Il rapporto che accusa le autorità del Marocco per la crisi di Ceuta

Il rapporto documenta il coinvolgimento di gendarmi del Marocco, ma la sua pubblicazione sembra serva quasi solo per attaccare Sánchez. Tra le altre notizie: Katz torna a minacciare la pulizia etnica di Gaza, la crisi della bresaola (sì), e l’isola fantasma del lago Williston

Il rapporto che accusa le autorità del Marocco per la crisi di Ceuta
foto CC BY–SA 2.0 Mario Sánchez Bueno

Un nuovo rapporto del Cenif, il Centro nazionale per l’immigrazione e le frontiere spagnolo, riapre il caso della crisi di Ceuta. Il documento, filtrato ai media, indica senza mezzi termini che non si sia trattato di un fenomeno spontaneo né un’operazione delle organizzazioni criminali locali, ma di un processo pianificato per saturare il controllo della frontiera: le forze di sicurezza marocchine avrebbero mantenuto un atteggiamento di “totale permissività” verso le persone che cercavano di superare il confini, con anzi alcuni gendarmi, alcuni in uniforme, altri in borghese, che avrebbero praticato un ruolo da “guida attiva,” indicando alle persone di attraversare via mare dal molo di el Tarajal — alla fine nel cercare di raggiungere Ceuta a nuoto sono morte più di 150 persone. Il Centro ha acquisito immagini che mostrano uomini che evidentemente impartiscono istruzioni ai migranti e monitorano il loro passaggio. Il rapporto conclude che si è trattata di una “grandissima violazione della sovranità territoriale della Spagna,” ma non identifica con certezza chi abbia ordito l’operazione. (el País / el Español / RTVE)

Secondo il Cenif tra il 24 e il 28 luglio sarebbero iniziate a circolare inviti a una “traversata di massa,” che si sarebbero intensificati il 29 e il 30 luglio: “Hanno aperto le porte,” “Fratelli, scendete, la dogana è aperta,” dicevano alcuni messaggi. Secondo gli investigatori, la diffusione simultanea di questi messaggi su Facebook, WhatsApp, Instagram e TikTok indica che qualcuno stesse seguendo uno “schema prestabilito.” Il Centro parla di tre ondate organizzate, che avevano funzioni prestabilite: prima sono partiti giovani con mute e pinne, per saturare i soccorsi; poi famiglie con donne e bambini, in modo da limitare la violenza della risposta da parte degli agenti; infine un terzo blocco di giovani, di nuovo attrezzati per attraversare il mare. Questo tipo di organizzazione, insieme al numero limitato di persone che sono poi effettivamente rimaste a Ceuta fa pensare che non si sia trattato di un fenomeno di migrazione collettiva. (RTVE / el País)

La stesura del documento e la sua diffusione sono controverse, e sembra evidente che ci sia la volontà di mettere in difficoltà il governo Sánchez. La giudice che ha commissionato il rapporto, María Tardón, che voleva indagare sulla possibile presenza di componenti criminali, aveva ordinato agli investigatori di non informare i propri superiori: nemmeno il ministro dell’Interno Grande–Marlaska era a conoscenza del documento, e ha scoperto della sua esistenza dalle anticipazioni dei media. Il Cenif è controverso già di suo, perché ha come commissario principale David Agorreta, che fu consulente di Eugenio Pino, famigerato commissario della polizia spagnola, considerato artefice della “brigata” creata dal Partito popolare per indagare contro gli avversari del governo. (el Diario / el Español / el Diario)

Il governo Sánchez insiste che non esiste “nessuna prova” che Rabat abbia pianificato o coordinato l’ingresso di massa. Il direttore generale della polizia, Francisco Pardo, ha smentito che il rapporto “attribuisca la paternità dell’assalto a un governo, un servizio, o una persona.” A livello formale, è vero: il documento descrive che alcuni gendarmi del Marocco avrebbero guidato le persone che volevano attraversare la frontiera, ma non dimostra che l’ordine sia arrivato dal governo o dalle autorità. La Moncloa accusa alcuni settori della polizia e della magistratura di stare conducendo una nuova offensiva “mediatica e giudiziaria” contro Sánchez. Il governo ha però indicato che reti russe e israeliane avessero effettivamente amplificato la disinformazione che ha portato tante persone a recarsi alla frontiera. A sospettare delle autorità del Marocco però non c’è solo la destra: Sumar attribuisce al paese una responsabilità “per azione o per omissione,” e la Sinistra Unita chiede le dimissioni di Pardo, se effettivamente la polizia ha agito contro il governo, e di Marlaska, se il ministero era a conoscenza il rapporto. Podemos vuole il licenziamento del ministro e la rottura delle relazioni con Rabat. (el Diario)