È la Rai

La rimozione di Ranucci da Report sembra ormai solo da confermare, e per la Rai è un periodaccio. Tra le altre notizie: Israele espelle funzionari olandesi che non esistono; il piano “segreto” per inviare armamenti all’Ucraina, e un istituto sionista completamente sintetico

È la Rai
foto: CC BY-SA 4.0 Laky 1970

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, ieri l’amministratore delegato della Rai ha tenuto una riunione con alcuni funzionari dell’azienda decretando sostanzialmente l’allontanamento di Sigfrido Ranucci da Report, colpevole — come tutti sanno — di essere stato vittima di un attentato sotto casa l’anno scorso. Ora l’azienda starebbe semplicemente pensando a come rimuoverlo dalla sua trasmissione senza che ci possano essere ricorsi, garantendogli quindi un posto a parità di stipendio. Fa notare Repubblica che “l’aspetto più critico riguarda la visibilità mediatica. Perché se la giurisprudenza tende a considerare legittimo lo spostamento ad altro ruolo, la privazione della conduzione può configurare un demansionamento qualitativo, dal momento che Ranucci è anche uno storico volto televisivo. La presenza in video è parte della sua professionalità. Proprio quella che la tv pubblica si appresta a sottrargli.” Sarà interessante anche vedere cosa succederà dopo: se la squadra di redazione riuscirà a conservare l’identità del programma, o se il governo e la dirigenza aziendale riusciranno a mettere una qualche testa di legno alla sua direzione, che riesca a silenziarlo completamente. (Corriere della Sera, dietro paywall / la Repubblica, dietro paywall)

Sono giornate importanti per la neutralizzazione della Rai e, in generale, per lo spirito critico degli spettatori italiani: a quanto pare l’azienda sostituirà Rai Scuola con Italiana, una nuova rete che non manderà più in onda materiali utili per la didattica ma un ciclo continuo di “persone, paesaggi, tradizioni e trasformazioni, con focus su luoghi/borghi, artigianato e impresa, made in Italy, natura/ambiente, enogastronomia, turismo del patrimonio, eventi/folklore, innovazione e sostenibilità, musica/cultura popolare” — insomma, una via di mezzo tra Linea Verde e il massimo del fasciofood possibile. Irene Manzi, responsabile scuola del Pd, ha detto che “Rai Scuola è stata uno strumento di arricchimento non limitato alla comunità scolastica. Ora andrà in onda la TV del Made in Italy. La dirigenza Rai con questo modello sta impoverendo il servizio pubblico. Lo share non può essere l’unico strumento di giudizio.” I contenuti di Rai Scuola saranno disponibili comunque online. (il Fatto quotidiano, dietro paywall)

Insomma, la priorità in Rai non sembra essere erogare un servizio pubblico propedeutico all’informazione e allo spirito critico — ma anche i programmi generalisti non sembrano andare benissimo: molti spettatori si sono lamentati del fatto che lunedì sera su Rai2 è stato incredibilmente tagliato il finale de Il codice Da Vinci, proprio poco prima del momento in cui il mistero finale veniva risolto, per mandare in onda della pubblicità. L’azienda si è scusata dicendo che “la messa in onda di un film o di un programma registrato è sottoposta ad una serie di lavorazioni complesse, affidate anche ad alcune sequenze alfanumeriche” — alfanumeriche? — “Tutto questo per quarantamila ore di cinema l’anno trasmesse da Rai. Ma l’errore umano o delle macchine che noi dovremmo governare non può e non deve ricadere sul nostro pubblico.” (il Post)