Il disastro ambientale fantasma sulle coste dell’Oman
Una petroliera parte della “flotta ombra” russa sta versando petrolio in mare dopo un incidente di cui non si conosce la causa. Tra le altre notizie: il momento della verità per Nigel Farage, la confessione di Valter Lavitola, e Ray–Ban Meta sono la telecamera preferita dai pickup artist
Una vasta chiazza di petrolio, fuoriuscita da una petroliera in avaria, ha iniziato a raggiungere le coste dell’Oman, in quello che rischia di diventare uno dei peggior sversamenti degli ultimi anni, dopo settimane di diffusione pressoché incontrollata. L’agenzia ambientale omanita, che mercoledì ha confermato l’impatto sulla terraferma, teme il coinvolgimento di 40 km di litorale, vicino a Ras Madraka e dell’isola di Mashirah, parte di una riserva marina, che ospita specie come le megattere del mar Arabico e i cormorani di Socotra. La petroliera interessata è la Caroline Bezengi, che trasportava circa 800 mila barili di greggio russo ed era sottoposta a sanzioni internazionali — si è arenata lo scorso 30 giugno, dopo un incidente la cui origine non è ancora stata chiarita. Un video circolato sui social network nei giorni scorsi mostra le coste dell’isola di Qeshm già coperte di petrolio. (Al Jazeera / X)
Il caso è reso particolarmente complesso dal contesto geopolitico: la Caroline Bezengi fa parte della cosiddetta “flotta ombra” che aggira le sanzioni sul petrolio russo, contro cui l’Ucraina ha condotto attacchi diretti. La petroliera era partita ad aprile da Novorossijsk, sul Mar Nero, aveva attraversato il Canale di Suez a fine maggio ed era poi passata al largo dello Yemen, dove aveva segnalato problemi l'8 giugno dopo quella che alcune fonti marittime descrivono come un’esplosione. Nessuno ha rivendicato un attacco, ma proprio quella cornice bellica sta bloccando i soccorsi: i Fondi IOPC, l’organismo intergovernativo che risarcisce gli sversamenti da petroliere, ha detto a Reuters che non coprirà i costi della bonifica perché l’incidente è trattato come un “atto di guerra” — anche se non si sa di quale… — e non come un semplice sinistro. La nave, vecchia di 25 anni, non è coperta da alcun assicuratore occidentale riconosciuto. Il petrolio non aspetta che il responsabile si faccia avanti: l’Oman lunedì la stimava a quasi 400 km quadrati, ma Ong e specialisti la ritengono ben più estesa: “L’area colpita è passata da circa 45 km quadrati a fine luglio a 150 all’inizio di agosto, e poi in due giorni è quadruplicata, a 600 km quadrati tra il 4 e il 5 agosto,” ha dichiarato Hanen Keskes di Greenpeace. (Reuters)
Non è un caso isolato: l’impatto ambientale dell’aggressione dell’Iran da parte di Stati Uniti e Iran rischia di contaminare per anni terra, mare e aria nel Golfo persico. Diana Francis, a capo del laboratorio di scienze ambientali e geofisiche della Khalifa University di Dubai, spiega che gli incendi delle raffinerie, le esplosioni e la distruzione di edifici e ponti hanno effetti duraturi: il fumo può persistere per circa una settimana, mentre polveri, suolo e macerie contaminati possono esporre la popolazione “per mesi, se non anni,” soprattutto nelle comunità vicine agli impianti in fiamme. Doug Weir, direttore del gruppo di ricerca britannico Conflict and Environment Observatory, parla di “una vasta gamma di attacchi a infrastrutture a rischio ambientale” e avverte che, a guerra finita, la bonifica rischia di passare in secondo piano: “Ci si prende ben poca responsabilità per i danni ambientali provocati.” Greenpeace avverte che anche per l’ambiente l’unica soluzione è un cessate il fuoco, e poi la fine permanente delle ostilità. (the National)