I sogni stragisti di Ben-Gvir

Il ministro israeliano sogna di poter uccidere “30 o 40” persone al giorno. Tra le altre notizie: Trump riscopre la propria passione per Kim Jong-un, 24 milioni di italiani sono rimasti a casa, e i librai del Regno Unito vendono tantissimi libri usati… ma a chi?

I sogni stragisti di Ben-Gvir
foto CC BY-SA 4.0: משטרת ישראל-לשכת גיוס

Intervistato da Rom Braslavski, ex prigioniero israeliano a Gaza, Ben-Gvir ha dichiarato che le forze israeliane dovrebbero “uccidere 30 o 40” persona a Gaza “ogni notte,” anche andando oltre “quelli che rappresentano un pericolo” “in quel preciso momento,” auspicando quindi a chiare lettere la punizione sommaria della popolazione palestinese. “Ci sono persone lì che non sono degne di vivere. Non dovrebbero essere vive.” “Non sono nemmeno persone.” Ben-Gvir, ministro alla Sicurezza interna, non ha autorità formale sull’esercito, e non può ordinare raid su Gaza, ma nel corso della campagna elettorale sta guadagnando visibilità, e ha detto di non essere d’accordo con la decisione di Netanyahu di ridurre gli attacchi su Gaza nel contesto del “cessate il fuoco” — durante il quale in realtà le uccisioni continuano quasi quotidianamente: le IDF finora hanno ucciso più di 1.250 persone da quando è stato siglato l’accordo. Durante l’intervista, Braslavski ha chiesto se lo stato gli può permettere di diventare boia: ha chiesto al ministro se sarebbe possibile per lui gestire l’esecuzione dei prigionieri palestinesi. Ben–Gvir ha risposto che sarebbe disposto a “capovolgere il mondo,” pur di permetterglielo, perché “è uno dei suoi più grandi sogni” vederlo in quel ruolo. (YouTube)

Nei giorni scorsi, il ministro della Difesa Katz ha ordinato all’esercito di preparare un piano per trasferire l’applicazione della legge civile nella Cisgiordania occupata alla polizia israeliana, che risponde proprio a Ben–Gvir, tra l’altro. La decisione segue le critiche per la gestione da parte dell’esercito durante l’assedio dei coloni nel centro abitato di Qusra: “Il ruolo dell’esercito è combattere il terrorismo palestinese” (sic) “Non inseguire i giovani delle colline.” Il ministero ha dichiarato che la polizia creerà una forza dedicata per gestire le questioni civili. Come spiegano numerosi esperti ad Al Jazeera, è tutto tranne che una vittoria per la causa palestinese, perché la misura segna una pericolosa accelerazione verso l’annessione a tutti gli effetti dei territori della Cisgiordania: si sostituisce così la legge militare di occupazione con la legge civile nazionale israeliana, alterando materialmente la realtà giuridica del territorio. La rimozione dell’esercito dai territori della Cisgiordania occupata avvicina anche ulteriormente la formalizzazione delle bande di coloni in milizie fasciste, che possano operare direttamente sotto supervisione dello stato, ma in ruoli che sono completamente al di fuori di qualsiasi legge o disciplina. (Haaretz / Al Jazeera)

Hossam Shaker ha pubblicato un lungo editoriale su Middle East Eye in cui descrive come la violenza del genocidio si sia infiltrata in ogni aspetto della vita quotidiana della popolazione di Gaza — dallo zanana, il nome che la popolazione locale ha dato al rumore dei droni militari, sottofondo praticamente costante della vita nella Striscia, alla vita tra le rovine e i pericoli costanti, dove scuole ed ospedali possono diventare in qualsiasi momento trappole. La vita quotidiana, spiega Shaker, è diventata “l’arte della sopravvivenza.” Le famiglie si dividono i compiti: c’è chi deve viaggiare anche a lungo per cercare acqua pulita, chi cerca di ottenere il poco cibo che circola nella Striscia, chi è incaricato di cercare la farina. Ci si ferma a sopravvivere, e basta: c’è una emergenza di perdita di denti di massa, perché avere dentifricio e spazzolino è diventato un “lusso irraggiungibile,” così come per sempre più persone lo è avere scarpe. Shaker sottolinea che a Gaza “non c’è quasi un bambino che non abbia visto ripetutamente resti umani straziati,” e che spesso quei corpi appartenevano a familiari, vicini, amici. Shaker conclude ricordando quello che non si può ripetere a sufficienza: tutte queste sofferenze potevano essere impedite, ma il mondo ha deciso di non fare nulla; quando non ne è stato attivamente complice. (Middle East Eye)

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