezeshkian. Dell’accordo ad interim — da settimane archiviato, dopo la ripresa degli attacchi da parte degli Stati Uniti — restava poco, ma la sua scadenza restituisce a entrambe le parti il titolo di fare maggiore pressione, anche con operazioni militari. Gli Stati Uniti ora sembrano interessati a procedere con misure di aggressione economica, mentre l’Iran minaccia di gravi conseguenze nella regione se Washington non accetterà le sue condizioni. Le autorità iraniane hanno indicato che ora che l’accordo è scaduto sono pronte a muoversi in modo più aggressivo, quando finora le misure sono state quasi esclusivamente difensive. (the New Arab / Al Jazeera)