Lo stallo impossibile

Sei mesi dopo l’aggressione dell’Iran gli Stati Uniti hanno finito le armi, e la Marina anche i soldi. Tra le altre notizie: il primo dibattito tra i candidati alla presidenza in Francia, cosa succede ora a Autistici/Inventati, e la prima anteprima di GTA VI

Lo stallo impossibile
foto: dominio pubblico, CENTCOM

Sei mesi dopo l’inizio dell’aggressione dell’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, la guerra si è arenata in uno stallo costosissimo, da cui sembra impossibile uscire. Il governo iraniano non sembra essere particolarmente preoccupato dalle minacce statunitensi di assedio economico, forte della certezza che Washington non andrà fino in fondo, e che le minacce di Trump di colpire con sanzioni secondarie i paesi che sostengono l’economia iraniana — su tutti, Cina e India — non andranno da nessuna parte. L’unica via di uscita, per gli Stati Uniti, è formalizzare la propria sconfitta politica, ma ovviamente si tratta di un passo praticamente impossibile per questa amministrazione. Il segretario del Tesoro statunitense Bessent ha paragonato le sanzioni statunitensi a un “D-Day,” ma parlando con Reuters l’ex diplomatico statunitense Aaron David Miller arriva a commentare: “Più che un D-Day, a me questo sembra un Desperation Day.” Gli analisti sono concordi: il governo iraniano non potrebbe essere più lontano al collasso, e finora il logoramento è sentito molto di più negli Stati Uniti — e nel resto del mondo — che in Iran. (Reuters / Al Jazeera)

La sconfitta degli Stati Uniti è ormai così palese che ogni settimana nuovi retroscena documentano quanto sia grave la situazione: documenti ottenuti dal Guardian rivelano che la Marina statunitense sta avendo gravi problemi di budget. Un documento interno del Pentagono addirittura denuncia che ci siano buchi nei conti usati per pagare gli stipendi del personale, perché il dipartimento della Difesa ha “saccheggiato” i conti per finanziare le operazioni di combattimento. Un funzionario della Marina, informato sulle carenze del bilancio, ha spiegato al quotidiano di Londra che Washington sta cercando altri soldi non spesi per integrare gli stipendi d’emergenza, per garantire che le buste paga non scendano. La crisi si estende anche agli alleati statunitensi: un’esclusiva di Associated Press riporta che le scorte di intercettori Patriot in Europa sono “oltre i livelli critici,” con gli alleati NATO scoperti in caso di attacco. La visita dei giorni scorsi del direttore della CIA Ratcliffe a Mosca sarebbe stata proprio per chiedere alla Russia di non attaccare i paesi del Baltico. (the Guardian / Associated Press / POLITICO)

È in questo contesto che i funzionari iraniani parlano molto volentieri di riaprire la trattativa, in quella che è indiscutibilmente una posizione di forza. Parlando con il canale tv al–Manar, il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale Mohsen Rezaei ha legato la riapertura completa dello stretto di Hormuz alla fine delle guerre in Libano e a Gaza, al ritiro israeliano dai territori libanesi occupati, allo stop degli attacchi alla Siria. La regione, ha spiegato, è diventata una “catena interconnessa,” e solo uno stop all’aggressione israeliana può portare alla riapertura dello stretto. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, diventato una delle voci più importanti della trattativa, ha sottolineato che la trattativa può ripartire, ma “gli Stati Uniti devono ricostruire fiducia, parlare con rispetto, riconoscere i nostri diritti, e rispettare i propri impegni.” (al–Manar / X)