L’autunno nero dell’industria italiana

Anche la proposta di Federacciai, come quella di Jindal, prevede un taglio drastico del personale dell’ex Ilva. Tra le altre notizie: l’ex ministro della Difesa ucraino Fedorov vuole nuove elezioni, la svendita dei porti italiani, e Disney fa causa alla FCC di Trump

L’autunno nero dell’industria italiana
L’Ilva di Taranto nel 2007. Foto CC BY-SA 2.0 mafe de baggis

La Federazione delle imprese siderurgiche ha presentato una manifestazione di interesse per gli stabilimenti della ex-Ilva, sottoscritta da 14 aziende che in “cordata” si dicono interessate a garantire la produttiva dell’impianto che va dai laminatoi alle lavorazioni finali e la continuità dell’approvvigionamento di acciai laminati a diversi comparti industriali del paese. Dalla proposta è esclusa l’area a caldo, che sembra ormai destinata alla chiusura, e su cui pesa la decisione dei giudici, che avevano dato 90 giorni per lo smaltimento dell’amianto ancora presente negli impianti — circa 2.000 chili. Il presidente di Federacciai ha presentato la cordata in un’intervista a Repubblica, spiegando che il gruppo è interessato a “tutto quello che viene a valle delle bramme, compresi i laminatoi a caldo,” ma “non gli altiforni e le acciaierie a colata continua, di cui non vogliamo sapere nulla.” Si tratta di un accordo molto al ribasso: vuol dire ridurre in modo materiale il perimetro industriale e occupazionale; ma anche qui, sembra che ormai non ci sia una via d’uscita: anche l’offerta dell’indiana Jindal prevedeva di occuparsi solo alla laminazione dell’acciaio. In entrambi gli scenari si parla di effettivamente dimezzare le persone impiegate nella struttura, arrivando a un massimo di 3-4 mila dipendenti. (ANSA / la Repubblica)

CGIL, CISL e UIL hanno rivolto un appello a Mattarella e a Meloni, tracciando un parallelo tra i Giochi del Mediterraneo — che aprono a Taranto questo venerdì — chiedendo alle autorità nazionali un rinnovato impegno per rispondere a quella che descrivono come “un’emergenza sociale”: “Riguarda 8mila lavoratori dipendenti di Acciaiere d’Italia in AS, i 1.500 dipendenti di ILVA in AS e oltre 2.500 lavoratrici e lavoratori dell’indotto e degli appalti, quest’ultimi ancora più vulnerabili ed esposti agli effetti della crisi industriale.” “La preoccupazione dei sindacati confederali,” spiegano i segretari generali D’Arcangelo, Baldassarre, e il coordinatore Oliva, “è collegata al fatto che alcune associazioni datoriali hanno già dichiarato di essere pronte a spedire le procedure di licenziamento collettivo, all’indomani del decreto con cui la Corte d’appello di Milano ha deposto al chiusura dell’area a caldo.” I sindacati chiedono al governo di “varare uno strumento come ammortizzatore sociale speciale, con l’obiettivo di mettere in sicurezza il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori nell’attesa che si avvii un percorso di riqualificazione professionale a loro dedicato.” “Dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci aspettiamo il necessario sostegno; dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ci aspettiamo fatti, azioni concrete di sostegno.” (Puglia Live)

La vertenza ex Ilva è la più discussa in queste settimane, ma è solo una delle molte questioni che il governo dovrà affrontare in settembre, in quello che si preannuncia essere un autunno difficilissimo per l’industria italiana. Il primo settembre al ministero delle Imprese (…) e del Made in Italy si parlerà di Acciaierie Valbruna, vertenza che sembra essere avviata a una soluzione positiva, ma già il giorno dopo si dovrà discutere di Brovedani, un’azienda di Modugno i cui lavoratori a inizio mese hanno trovato i cancelli chiusi con catene e lucchetti — chiusi fuori dopo la cancellazione degli ordini da parte dell’unico committente dell’azienda, la Hitachi. Il 3 e il 4 settembre si parlerà di Electrolux, una crisi che il ministero aveva rimandato da luglio, quando si era arrivati allo stallo sull’esubero per più di 1.700 dipendenti. Non finisce qui: il calendario del Mimit resta fittissimo, con incontri per Bekaert Sardegna, Engineering, Carcano Antonio, Kes Italy, Pierburg Pump Technology, Trasnova e Fimer. Il ministero vanta di aver essere riuscito a risolvere diverse crisi — il numero di lavoratori a rischio nell’industria sarebbe passato dall’inizio della legislatura da 70 a 30 mila, anche grazie a 16 intese siglate dall’inizio dell’anno, ma i prossimi mesi saranno un vero e proprio banco di prova per il ministero e per il governo. (Adnkronos)

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